Nel 2020 per fortuna la pandemia è esplosa a marzo, quando avevamo già presentato la collezione. Quando quella fase è passata, abbiamo fatto di necessità virtù e coltivato i rapporti con i clienti. La scorsa estate la nostra rete commerciale ha ripreso e mi auguro che quanto prima si possa ricominciare. In America è già così, noi siamo influenzati dalla situazione italiana che in questo momento è critica. Saremo pronti per le riaperture, dall'Inghilterra alla Germania.Il 2020 è alle spalle.
Quale è stata la perdita di fatturato (e/o di redditività)?
Il dato di chiusura dei ricavi è superiore alle aspettative, peraltro molto prudenti; la flessione del 25,7% rispetto al 2019, e in particolare dell'11% se compariamo il dato relativo ai soli Paesi con significativo impatto turistico, è un risultato che ci conforta rispetto alla rilevanza che il brand ha per i nostri concessionari e come prima scelta per le nostre clienti. L'attenta gestione dei costi nelle fasi di lockdown e le vendite, realizzate con le marginalità precedenti all'emergenza sanitaria, hanno consentito di mantenere un adeguato livello di profitto e la distribuzione di dividendi nel corso del mese di dicembre 2020. La gestione finanziaria, che non ha subito impatti significativi in seguito ai periodi di chiusura, ha consentito di procedere con gli investimenti programmati.
E quali conseguenze sul fronte dell'export, sia in termini quantitativi sia dei cambiamenti tra mercati esteri?
Il nostro export si attesta sull'80 per cento. La flessione, come detto, ha colpito i mercati dove è mancato il turismo, come le isole spagnole, le città d'arte, i Caraibi, ma altri Paesi sono invece cresciuti con una riduzione delle perdite totali.