Letture del weekend

Fiore, simbolo, nome: un racconto inaspettato intorno al mondo della rosa

Chef, nasi e designer tornano a misurarsi con il classico dei classici. E una rosologia d’autore spiega la rinnovata fortuna del più amato dei fiori.

di Letizia Muratori

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Che cos’è una rosa? Il più antipatico dei fiori – diceva una signora di mia conoscenza quando ne riceveva un fascio. Aveva un’idea dell’antipatia legata alla praticità. Lei non lo era, pratica, difatti si pungeva sempre con le spine quando tagliava i gambi delle rose che aveva disteso nella vasca da bagno, come un corpo. Insomma, le rose la mettevano alla prova, quello con le rose era un faccia a faccia con la sua goffaggine. Però apprezzava l’omaggio, sulla porta si precipitava a leggere il biglietto che lo accompagnava, smaniava di sapere chi fosse il mittente, anche quando lo sapeva.

“Una rosa è una rosa è una rosa” scriveva Gertrude Stein nel 1913, l’anno in cui nasceva la signora di cui sopra. A ben vedere, la diafora della Stein non esclude che una rosa ti possa essere antipatica, proprio perché è una rosa, a prescindere. Non è: solo una rosa, sebbene il verso suggerisca di non farla tanto lunga, facendola lunga. Un capolavoro ironico, oltre che lirico. A Rose Is è il titolo della mostra che la Flag Art Foundation di New York di recente ha dedicato alla rosa oggetto e soggetto nell’arte. Titolo che cita il celebre verso del poema di Stein, Sacred Emily, dando per scontato che da lì si parta, e che il seguito sia noto. Una rosa è una rosa è una rosa, dunque? Lo sappiamo. Ma lo sappiamo davvero? In realtà sappiamo sempre più di quello che crediamo di sapere. Ci acceca, e ci sottovaluta, la presunzione di sapere. L’autoinganno vale in fondo per qualsiasi cosa. Una rosa è una rosa, al tempo stesso, è una cosa, ma diversa per ognuno. La prima rosa del verso di Stein potrebbe essere il fiore, la seconda il simbolo, la terza un nome o un cognome, il frutto di una convenzione sociale. In quella ripetizione sfacciata dell’uguale si nasconde la metamorfosi della vita. Una rosa è solo una rosa, una cosa, eppure tocca farla lunga perché è sempre un’altra rosa, unica quanto indeterminata. La rosa che va bene a tutti, forse, non esiste, come non esiste il mondo, ce ne sono tanti da esplorare affidandosi alla categoria della varietà e del molteplice.

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Tessuto “Plumes de Paon”, un bouquet di rose in lampasso di seta, TASSINARI & CHATEL. Clutch in pelle d’agnello con chiusura a rosa, RODO (790 €). A Roma nello spazio culturale PM 23 inaugurato da Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, la mostra “Orizzonti | Rosso” (fino al 12/10)

L’energia matura delle rose dipinte da Cy Twombly – il trittico andato in mostra alla Flag – è già minacciata dalla decadenza. Così come sono destinate a sfiorire, in tempo reale, le 3mila rose che hanno composto la scultura di James Lee Byars, una sfera rossa. La rosa è il fiore di San Valentino, ma appare anche sulle bare, da sempre è una dichiarazione d’amore, e di dolore. Le opere dedicate alla rosa, firmate da artisti notissimi e molto diversi tra loro, andrebbero indagate singolarmente, il filo che le lega, forse, è il fiore come specchio dell’azione del tempo sulla materia: vivente, o morente nel caso di Candy Darling on Her Deathbed (1973), la celebre fotografia di Peter Hujar in cui una rosa adagiata sul lenzuolo è il doppio della performer distesa nel suo letto d’ospedale.

Visto che i mondi, lo abbiamo detto, sono tanti, usciamo un momento dall’odioso privilegio di specie, e cediamo le rose alle api selvatiche, poverette, che rischiano di scomparire, e noi a seguire. Che se ne fanno le api delle rose? È noto che non sono attratte dal fiore. Ma le foglie della Rosa chinensis, una tra le più comuni, pare siano utilissime alla costruzione dei favi, le api operaie ne fanno incetta. I risultati di una ricerca – l’articolo è uscito su Nature, non proprio l’ultima delle riviste scientifiche – confermano questo dato, dunque la rosa è fondamentale per la sopravvivenza delle api, anche in ambienti urbani.

Collana di alta gioielleria Gioia Rose Carpet in oro, diamanti e micromasaico, SICIS JEWELS. L’efficacia della rosa nel Fluide Contour des Yeux à la rosenoir, SISLEY (14 ml, 142,50 €). Ricciola e rosa canina nel menu Spine dello chef Moreno Cedroni con Luca Abbadir alla Madonnina del Pescatore(240 € bevande escluse).

A giudicare da alcuni segnali, della rosa ormai non si butta niente. Si usano anche le sue spine, la polvere di spine, ad esempio, esalta alcuni piatti. Dietro questa alchimia non poteva che esserci Moreno Cedroni. Alla Madonnina del Pescatore si studia da un bel po’ il menu spinoso, ovviamente ci si concentra sulle spine del pesce, ma ci sono anche quelle delle rose.

Mio padre, Agostino Muratori, è un botanico, e ha scritto di recente un libro (Collezione di spine, Bompiani) che racconta l’evoluzione del suo giardino: 40 anni di vita, di cui venti li ha spesi a riempirlo, e venti a sfoltirlo. Stiamo parlando di un giardino di succulente, di cactus e di piante pioniere, creature che si portano addosso i segni della lotta per la sopravvivenza. Non è certo un giardino di fioriture, ma come nella cucina di Cedroni, le rose ci sono, per via delle spine. Sono ammesse grazie a quel contrasto speciale tra il fiore che invita e il gambo che si difende, ostile.

Borsa Pièce Unique A/I 25-26, in collaborazione con l’atelier Lesage, ROGER VIVIER. Rose Star, fragranza con rosa centifolia, CHRISTIAN DIOR(100 ml, 295 €). Con il gelsomino del Domaine de la Rose Les Ô, LANCÔME (100 ml, 95 €).

Piacciono molto agli uomini, le rose. Per ragioni storiche, le solite legate ai privilegi, sono stati i primi a studiarle. Leggendo Sulle tracce di una rosa perduta – libro in cui Andrea di Robilant ricostruisce l’origine e la storia di una particolare variante di rosa: la Moceniga – realizziamo che una delle prime donne a potersi permettere il lusso di collezionare rose fu Giuseppina Bonaparte. Raccolse moltissimi esemplari di rose antiche per la Malmaison. Le stanze di Maria Antonietta nel castello di Choisy invece erano tappezzate di rose, tra la regina e le rose la relazione era ancora privata. Tassinari ha ripreso questi magnifici disegni di bouquet colorati, e voluttuosi. Mentre la Rosa moceniga anima l’omonima fragranza di The Merchant of Venice, un felicissimo connubio tra gli agrumi e le note delicate dei petali di questo misterioso esemplare che si credeva quasi estinto in Europa, in cui di Robilant si è imbattuto per caso passeggiando in un bosco di terraferma veneziana.

Rosa Moceniga Elisir con un regale quartetto di rose nel cuore della fragranza, THE MERCHANT OF VENICE (100 ml, 160 €). Anello in oro rosa e diamante Rose Couture, DIOR (3.000 €).

Dietro ogni rosa antica, dunque, si nascondono viaggi nel tempo, imprese e scoperte, innesti e contaminazioni tra Oriente e Occidente, la rosologia è una materia da appassionati, ma capace di coinvolgere chiunque ami le storie. Se le collezioniste di rose sono arrivate dopo, e sempre in un contesto elitario, la forza della rosa è combattiva, proletaria, femminista della prima ora: vogliamo il pane, ma anche le rose, gridavano le operaie tessili inglesi durante lo sciopero di Lawrence nel 1912. Un cocktail dell’Hotel Principe di Savoia, il Women’s Strength, celebra il suffragio femminile e guarda caso aggiunge la rosa alla vodka.

La regina dei fiori, la Centifolia, coltivata per tutta la vita da Christian Dior torna, mescolandosi alla “stella protettrice” della maison, in Rose Star, una fragranza iconica nei presupposti, e molto inaspettata e originale nei risultati. Del resto, stiamo parlando di un omaggio alla divinità che nel 1947 creò la femme-fleur. Le rose nella moda sono tante, varianti in sintonia col temperamento degli stilisti. Le rose, e il rosso, di Valentino, non sono la rosa mediterranea e cinematografica di Dolce & Gabbana. Le rose materne di Dior, ricamate sugli abiti da cocktail, o appuntate in vita, non sono quelle di Schiaparelli, disegnate da Jean Cocteau.

Da La Tavola scomposta, piattino La vie en rose, in collaborazione con Tamu McPherson, BITOSSI HOME (34 €). Anello Rosina in oro bianco e pavé diamanti, PASQUALE BRUNI. Polvere di petali di rosa con effetto rigenerante e anti età, OFFICINE UNIVERSELLE BULY (35,59 €).

Tra le rose e gli accessori può esserci di mezzo il ricamo o la scultura, o entrambi. Pensiamo a Roger Vivier e alla rivisitazione recente dei suoi archivi ispirata al tema, alla forma, della rosa. Gherardo Felloni, il direttore creativo, lo ha interpretato ben al di là dell’omaggio. Ogni borsa nasce come un’intuizione, un sussurro del passato, quello glorioso del sodalizio tra casa Vivier e i ricami di Lesage. Dunque una rosa scolorita su un corpetto, un mantello di velluto intessuto d’oro, una manciata di petali tinti a mano, danno vita alle nuove creazioni. Non sono borse, o scarpe, ma memorie rese tangibili. Mentre Rodo si cimenta nella lunga relazione tra la rosa e la pelle, che qui ha il colore del gesso. Un bianco che non appartiene a nessuna delle due. Una rosa è una rosa è una rosa, e già da queste suggestioni, si è capito, e del resto si sa, che il mantra tende all’infinito.

SBOCCIARE BITOSSI HOME, bitossihome.it. DIOR, dior.com. DOLCE & GABBANA, dolcegabbana.com. GARATTI, garattimilano.com. HOTEL PRINCIPE DI SAVOIA, dorchestercollection.com. LANCÔME, lancome.it. MADONNINA DEL PESCATORE, morenocedroni.it/la-madonnina-del-pescatore. OFFICINE UNIVERSELLE BULY, buly1803.com. PASQUALE BRUNI, pasqualebruni.com. RODO, rodo.it. ROGER VIVIER, rogervivier.com. SCHIAPARELLI, schiaparelli.com. SICIS JEWELS, sicis.com. SISLEY, sisley-paris.com TASSINARI & CHATEL, lelievreparis.com THE MERCHANT OF VENICE, themerchantofvenice.com. VALENTINO, valentino.com. INFORMARSI “Collezione di spine”, di Agostino Muratori (16 €, Bompiani). “Geografia e drammi”, di Gertrude Stein (20 €, ibs.it). “Sulle tracce di una rosa perduta”, di Andrea di Robilant (15 €, montefeltrolibri.it). NATURE, nature.com. PETER HUJAR, peterhujararchive.com. THE FLAG ART FOUNDATION, flagartfoundation.org.

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