Fontanafredda, nella cascina La Rosa alloggi per l’affitto breve
L’ospitalità oggi vale 6,5 milioni di ricavi, mentre 1 milione arriva dalla bottega che vende vini
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Si aggiunge un altro tassello al progetto di rinnovamento focalizzato su vini e ospitalità che Fontanafredda ha avviato nel 2008, quando gli imprenditori Oscar Farinetti e Luca Baffigo acquisirono la tenuta piemontese – nata nel 1858 dalla storia d’amore tra il re Vittorio Emanuele II e la “bella Rosina”, figlia del tamburo maggiore dell’esercito sabaudo - dalla Banca Monte dei Paschi di Siena, che l’aveva posseduta per 76 anni. La strategia seguita dalla nuova proprietà è stata quella di diversificare.
Innanzitutto i vini: «Produciamo sempre sette milioni di bottiglie, come quando acquisimmo la tenuta – spiega Andrea Farinetti, figlio di Oscar che gestisce la proprietà – ma da allora è cambiato completamente il mix: all’epoca del Monte dei Paschi si producevano cinque milioni di bottiglie di Asti Spumante e due milioni di vini; oggi le bottiglie di Asti sono diventate 1 milione, mentre 6 milioni sono vini, tra cui 1 milione di bottiglie di Barolo: siamo il più grosso produttore privato, senza contare gli imbottigliatori». Un produttore che però non fa tutto da solo, perché può contare su 280 agricoltori-conferitori di uve, secondo una formula che altrove è utilizzata nelle cantine cooperative.
Gli investimenti di Fontanafredda in vigneti sono destinati a proseguire: «Siamo i più grandi produttori di Alta Langa e ci possiamo sviluppare ancora in altezza», spiega Farinetti aggiungendo che l’obiettivo è segmentare verso l’alto di gamma. Per questo l’azienda ha ripreso a vinificare separatamente tutte le varietà di uve, valorizzando i cru e gli otto territori nei quali è presente, a partire da Serralunga d’Alba dove ha sede e dove in settembre organizza il ’Serralunga day’, giornata che celebra il Barolo prodotto nel Comune.
Accanto ai vini, fin dal suo arrivo Farinetti ha puntato anche su ristorazione e ospitalità. Sul primo fronte ha affidato le redini della cucina ai fratelli Alciati, che gestiscono Guidoristorante, una stella Michelin all’interno della Villa Reale, oltre al bistrot e al Garden per eventi in riva al laghetto. Per dar corpo all’ospitalità ha realizzato un boutique hotel con spa e piscine, un altro albergo e una foresteria, per un totale di 35 camere. L’ospitalità oggi vale 6,5 milioni di ricavi, mentre 1 milione arriva dalla bottega che vende vini. Nel 2024 il fatturato di Fontanafredda è stato di 72 milioni di euro (+3,5%), per il 55% all’export; quest’anno Farinetti prevede di «crescere ancora». In attesa di partire col nuovo progetto di completamento dell’offerta turistico-ricettiva: dopo aver coperto il segmento alto e quello medio, ora è il momento degli alloggi destinati all’affitto breve. «Nella cascina La Rosa, che era dei mezzadri, ricaveremo otto appartamenti: siamo un’azienda democratica e, così come facciamo vini da 10 euro, allo stesso modo vogliamo offrire un prodotto accessibile nell’ospitalità, una sorta di Airbnb», dice Andrea Farinetti. Continuano così gli investimenti, dopo che nell’ultimo triennio Fontanafredda - che ha appena pubblicato il quinto bilancio di sostenibilità contenente i progressi su welfare, ambiente, packaging - ha messo nella tenuta 12 milioni di euro, che salgono a 30 milioni dall’acquisizione. I dazi Usa non fanno paura a Farinetti: «C’è un inizio di contraccolpo che fa riflettere sulla diversificazione dei mercati». Per aggirare l’ostacolo Fontanafredda sta cominciando a lavorare con le compagnie delle crociere e le compagnie aeree: sull’acqua e in aria i dazi non si applicano.


