Relazione Covip 2024

Fondi pensione, aumentano adesioni e rendimenti. Under 35 il 19,9% degli iscritti

Risorse a quota a 243,4 miliardi (+8,5%), che lievitano a 368,1 miliardi con le Casse di previdenza. Risultati positivi anche del 12,9% nei comparti azionari. «Gender gap» marcato. Basse, anche se in rialzo, le adesioni di giovani e regioni del Sud. All’economia italiana il 19,3% degli investimenti. La Covip suggerisce un bonus previdenziale alla nascita e l’adozione di un modello «life cycle»

di Marco Rogari

Retirement saving and pension planning

6' di lettura

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Una crescita dei redimenti nei comparti azionari, in media, anche del 10,4% per fondi negoziali e fondi aperti e del 12,9% per i Pip, i Piani individuali pensionistici. Una lievitazione delle risorse dell’8,5% andando a toccare i 243,4 miliardi, che salgono ulteriormente a 368,1 miliardi considerando anche quelle della Casse di previdenza (124,7 miliardi). E un aumento del 4% degli iscritti, arrivati a quota 9,95 milioni, anche se con un “gender gap” ancora marcato, con le donne che non superano il 38,4%, e una presenza giovanile sempre limitata seppure più intensa rispetto a al periodo “pre covid”: il 19,9% di under 35 contro il 17,6% del 2019. È un risultato complessivamente positivo quello ottenuto dalla previdenza complementare nel 2024 e fotografato dall’ultima relazione annuale della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, che è stata illustrata alla Camera dal presidente dell’Authority, Mario Pepe. Che ha anche fatto notare come, ad esempio, la partecipazione alle forme integrative sia ancora «caratterizzata da un netto dualismo»: una prevalenza di adesioni «di lavoratori “forti”, occupati nelle regioni settentrionali o centrali, di genere maschile e di età matura», mentre «resta difficoltoso l’ingresso delle fasce più deboli di lavoratori, più giovani, di genere femminile e residenti nelle aree meridionali». E non sono mancati suggerimenti e indicazioni della Covip per imboccare la strada che porti al rilancio della previdenza integrativa. A partire da “un’ampia ed efficace campagna di informazione” e da un bonus previdenziale “di ingresso alla nascita di un figlio”, anticipato dallo stesso Pepe sulle colonne del Sole 24 Ore. Ma non solo. Secondo la Covip, «un approccio più efficace potrebbe essere l’adozione di un modello “life cycle”».

In Italia 291 forme previdenziali integrative

Dalla relazione annuale sull’attività della Covip nel 2024 emerge che alla fine dello scorso anno le forme pensionistiche integrative operanti in Italia sono 291: 33 fondi negoziali, 38 fondi aperti, 69 piani individuali pensionistici (Pip) e 151 fondi pensione preesistenti. L’Authority sostiene che «il sistema della previdenza complementare continua a consolidarsi: la dimensione media dei fondi aumenta oltre la crescita generata dall’afflusso di iscritti e contributi».

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Quasi 10 milioni di iscritti, aderisce ai fondi pensione il 38,3% della forza lavoro

A fine 2024 gli iscritti alla previdenza complementare sfiorano i 10 milioni: +4% sul 2023 e in percentuale delle forze di lavoro risultano pari al 38,3%. Nel report si fa notare che i fondi negoziali e i fondi aperti registrano tassi di crescita superiori alla media, rispettivamente con 4,1 milioni (+5,5% sul 2023) e oltre 2 milioni (+7%) di iscritti. Collegati ai Pip “nuovi” ci sono 3,7 milioni di aderenti (+2,5%), mentre i fondi pensione preesistenti registrano 661mila iscritti.

Tra gli iscritti il 19,9% è «under 35». Nel Sud il «feeling» resta basso

La Covip osserva che, in base all’età, gli iscritti risultano concentrati nelle classi intermedie e più prossime al pensionamento. Gli aderenti “under 35” sono comunque saliti a quota 19,9% contro il 17,9% del 2019, nella fase pre-covid. Nella relazione di afferma che rispetto alle forze di lavoro, la partecipazione alla previdenza complementare cresce all’aumentare dell’età; tra i 15 e i 34 anni è più bassa della media generale, 29,9%, ma comunque in crescita di 8,4 punti percentuali rispetto a cinque anni prima. A livello geografico il tasso di partecipazione supera la media nazionale nelle regioni settentrionali, dove si concentrano il 57,2% di aderenti. Valori più bassi e decisamente inferiori alla media si registrano in gran parte delle regioni del Sud.

Il «gender gap» resta marcato: solo il 38,4% degli iscritti è rappresentato da donne

Tra le considerazioni dell’Authority c’è quella che si conferma la presenza di un “gender gap”: gli uomini rappresentano il 61,6% degli iscritti alla previdenza complementare, mentre le donne formano il restante 38,4%. Il “gender gap” emerge anche guardando all’importo della contribuzione versata: i contributi medi degli uomini superano di circa un quinto quelli delle donne (3.080 contro 2.590 euro) e il divario tende ad allargarsi al crescere dell’età.

Le risorse della previdenza integrativa a quota 243,4 miliardi

Alla fine del 2024 le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 243,4 miliardi di euro (+8,5% rispetto all’anno precedente). Un risultato dovuto, si legge nella relazione, soprattutto per la dinamica positiva dei mercati finanziari. Le risorse accumulate sono pari all’11,1 % del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.

L’andamento di contributi e prestazioni

I contributi incassati nell’anno ammontano a 20,5 miliardi, con un incremento del 7% sul 2023, e risultano in crescita in tutte le forme pensionistiche complementari: nei fondi negoziali sono stati raccolti 7,1 miliardi (+9%); nei fondi aperti 3,3 miliardi (+6,8%), nei Pip “nuovi” 5,3 miliardi (+4,7%); nei fondi preesistenti sono confluiti 4,6 miliardi (+7,4%). Gli iscritti versanti nel 2024, esclusi i Pip “vecchi”, sono 7 milioni, il 72,3% del totale. La contribuzione è di 2.890 euro ed è più alta per i lavoratori dipendenti (2.990 euro), che possono beneficiare anche dei flussi di Tfr, rispetto ai lavoratori autonomi (2.720 euro). Gli iscritti non versanti sono circa 2,7 milioni e sono più frequentemente presenti nelle forme di mercato e tra i lavoratori autonomi. La Covip osserva poi che nel 2024 le uscite per la gestione previdenziale ammontano complessivamente a 13,2 miliardi. Le prestazioni pensionistiche sono state erogate in capitale per 5,2 miliardi e in rendita per 361 milioni. I riscatti sono stati pari a 2,1 miliardi e le anticipazioni a 2,7 miliardi. Sempre nel 2024 sono stati pagati circa 2,4 miliardi di rendite integrative temporanee anticipate (Rita).

Rendimenti in crescita: nell’arco di 10 anni superiori alla rivalutazione del Tfr

L’Authority sottolinea che i rendimenti, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati positivi per tutte le tipologie di comparto delle forme pensionistiche complementari, con risultati particolarmente favorevoli per le linee di investimento a maggiore contenuto azionario. I comparti azionari hanno infatti realizzato le performance più elevate, con rendimenti medi pari al 10,4% nei fondi negoziali e nei fondi aperti e al 12,9% nei Pip. Anche le linee bilanciate hanno ottenuto risultati positivi, con rendimenti medi del 6,4% nei fondi negoziali, del 6,6% nei fondi aperti e del 7% nei Pip. La Covip aggiunge che performance più contenute, ma comunque positive, sono state rilevate per le linee obbligazionarie. E fa notare che su un periodo di osservazione decennale (dal 2015 a fine 2024), i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano, per tutte le tipologie di forme pensionistiche, tra il 4,4 e il 4,7%, risultando superiori al rendimento medio delle altre linee di investimento e anche al tasso di rivalutazione del Tfr (pari al 2,4% medio annuo nel decennio). Ma le linee azionarie continuano a essere scelte da una quota ancora minoritaria di iscritti: l’11,7% del totale.

In direzione dell’economia italiana il 19,3% degli investimenti dei fondi

Il report mette in evidenza come gli investimenti dei fondi pensione (escluse le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi pensione interni a enti e società) siano prevalentemente “allocati”, per il 55,5% del totale, in obbligazioni governative (il 14,2% sono titoli del debito pubblico italiano) e altri titoli di debito. Gli investimenti dei fondi pensione nell’economia italiana (titoli di Stato, titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) ammontano a 40,1 miliardi, pari al 19,3% del totale. Gli impieghi in titoli di debito e di capitale di imprese domestiche, pari rispettivamente a 3 e 2 miliardi di euro, rimangono stabili rispetto al 2023 (2,4% delle attività), gli investimenti domestici detenuti attraverso quote di Oicvm si attestano a 2 miliardi. La Covip fa notare che, nonostante la marcata diversificazione internazionale che caratterizza le politiche di investimento delle forme pensionistiche, il settore mostra una crescente attenzione alle opportunità di impiego offerte dal sistema Paese.

Casse di previdenza: attività per 124,7 miliardi

Non manca nel report il riferimento, come sempre, alle Casse di previdenza. In particolare si afferma che a fine 2024, le attività complessivamente detenute dalle Casse di previdenza ammontano, a valori di mercato, a 124,7 miliardi, contro i 114 miliardi dell’anno precedente: «a determinare la variazione ha contribuito soprattutto l’andamento positivo dei mercati finanziari e in particolare di quelli azionari».

La proposta Covip per rilanciare l’integrativa: bonus nascita, campagna informativa e modello «life cycle»

Dalla Covip arrivano anche alcuni indicazioni e possibili opzioni per favorire il rilancio della previdenza complementare. «In primo luogo è importante la previsione di un’ampia ed efficace campagna di informazione», ha affermato il presidente Pepe. Che ha aggiunto: «vanno visti positivamente anche meccanismi che rendano più automatica la partecipazione, come il silenzio-assenso (attualmente operante solo in caso di prima assunzione) o l’iscrizione automatica con possibilità di ripensamento». Secondo l’Authority, andrebbe però ripensata la linea di “default”, cioè quella verso la quale sono indirizzati i soggetti silenti, e che attualmente è una linea garantita, a favore di soluzioni più adeguate alle diverse esigenze e caratteristiche di ciascuno. Un approccio più efficace, sempre per la Covip, potrebbe essere l’adozione di un modello “life cycle”, che assegna dinamicamente l’iscritto, tempo per tempo, a comparti con diversi profili di rischio con l’obiettivo di ottimizzare il rapporto rischio-rendimento tenendo conto delle diverse fasi del ciclo di vita. Per l’Authority anche «interventi di natura fiscale potrebbero rappresentare una leva importante per incentivare le adesioni, soprattutto per le fasce di lavoratori meno abbienti, più bisognose di tutela in vecchiaia». E una prima misura potrebbe riguardare «la possibilità di trasformare la deducibilità dei contributi iniziali in un bonus di ingresso nei primi anni di adesione». Un bonus di ingresso alla nascita di un figlio costituirebbe, a parere della Covip, un incentivo all’iscrizione dei minori a forme di previdenza complementare, «ancor più utile se si consentisse l’utilizzo delle somme accumulate anche per sostenere il percorso di studi».

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