Fondi pensione, nel decennio comparto azionario con rendimenti medi annui del 5% rispetto al 2,5% del Tfr
La relazione annuale Covip: crescono contributi, iscritti e risorse ma resta il gender gap e il basso tasso di partecipazione nel Mezzogiorno
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I punti chiave
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Un sistema solido che cresce, per numero di iscritti, entità di contributi e risorse. Ma restano gli squilibri nel livello di partecipazione: il tasso di partecipazione delle donne è di circa sette punti percentuali inferiore a quello degli uomini, la percentuale degli iscritti al di sotto dei 35 anni è del 20,8 per cento.
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E’ la fotografia scattata dal presidente della Covip (la Commissione di vigilanza sui fondi pensione) Mario Pepe nella relazione annuale sulla previdenza complementare. Fotografia che mette in evidenza su un periodo di osservazione decennale (da fine 2015 a fine 2025), come i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano, per tutte le tipologie di forme pensionistiche intorno al 5%, superiori al rendimento medio delle altre linee di investimento e anche al tasso di rivalutazione del TFR (pari al 2,5% medio annuo nel decennio).
Fondi pensione: l’offerta
Alla fine del 2025, le forme pensionistiche operanti in Italia sono 273: 33 fondi negoziali, 38 fondi aperti, 71 piani individuali pensionistici (PIP) e 131 fondi pensione preesistenti. Per effetto del consolidamento del settore il numero delle forme è in calo da oltre vent’anni; infatti, rispetto al 1999, si è più che dimezzato, soprattutto per la riduzione dei fondi preesistenti, scesi da 618 a 131 unità. È aumentata la dimensione media dei fondi, rafforzando la capacità di risposta alle sfide richieste da scenari sempre più complessi.
Gli iscritti e loro caratteristiche sociodemografiche
A fine 2025, gli iscritti alla previdenza complementare sono quasi 10,5 milioni (+4,8% rispetto al 2024); in percentuale delle forze di lavoro, gli iscritti sono pari al 39,9%. I fondi negoziali e i fondi aperti registrano tassi di crescita superiori alla media. I fondi negoziali contano 4,4 milioni di iscritti (+6,1% rispetto al 2024); gli iscritti ai fondi aperti sono 2,2 milioni (+8,7%). I PIP “nuovi” contano 3,8 milioni di iscritti (+2,9%) mentre i fondi pensione preesistenti registrano 666.000 aderenti. Permangono squilibri nel livello di partecipazione alla previdenza complementare: si conferma infatti la presenza di un gender gap. Gli uomini rappresentano il 61,2% degli iscritti alla previdenza complementare, mentre le donne formano il restante 38,8%.
In base all’età, gli iscritti risultano concentrati nelle classi intermedie e più prossime al pensionamento. Il peso della componente più giovane (al di sotto dei 35 anni) è tuttavia salita dal 17,5% del 2020 al 20,8% del 2025.









