Fmi: una carbon tax per combattere il climate change
Per il Fondo, tassare i combustibili fossili è lo strumento più efficace, se non l’unico, nella lotta al surriscaldamento globale. Ma va accompagnata dalla riduzione di altre tasse e da misure di sostegno per i gruppi sociali più colpiti
di Gianluca Di Donfrancesco
4' di lettura
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Il mondo sta perdendo la sfida del climate change: gli obiettivi fissati dagli Accordi di Parigi sono fuori portata, per recuperare il terreno perso, lo strumento più efficace, se non l’unico, è far pagare le emissioni di anidride carbonica a chi le genera, attraverso una carbon tax. È l’analisi del Fondo monetario internazionale, che al surriscaldamento globale dedica un capitolo del suo Fiscal Monitor 2019.
La carbon tax ipotizzata dal Fondo non deve però essere una semplice tassa in più, ma deve essere frutto di un coordinamento internazionale, equa e orientata alla crescita economica. Un mix non semplicissimo da ottenere. Deve anche essere salata: 75 dollari a tonnellata entro il 2030.
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Il capitolo analitico «Come mitigare il cambiamento climatico» è anche il primo del Fiscal Monitor ed è stato diffuso il 10 ottobre a Washington, dove dal 14 ottobre si terranno gli incontri annuali dell’Fmi e della Banca mondiale. La lotta al surriscaldamento globale è stata al centro dei lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a settembre a New York, aperti proprio dal vertice sul clima, a sua volta dominato dall’intervento shock della giovane attivista svedese Greta Thunberg.
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