Lato nostro, nel mercato delle torri, il consolidamento è avvenuto ed è stata una scelta lungimirante e intelligente. Ora sta a noi impegnarci per continuare a far di tutto per creare valore agli operatori. Il valore di Inwit continua a crescere, se pensiamo che nei nostri asset contiamo ormai oltre 23.500 torri, circa 200 location indoor con copertura dedicata, oltre 7.800 remote unit per coperture dedicate indoor Das (Distributed Antenna System) e 1.000 chilometri di tunnel stradali e autostradali coperte con nostri apparati. La nostra missione è puntare sulle infrastrutture condivise, è un modello di real estate che sembrerebbe vecchio, ma ha una logica di sharing economy, utilizzando al massimo gli asset e mettendoli in condivisione. Inoltre, dobbiamo garantire un ritorno sul capitale investito che è stato molto alto, dobbiamo migliorare il Roe, ma anche continuare a fornire efficienza in termini vantaggiosi.
Siete aperti a sinergie anche col vostro concorrente, Cellnex?
Ci sono vincoli regolatori, antitrust, e per noi è importante che il mercato resti competitivo. Tuttavia, su situazioni specifiche, ad esempio su alcuni asset critici, siamo aperti a collaborazioni, in alcuni casi è meglio avere un’infrastruttura e non due.Quanto in generale alle sinergie, l’ecosistema digitale è ampio. Un campo molto interessante è quello delle coperture dedicate. Abbiamo, ad esempio, coperto la nuova metropolitana di Milano, la M4, da Linate a San Babila, integralmente in 5G con Tim e Vodafone. Anche nel campo dell’energia il nostro obiettivo è continuare a efficientarne l’uso e avvicinarsi al green. Noi, ad esempio, siamo presenti nel fotovoltaico, è un’area interessante e stiamo studiando come arrivare a una scala maggiore. Nel 2022 abbiamo realizzato 100 impianti fotovoltaici e abbiamo previsto con il nostro piano di Sostenibilità di raddoppiarli nel 2023 e contiamo di accelerare ulteriormente nel 2024.
Nell’ultimo anno avete accresciuto gli investimenti del 60% arrivando a 200 milioni, questo trend proseguirà nel 2023?
Stiamo crescendo a doppia cifra e questo è possibile perché investiamo. L’anno prossimo continueremo a farlo, puntando intorno a 200 milioni di euro e forse anche di più, costruendo nuovi siti, nuove coperture anche indoor. Non puntiamo, quindi, solo sull’outdoor ma anche sul complementare indoor.L’utilizzo della connettività indoor, infatti, non si basa solo sul fisso ma anche sul mobile. Ad esempio, una persona che va in un ufficio della Pa e che deve fare transazioni o prenotare un appuntamento adopera il cellulare; per questo la connettività indoor è importante, il 5G darà maggiore velocità ma fa più fatica a entrare all’interno degli edifici. Per ovviare a tutto ciò stiamo investendo molto, soprattutto con la tecnologia Das, un sistema di antenne distribuite all’interno dell’edificio che si collega con la macro-rete degli operatori. Anche il Bul, il piano strategico banda ultra larga del Governo, ha indirizzato più risorse per queste coperture indoor.