Fisco, dalla fattura elettronica agli affitti brevi come cambia l’Iva
Al debutto il nuovo pacchetto di misure volute dall’Unione europea per ridurre l’evasione e gli oneri burocratici
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L’Unione europea cambia l’Iva. L’evoluzione digitale in corso è il traino per modificare gli adempimenti legati ai versamenti e alla riscossione dell’imposta. L’obiettivo è duplice. Da un lato, cercare di recuperare sull’evasione dell’imposta sul valore aggiunto (il cosiddetto Vat gap), che l’ultimo rapporto della commissione Ue ha calcolato in circa 89,3 miliardi complessivamente tra tutti i Paesi comunitari a fine 2022. Dall’altro, alleggerire gli oneri burocratici che gravano soprattutto sulle Pmi, le piccole e medie imprese, chiamate a una serie di adempimenti gravosi sia in termini di risorse finanziarie assorbite sia di mancata possibilità di concentrarsi sulla crescita. Temi che saranno oggetto del Focus Norme e tributi in edicola giovedì 17 aprile insieme al quotidiano, al prezzo complessivo di 3 euro.
Un percorso lungo almeno dieci anni
Il tentativo di cambiare rotta è contenuto nel pacchetto Vida (Vat in the digital age), composto da una direttiva e due regolamenti. Il cuore pulsante è proprio la direttiva che traccia la traiettoria da seguire nei prossimi dieci anni. Lo start è fissato per oggi - lunedì 14 aprile 2025 -, data dalla quale entra in vigore e che segna già un primo spartiacque importante. Tutti gli Stati dell’Unione potranno adottare sistemi interni di fattura elettronica senza passare dalla richiesta di autorizzazione preventiva della Commissione Ue.
Italia già in prima fila
Una digitalizzazione su cui l’Italia ha giocato in largo anticipo, con l’obbligo generalizzato scattato proprio nel 2019. E che secondo gli ultimi dati disponibili ha visto transitare dal Sistema di interscambio (Sdi) delle Entrate ben 2,4 miliardi di documenti emessi da 4,8 milioni di operatori con partita Iva.
Dalla Germania alla Spagna novità in arrivo
Ora però altri grandi partner europei si stanno incamminando nello stesso solco, agevolati dal fatto che con la direttiva Vida il processo di fatturazione elettronica per le operazioni interne non soggiace più ad alcun vincolo autorizzativo. Ad esempio, la Germania dal 1° gennaio 2025 ha avviato l’emissione volontaria di fatture elettroniche strutturate ma tutte le aziende dovranno essere in grado di riceverle; il progetto proseguirà dal 1° gennaio 2027 con l’obbligo di e-fattura strutturata per contribuenti con un fatturato superiore a 800mila euro mentre dal 1° gennaio 2028 l’obbligo di e-fattura strutturata varrà per tutti i contribuenti a prescindere dal fatturato.
In Spagna, tanto per fare un altro esempio, è in definizione una prima fase dal 2027 per grandi contribuenti (fatturato superiore a 8 milioni) e una seconda dal 2028 per tutti gli altri contribuenti.








