Formazione professionale, proclamato lo stato di agitazione
Nel mirino la proposta di rinnovo del Ccnl senza aumenti salariali.
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I punti chiave
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Lo scorso 27 maggio si è concluso con esito negativo l’incontro tra le organizzazioni sindacali FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS confsal e le associazioni datoriali FORMA e CENFOP per il rinnovo del secondo biennio economico del CCNL della Formazione Professionale. È stato così proclamato lo stato di agitazione di tutto il personale del settore.
L’azione sindacale
L’azione, spiega la nota sindacale, si è resa necessaria a fronte dell’indisponibilità di FORMA e CENFOP ad accogliere la richiesta di un aumento del salario tabellare pari all’8%, adducendo come giustificazioni incertezze legate alle programmazioni regionali, al Programma GOL e ai tagli generalizzati di risorse al settore. La controproposta delle associazioni datoriali, però, non prevede nessun aumento delle retribuzioni e si limita alla sola corresponsione di quote di welfare aziendale per un totale di 600 euro, ripartiti in due quote annuali da 300 euro.
Il nodo dei finanziamenti
«Siamo consapevoli - dicono ancora i sindacati - che l’origine della crisi contrattuale sia da ricercarsi negli esigui stanziamenti da parte dello Stato e delle Regioni e nella Riforma del Titolo V che, con la regionalizzazione del sistema, ha comportato un disimpegno progressivo dei Ministeri competenti (Lavoro e Politiche Sociali e Istruzione e Merito), senza che le Regioni assumessero pienamente e con responsabilità il ruolo di organizzazione, gestione e promozione della formazione continua degli adulti e dell’Istruzione e Formazione Professionale, parte del percorso scolastico obbligatorio. Ciononostante, come organizzazioni sindacali, riteniamo che un reale rinnovo contrattuale non possa prescindere da un intervento strutturale sui salari».
No al sacrificio economico per i lavoratori
Le sigle proseguono: «Gli strumenti di welfare, pur apprezzabili come elementi integrativi, non possono sostituire l’adeguamento delle retribuzioni, che è il solo in grado di contrastare in modo permanente la perdita del potere d’acquisto, garantire gli effetti riflessi sul piano previdenziale, valorizzare i professionisti della formazione e restituire dignità e attrattività al settore. È inaccettabile che il definanziamento strutturale della Formazione Professionale venga compensato attraverso il blocco salariale e il sacrificio economico delle lavoratrici e dei lavoratori, la cui professionalità garantisce quotidianamente la tenuta e la qualità dell’intero sistema».
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