Petrolio, la Nigeria si affida alla Cina per il rilancio delle sue raffinerie
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
di Dino Pesole
4' di lettura
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Ideato nel 2012 per far fronte a crisi finanziarie di singoli paesi, e messo in moto finora solo in alcuni casi (Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda e Cipro), il cosiddetto Fondo salva-Stati, in sostanza quella sorta di paracadute europeo finanziato dagli Stati membri che ora conta su un potenziale volume di fuoco di 410 miliardi, è da diversi mesi sul tavolo delle discussioni in sede europea. E ha animato in Italia un acceso dibattito dalla fine dello scorso anno in merito alla sua per ora ancora ipotetica riforma.
La ricerca di un compromesso
L’interrogativo che è opportuno porsi è se si possa ricorrere al Mes sotto la forma di un sostegno diretto a tutti gli Stati europei alle prese con le gravi conseguenze sanitarie, economiche e sociali dell’epidemia da coronavirus. Finora il confronto sui Covid-bond si è arenato a causa dell’opposizione (peraltro meno tetragona rispetto alle posizioni di partenza), dei paesi del nord Europa, Germania e Olanda in testa. All’Eurogruppo il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ribadirà tra breve la persistente opposizione del governo italiano all’utilizzo “tradizionale” del Mes. È possibile un compromesso?
Il nodo delle condizionalità
Il dibattito ruota attorno alle cosiddette condizionalità, vale a dire alle garanzie esplicite previste nel dispositivo originario in tema di piani di rientro dal debito e riforme strutturali, chieste ai paesi che ne facciano richiesta. In realtà, come accaduto per il Patto di stabilità (sostanzialmente sospeso per tutto il 2020), per la disciplina relativa gli aiuti di Stato (ora rivista per far posto all’intervento diretto degli Stati a sostegno di settori economici in grave sofferenza, e per i fondi strutturali (con il venir meno del cofinanziamento nazionale), i margini per attivare in via straordinaria anche i fondi del Mes vi sarebbero.
Serve un accordo dei Capi di Stato e di Governo
Vediamo come. Nel testo approvato dall’Eurogruppo nel giugno 2019 al Mes viene attribuita una nuova funzione di garanzia (il cosiddetto backstop) al fondo di risoluzione unica delle banche previsto dall’unione bancaria. La “condizionalità” resta incardinata nel raggio di azione del Mes, cui viene assegnato il compito di esprimersi in merito alla sostenibilità dei debiti pubblici dei paesi dell’eurozona. La strada per attivare le risorse del Mes dovrebbe dunque passare da un accordo politico in sede di summit dei Capi di Stato e di Governo, in cui si sancisca che nel caso della grave crisi economica provocata dalla pandemia, il Fondo salva- Stati debba operare non per sostenere un singolo paese europeo ma debba applicarsi erga omnes. Tutte le condizionalità tuttora presenti nel dispositivo originario dovrebbero essere sospese, per lasciare in piedi l’unica (e ovvia) indicazione che le risorse che dovessero affluire via Mes (per l'Italia attorno ai 32 miliardi) siano vincolati a un’unica condizione: che i singoli Stati le convoglino interamente a far fronte agli effetti economici della crisi.
Interpretazione flessibile
Un’opzione possibile? Come mostrano le decisioni assunte sul Patto di stabilità, sugli aiuti di Stato e sui fondi strutturali ogni interpretazione in chiave di maggiore flessibilità dei pilastri finanziari eretti a protezione della stabilità finanziaria dell’Unione è non solo lecita ma obbligata. La natura eccezionale e straordinaria della crisi in atto pare una motivazione più che sufficiente per superare vecchie e nuove resistenze.