Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
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In Veneto il culto di San Valentino fu associato per secoli alle cure per l’epilessia. Gli storici non sanno che pesci pigliare: qualcuno parla di un martire del 273, altri preferiscono farlo vivere nel VI secolo. La più antica “Valentina” di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca imprigionato nella Torre di Londra, dopo la sconfitta di Agincourt (1415). Si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con queste parole: «Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée» (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina). Oggi s’inviano miliardi di messaggi per San Valentino, anche se il fondatore della festa è avvolto nell’incertezza e il primo a spedirne uno era in galera. Forse andrebbe recuperata la tradizione epilettica, che potrebbe spiegare meglio le follie d’amore del genere umano. Comunque sia, è bene chiedere protezione a Valentino (non dimentichiamoci che anche i santi mai esistiti compiono miracoli) per dotare di beneficio d’inventario le dichiarazioni del 14 febbraio. «Tu mi fosti scelta tra tutte», «Amore, grazie di esistere» e cose simili. Ma perché il genere umano deve recitare queste sceneggiate e non limitarsi a dire che anche la natura vuole il suo sfogo?
(Modesto Michelangelo Scrofeo)