Fisco, piano per la manovra: taglio Irpef e sconti per affitti ai giovani
Leo al Forum in Masseria: al lavoro per ridurre dal 10% al 5% l’Iva per le locazioni da costruttore. L’estensione fino a 60mila euro dell’aliquota Irpef al 33% costa tre miliardi: «Risorse con il taglio delle tax expenditures»
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Tasse ridotte per gli affitti della prima casa da parte dei giovani. Allargamento della seconda aliquota Irpef al 33% fino a 60mila euro di reddito, che costa 3 miliardi di euro da trovare attraverso il riordino delle tax expenditures. Niente margini per l’aumento dell’attuale soglia di ricavi o compensi da 85mila a 100mila euro per le partite Iva in flat tax. Avanti con convinzione sulla strada già tracciata nel contrasto all’evasione, dove l’abbinamento Pos registratori di cassa ha prodotto l’emissione di 115 milioni di scontrini in più nei primi cinque mesi del 2026. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo traccia quello che a grandi linee è il piano per la manovra 2027 del prossimo autunno nell’intervista di Bruno Vespa al Forum in Masseria a Manduria. Il tutto sempre rispettando il mantra che ha caratterizzato le uscite del viceministro, ossia la necessità di rispettare i vincoli di finanza pubblica e quindi solo se le risorse lo permetteranno.
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L’ipotesi Iva al 5% per gli affitti
Se il tema di maggior impatto è l’Irpef, la principale novità nelle anticipazioni riguarda l’intenzione di abbassare il peso delle tasse per i giovani che decidono di andare a vivere da soli. «La cosa che si può fare è lavorare per i giovani: ossia vedere per quelli che vogliono affittare una casa, anziché fargli pagare il 10%, abbassare la tassazione al 5 per cento. Anche qui dobbiamo trovare le risorse ma è un tema su cui stiamo ragionando». Il riferimento è alla riduzione dell’aliquota Iva che, va ricordato, si applica nei casi di affitto di case direttamente dal costruttore. Un’apertura con un duplice effetto: aiutare i più giovani e al tempo stesso sostenere anche il mercato del nuovo.
Una nuova riduzione Irpef
La mossa principale resta però l’intervento sull’Irpef anche in termini di biglietto da visita con cui Governo e maggioranza poi puntano a presentarsi alle elezioni del prossimo anno. «Vogliamo fare un altro pezzetto di riforma» ha spiegato il viceministro, cercando di ridurre l’aliquota Irpef dal 43% al 33% per chi è nella fascia di reddito tra 50mila e 60mila euro. Ossia la platea di contribuenti che costituiscono «il famoso ceto medio». Qui l’ostacolo finanziario è decisamente più difficile rispetto alla tassazione della casa per gli under 36. Il nuovo intervento sull’Irpef, ha rimarcato il viceministro, «costa 3 miliardi». Concretamente quanto è probabile arrivarci? In una scala da uno a dieci Leo indica un punteggio «prudenziale» di 7 perché «dobbiamo vedere innanzitutto come andrà la situazione» sul deficit: «Se a ottobre le cose andranno bene potremo trovare le risorse».
Il taglio delle tax expenditures
Poi però bisogna anche lavorare di cesello sulle tax expenditures: operazione in cui però Governi e Parlamenti di colore politico diversi non sono riusciti. Una giungla che come, ha sottolineato il viceministro, di 600 misure tra «deduzioni, detrazioni, crediti di imposta, imposte sostitutive, agevolazioni ed esenzioni varie». Per riuscirci la strada, secondo Leo, è rappresentata da «interventi intelligenti», insomma una sorta di «cherry picking» adottando una logica selettiva tra quelle che ormai sono superate o hanno un numero ridotto di beneficiari. Anche se, va ricordato per onor di cronaca, una platea più contenuta non significa necessariamente meno rumore o meno problemi politici quando si tratta di tagliare. Una consapevolezza che emerge anche nella risposta a Vespa quando gli ha chiesto se “pistola alla tempia” le risorse riesce a trovarle sì o no. Leo ha scelto la via di mezzo di un «Ni» ironizzando che avrebbe preferito «essere ministro senza portafoglio, ci si muove meglio».
Strada in salita per l’aumento a 100mila euro dei limiti per la flat tax
Decisamente più complicato, invece, un nuovo intervento sulla soglia attualmente a 85mila euro della flat tax della partite Iva, peraltro negli ultimi giorni oggetto di rilievi da più fronti dalla Commissione Ue all’Upb anche per l’effetto disincentivante sulla crescita dimensionale delle attività economiche e professionali interessati. La spiegazione tecnica del viceministro è stata la seguente: «Penso sia difficile arrivare fino a 100mila euro. Perché significa poterla applicare solo ai fini delle imposte dirette e non ai fini dell’Iva, visto che il meccanismo Iva - che è una normativa europea cui ci dobbiamo adeguare - prevede il tetto a 85mila euro». Senza però dimenticare che la partita su questo fronte è anche e soprattutto politica: «Capisco la legittima aspettativa dei colleghi della Lega, però penso che sia complicato».








