Finarte festeggia un anno con le artiste al top
Per l’anno in corso maggiore attenzione alle aste online, solo un mix sapiente di politiche fiscali e marketing territoriale ridarà centralità all’Italia
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«Il 2024 è stato un anno più che positivo per Finarte. Nonostante l’assestamento del mercato, abbiamo registrato in diversi comparti collezionistici tassi di crescita sostenuti e risultati di grande soddisfazione. Penso all’asta che abbiamo dedicato, nello scorso ottobre, ad una prestigiosa collezione di arredi e dipinti antichi provenienti da una dimora lombarda, che ha raggiunto l’80% dei lotti venduti e una rivalutazione complessiva del 170% delle basi d’asta» spiega Alessandro Guerrini, amministratore delegato del Gruppo Finarte in questa intervista ad Arteconomy, che spiega come su un fatturato complessivo di 35 milioni di euro (+4,2%) con 69 aste, 9 milioni sono da attribuire al settore Contemporary (Moderno, fotografia e design) a più alto aggiudicato.
Quali i momenti salienti dell’anno?
Siamo particolarmente soddisfatti anche dei record di quest’anno: primo posto per la coppia di allegorie - della Liberalità e dell’Onore - di Elisabetta Sirani (venduta a 492mila euro) che ha dimostrato la capacità del nostro Dipartimento di Dipinti e Disegni Antichi di saper valorizzare le opere che ci vengono affidate, un risultato non scontato visto il vincolo di notifica che gravava sulle opere; Il secondo top lot è stato “L.H.O.O.Q” di Marcel Duchamp, venduto a 321mila euro, è un’aggiudicazione di cui siamo molto orgogliosi perché superiore a quella registrata - per un’altra copia della medesima opera - su una piazza internazionale come quella di Londra, solo due mesi dopo, da una delle major del settore; il terzo top lot è stato del Dipartimento di Arte Orientale: una rara ed importante placca in porcellana smaltata, raffigurante tre divinità Taoiste, Cina, periodo della Repubblica, 1928, venduta dopo una gara assai accesa a 279mila euro. Fra i record registrati negli ultimi 12 mesi segnalo, infine, il cassettone a ribalta con alzata a specchi, realizzato dai Fratelli Valentini nel 1763 e venduto, il 29 ottobre scorso, a 138mila euro: un risultato che testimonia come gli arredi di grande qualità siano ancora ricercati e ambiti dal mercato.
Quali settori e quali artisti sono in crescita e quali in calo?
A registrare performance più che positive, oltre ai dipartimenti già citati, è stato anche l’intero comparto del lusso, con il Dipartimento Gioielli - che con un risultato di oltre 2,5 milioni di euro ha segnato, nell’asta del secondo semestre, il proprio miglior risultato di sempre - quello di Orologi - che ha affermato la propria posizione ai vertici del mercato italiano - e quello di Luxury Fashion in continua crescita, grazie ad affidamenti sempre più prestigiosi. Ma a crescere sono stati anche i dipartimenti di Fotografia - che ha segnato i record italiani di aggiudicazione per Robert Mapplethorpe, Erwin Olaf e Riccardo Moncalvo - il Dipartimento di Arte Figurativa fra XIX e XX Secolo - che ha continuato la sua progressione, incrementando significativamente i volumi d’aggiudicato e la qualità dei suoi cataloghi - quello di Libri, Autografi e Stampe e quello delle Armi Antiche, presidiato dalla controllata Czerny’s, che si consolida sempre di più come punto di riferimento, a livello internazionale, per gli appassionati del settore.
Anticipazioni sul prossimo anno: highlight? Previsioni?
Le energie di Finarte saranno concentrate sulla crescita - per volumi e qualità - di tutti i dipartimenti: è fondamentale presidiare i comparti più dinamici e da cui provengono i maggiori risultati, tanto quanto gli ambiti di nicchia che conferiscono un plusvalore in termini di identità e di specializzazione. Con la progressiva digitalizzazione delle vendite anche Finarte intende sfruttare sempre di più, già nel futuro prossimo, questo canale. Nel 2025 il numero delle nostre vendite rimarrà sostanzialmente invariato rispetto all’anno appena concluso, ma con una maggior attenzione alle aste online: se fino a tempi recenti erano considerate aste di “serie B” in cui far confluire i beni di minor interesse, oggi non è più così. Nelle aste online vengono proposte selezioni di beni di qualità e buona parte del pubblico si è abituata a considerarle alla stregua delle aste live.
La Francia e la Germania hanno introdotto l’Iva ridotta sugli scambi sull’arte dal 1° gennaio rispettivamente al 5,5% e al 7%. L’Italia non ha ancora deciso cosa fare, l’anno si apre con uno squilibrio fiscale sull’Iva significativo per voi operatori d’asta. Che implicazioni avrà per la vostra offerta di lotti l’Iva italiana sugli scambi al 22%. Che ripercussioni potrebbero esserci sui vostri clienti, sia venditori che acquirenti?
La posizione di svantaggio del nostro Paese, rispetto agli altri stati europei, non fa che aggravarsi: se già la normativa in materia di tutela dei beni culturali - in relazione ai vincoli all’esportazione - costringe i player italiani a vedere fortemente limitata la propria attrattività verso i clienti stranieri, la politica fiscale peggiora - se possibile - la situazione. Dopo la Brexit abbiamo perso definitivamente l’opportunità di rafforzare la nostra posizione in Europa, opportunità colta invece dalla Francia che, con un mix sapiente di politiche fiscali e “marketing territoriale” ha saputo ritagliarsi un ruolo centrale nel mercato internazionale. Confido che l’interlocuzione del Gruppo Apollo - di cui fa parte l’Associazione Nazionale Case d’Asta - con il Ministero della Cultura possa portare benefici al settore.










