Formazione decisiva per stare al passo con le norme Ue
Per Ip e Life science primo bilancio positivo a un anno dal brevetto unico europeo
di Marta Casadei
3' di lettura
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È passato quasi un anno dall’introduzione, il 1°giugno 2023, del sistema del brevetto unitario. Una rivoluzione che ha avuto un impatto inevitabile sui professionisti che si occupano di proprietà intellettuale. Non l’unica rivoluzione: la normativa europea sull’intelligenza artificiale, infatti, è già all’attenzione degli studi. «Il Tribunale Unificato dei Brevetti, il TUB, ed i nuovi brevetti europei ad effetto unitario stanno avendo più successo di quanto avessimo previsto - spiega Maria Balestriero, of counsel di Portolano Cavallo -; ad oggi (al momento dell’intervista, nda) sono state depositate 26.185 domande di brevetto unitario, 2.560 solo nel mese di aprile 2024. Sono emersi i vantaggi di avere una tutela unitaria, con un’ unica procedura in tutti i Paesi membri dell’Accordo, con conseguenti costi inferiori. Va considerato che i brevetti ad effetto unitario saranno sottoposti alla giurisdizione del TUB e il contenzioso davanti a questa Corte internazionale acquisterà sempre maggiore rilevanza: chiunque ha a che fare con le tecnologie, sia chi brevetta sia chi utilizza una nuova tecnologia, dovrà avere un’attenzione particolare alla gestione proprietà intellettuale e alla relativa strategia, potendosi trovare coinvolto in cause che non saranno limitate solo al territorio nazionale ».
Un’altra sfida è rappresentata dalle normative europee in arrivo: : «L’AI Act, la più urgente, ma anche il Pharma package che potrebbe essere la riforma più significativa del settore pharma negli ultimi 20 anni». Regolamentazioni che impongono in primis un focus sulla formazione: «I clienti hanno fame di informazioni e noi abbiamo costituito internamente team dedicati alle diverse novità normative, collaborando anche con centri di ricerca e Università, per poter fornire ai nostri clienti una assistenza completa su tali novità, anche e in primo luogo nella formazione ».
Tornando ai brevetti unitari, circa il 12% riguarda la tecnologia medica - «di questi il 3,7% proprio il farmaceutico», dice Balestriero - a conferma che gli intrecci tra Ip e Life science sono sempre maggiori, come conferma Silvia Stefanelli, fondatrice e co-titolare dello studio legale Stefanelli&Stefanelli:«La pandemia si è rivelata un amplificatore di sensibilità in tema di dati sanitari sia per i cittadini sia per le aziende. La digitalizzazione della sanità si porta dietro una produzione di una grande quantità di dati con, da un lato, il tema della protezione del paziente e, dall’altro, quella di come usarli al meglio per rendere più efficiente il sistema sanitario nazionale o per conoscere meglio il mercato e sviluppare tecnologie nuove». Stefanelli conferma come gli studi si debbano destreggiare in uno scenario legislativo europeo in rapida evoluzione e, insieme in un contesto globale frammentato a livello normativo: «L’Europa ha voluto essere un volàno su questi temi con normative a 360 gradi tra cui Ai Act, Digital service act e la strategia Health data space».
È d’accordo Luigi Fontanesi, partner dello studio Greenberg Traurig Santa Maria: «La continua e rapida evoluzione delle normative europee ci impone un aggiornamento costante per assistere al meglio i clienti. Nel nostro studio incentiviamo una proficua collaborazione tra team specializzati in discipline diverse per offrire una consulenza di alto livello a trecentosessanta gradi. Ritengo, tuttavia, che un bravo avvocato debba comunque avere un’ampia visione multidisciplinare e strategica per comprendere e prevenire le problematiche del cliente». Secondo Fontanesi tra le sfide che i settori della proprietà intellettuale e del Life Science dovranno affrontare sussistono sicuramente quella imposta dall’intelligenza artificiale e quella legata alla sostenibilità: «La transizione ecologica è una sfida decisiva. Sul fronte del Life science, per esempio, potrebbe comportare l’adozione di strategie di business più efficienti attraverso attività di ricerca, sviluppo e produzione che contribuiscano al benessere dell’ambiente e della società nel loro insieme».
Pier Luigi Roncaglia, managing partner dello studio Spheriens, sottolinea la centralità della sfida che l’intelligenza artificiale rappresenta per la proprietà intellettuale nel suo complesso: «È una tecnologia game changer e avrà un impatto significativo. Si sta dibattendo su chi detiene il diritto d’autore dell’opera creata dalla Ia, con ogni probabilità identificabile nel “promptatore”, colui che dà l’input, ma anche su quale sia il sistema con cui vengono istruite le macchine». Anche Roncaglia conferma l’importanza della formazione: «La proprietà intellettuale ha spesso a che fare con tecnologie che sembrano dirompenti, come all’epoca fu il metaverso, per noi essere aggiornati è essenziale».

