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Percorsi di formazione professionalizzante e di lavoro per favorire il reinserimento sociale dei detenuti, anche con la speranza di trovare nuove risorse per le aziende sempre alla ricerca di manodopera e di ridurre il rischio di recidiva. È l’obiettivo del protocollo di intesa firmato da Confindustria Veneto Est e dalla Casa di reclusione di Padova, che vede coinvolte anche l’agenzia per il lavoro Umana e la società di formazione di Confindustria Veneto Est, Fòrema. Prevede anzitutto l’avvio, entro la primavera, di un primo percorso di formazione, orientamento e inserimento al lavoro presso aziende delle province di Venezia, Padova, Rovigo e Treviso. Il corso, di 80-100 ore strutturate in una parte teorica e una pratica, è incentrato su alcuni tra i profili tecnici più richiesti ma anche più difficili da trovare: saldatori, operatori macchine a controllo numerico computerizzato, operatori meccanici, magazzinieri e carrellisti. A potervi accedere saranno tra 12 e 15 detenuti ammessi ad attività di formazione e lavoro all’esterno dell’istituto o quasi giunti al termine della pena. Oltre alla formazione vera e propria, il percorso comprende anche azioni di reinserimento sociale e relazionale attraverso dei colloqui individuali tra i partecipanti al corso e le aziende coinvolte. Se interessate, queste potranno usufruire delle agevolazioni previste per l’assunzione di persone provenienti dalla detenzione, a cominciare dagli sgravi fiscali. Il direttore generale di Fòrema, Matteo Sinigaglia, sottolinea anche l’importanza della formazione del personale delle aziende coinvolte «per garantire un’accoglienza inclusiva e preparata, creando così un ambiente di lavoro che promuova la reintegrazione e la crescita per tutti». La presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, definisce l’iniziativa «un impegno coerente con i valori del fare impresa, affinché il lavoro diventi, soprattutto per i detenuti, occasione di riscatto e di effettiva reintegrazione nella società». E Giuseppe Venier, ad di Umana, assicura: «Abbiamo già avviato con successo iniziative simili e crediamo fermamente che, attraverso il lavoro, sia possibile trasformare un percorso di detenzione in un’opportunità di crescita».


