Fondi pensione, aumentano adesioni e rendimenti. Under 35 il 19,9% degli iscritti
Risorse a quota a 243,4 miliardi (+8,5%), che lievitano a 368,1 miliardi con le Casse di previdenza. Risultati positivi anche del 12,9% nei comparti azionari. «Gender gap» marcato. Basse, anche se in rialzo, le adesioni di giovani e regioni del Sud. All’economia italiana il 19,3% degli investimenti. La Covip suggerisce un bonus previdenziale alla nascita e l’adozione di un modello «life cycle»
di Marco Rogari
6' di lettura
I punti chiave
- In Italia 291 forme previdenziali integrative
- Quasi 10 milioni di iscritti, aderisce ai fondi pensione il 38,3% della forza lavoro
- Tra gli iscritti il 19,9% è «under 35». Nel Sud il «feeling» resta basso
- Il «gender gap» resta marcato: solo il 38,4% degli iscritti è rappresentato da donne
- Le risorse della previdenza integrativa a quota 243,4 miliardi
- L’andamento di contributi e prestazioni
- Rendimenti in crescita: nell’arco di 10 anni superiori alla rivalutazione del Tfr
- In direzione dell’economia italiana il 19,3% degli investimenti dei fondi
- Casse di previdenza: attività per 124,7 miliardi
- La proposta Covip per rilanciare l’integrativa: bonus nascita, campagna informativa e modello «life cycle»
6' di lettura
Una crescita dei redimenti nei comparti azionari, in media, anche del 10,4% per fondi negoziali e fondi aperti e del 12,9% per i Pip, i Piani individuali pensionistici. Una lievitazione delle risorse dell’8,5% andando a toccare i 243,4 miliardi, che salgono ulteriormente a 368,1 miliardi considerando anche quelle della Casse di previdenza (124,7 miliardi). E un aumento del 4% degli iscritti, arrivati a quota 9,95 milioni, anche se con un “gender gap” ancora marcato, con le donne che non superano il 38,4%, e una presenza giovanile sempre limitata seppure più intensa rispetto a al periodo “pre covid”: il 19,9% di under 35 contro il 17,6% del 2019. È un risultato complessivamente positivo quello ottenuto dalla previdenza complementare nel 2024 e fotografato dall’ultima relazione annuale della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, che è stata illustrata alla Camera dal presidente dell’Authority, Mario Pepe. Che ha anche fatto notare come, ad esempio, la partecipazione alle forme integrative sia ancora «caratterizzata da un netto dualismo»: una prevalenza di adesioni «di lavoratori “forti”, occupati nelle regioni settentrionali o centrali, di genere maschile e di età matura», mentre «resta difficoltoso l’ingresso delle fasce più deboli di lavoratori, più giovani, di genere femminile e residenti nelle aree meridionali». E non sono mancati suggerimenti e indicazioni della Covip per imboccare la strada che porti al rilancio della previdenza integrativa. A partire da “un’ampia ed efficace campagna di informazione” e da un bonus previdenziale “di ingresso alla nascita di un figlio”, anticipato dallo stesso Pepe sulle colonne del Sole 24 Ore. Ma non solo. Secondo la Covip, «un approccio più efficace potrebbe essere l’adozione di un modello “life cycle”».
In Italia 291 forme previdenziali integrative
Dalla relazione annuale sull’attività della Covip nel 2024 emerge che alla fine dello scorso anno le forme pensionistiche integrative operanti in Italia sono 291: 33 fondi negoziali, 38 fondi aperti, 69 piani individuali pensionistici (Pip) e 151 fondi pensione preesistenti. L’Authority sostiene che «il sistema della previdenza complementare continua a consolidarsi: la dimensione media dei fondi aumenta oltre la crescita generata dall’afflusso di iscritti e contributi».
Quasi 10 milioni di iscritti, aderisce ai fondi pensione il 38,3% della forza lavoro
A fine 2024 gli iscritti alla previdenza complementare sfiorano i 10 milioni: +4% sul 2023 e in percentuale delle forze di lavoro risultano pari al 38,3%. Nel report si fa notare che i fondi negoziali e i fondi aperti registrano tassi di crescita superiori alla media, rispettivamente con 4,1 milioni (+5,5% sul 2023) e oltre 2 milioni (+7%) di iscritti. Collegati ai Pip “nuovi” ci sono 3,7 milioni di aderenti (+2,5%), mentre i fondi pensione preesistenti registrano 661mila iscritti.
Tra gli iscritti il 19,9% è «under 35». Nel Sud il «feeling» resta basso
La Covip osserva che, in base all’età, gli iscritti risultano concentrati nelle classi intermedie e più prossime al pensionamento. Gli aderenti “under 35” sono comunque saliti a quota 19,9% contro il 17,9% del 2019, nella fase pre-covid. Nella relazione di afferma che rispetto alle forze di lavoro, la partecipazione alla previdenza complementare cresce all’aumentare dell’età; tra i 15 e i 34 anni è più bassa della media generale, 29,9%, ma comunque in crescita di 8,4 punti percentuali rispetto a cinque anni prima. A livello geografico il tasso di partecipazione supera la media nazionale nelle regioni settentrionali, dove si concentrano il 57,2% di aderenti. Valori più bassi e decisamente inferiori alla media si registrano in gran parte delle regioni del Sud.
Il «gender gap» resta marcato: solo il 38,4% degli iscritti è rappresentato da donne
Tra le considerazioni dell’Authority c’è quella che si conferma la presenza di un “gender gap”: gli uomini rappresentano il 61,6% degli iscritti alla previdenza complementare, mentre le donne formano il restante 38,4%. Il “gender gap” emerge anche guardando all’importo della contribuzione versata: i contributi medi degli uomini superano di circa un quinto quelli delle donne (3.080 contro 2.590 euro) e il divario tende ad allargarsi al crescere dell’età.









