Alta tecnologia

Finanziamenti a organi sintetici e robot sub

Fra le aziende che usufruiscono dei bandi Filse, React4life, che ricrea in laboratorio organi e tessuti umani e Drafinsub che opera sott’acqua

di Raoul de Forcade

Silvia Scaglione ha fondato, con un socio, la start up React4life

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Dalla ricerca ad alta tecnologia applicata alla farmaceutica, a un’azienda di subacquea che opera su cavi e condotte sottomarine (e non solo). Negli anni, Filse ha erogato fondi ad aziende diversissime fra loro. E ad alcune ha fatto anche da incubatore. È il caso di React4life, fondata nel 2017 dai ricercatori del Cnr Maurizio Aiello e Silvia Scaglione.

«Per costituirci in società - spiega quest’ultima - abbiamo partecipato al concorso Smart cup di Filse e, all’interno di questo, abbiamo vinto il premio dell’università di Genova, che ci ha permesso di accedere ai servizi del Bic (l’incubatore d’imprese della stessa Filse, ndr) per un anno. In quell’anno la società è stata formata, abbiamo depositato il brevetto e lì è iniziato il nostro percorso».

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L’azienda, prosegue Scaglione, «opera in una categoria di mercato completamente nuova, dove i bisogni sono già chiari ma le soluzioni stanno nascendo oggi: la nostra tecnologia, l’organ-on-chip, permette di ricreare, in laboratorio, organi e tessuti umani interconnessi, che si comportano come nel corpo reale. In pratica, consente di osservare e prevedere risposte biologiche complesse, senza ricorrere agli animali, risparmiando tempo, costi e incertezza sperimentale. Le applicazioni sono trasversali: nella farmaceutica, con test più rapidi e predittivi e risparmi fino a centinaia di milioni in r&d; nella ricerca, con modelli di malattie realistici, per scoprire nuovi target terapeutici; negli ospedali, con cure personalizzate per ogni paziente, più efficaci e tempestive».

React4life, lavora già, aggiunge, con «centinaia di clienti, dalle big pharma alle aziende biotech, dai centri clinici alle università, in un network che si estende dalla California al Giappone». Tra questi clienti, ci sono anche colossi come Roche e grandi nosocomi come il Bambin Gesù di Roma e il Gaslini di Genova. L’azienda è partita con un premio di 10mila euro da Filse, poi ha raccolto l’interesse di investitori privati e vinto alcuni progetti Ue.

«La somma di tutti i finanziamenti che abbiamo avuto dall’Europa è di circa 1,2 milioni e altrettanto abbiamo raccolto, dal 2018 in poi, dai privati». Ora React4life, che conta 10 addetti (tra cui tre dottorandi dall’estero) e opera all’interno del Bic (che mette a disposizione spazi per laboratori e uffici), «sta aprendo - conclude Scaglione - un nuovo round di investimento, da 7 milioni, per accelerare la crescita. La due diligence è già completata; il lead investor, un venture capital italiano, è disponibile a coprire il 70% del round; è quindi aperta la sottoscrizione del restante 30%, con ticket indicativi da uno a due milioni».

Più lunga la storia di Drafinsub, un’azienda che ha usufruito dei bandi della Filse (nel 2013, nel 2018, nel 2020 e nel 2023) per accrescere il suo patrimonio hi-tech. Fondata nel 1976 dal sub Adriano Passeri (detto Dino), per fare assistenza armatoriale alle navi in rada nel porto di Genova (tutte le riparazioni che potevano essere eseguite a scafo galleggiante, anziché in bacino), l’azienda, negli anni, si è ampliata ed evoluta; e oggi lavora in tutto il mondo, con due impianti con campana iperbarica, uno per sei persone, per arrivare fino a 200 metri di profondità, e uno per nove persone, per arrivare fino a -300 metri (ma con robot filoguidati può operare fino a -600 metri).

Al timone dell’azienda ora ci sono i figli del fondatore: il ceo Gianluca, poi Dino junior e Raffaella; e la società conta un centinaio di addetti, 80 fissi più 20 a rotazione, con un fatturato che si aggira sui 20 milioni di euro. «Ma l’anno prossimo - assicura il ceo - farà un bel balzo, per una commessa ottenuta in Algeria per la manutenzione e la costruzione di condotte offshore e oil and gas». Di recente, Drafinsub ha anche lavorato in Libia nonché alla posa dei cavi sottomarini di Alcatel, a Genova.

I progetti con Filse, peraltro, non sono finiti. Tra i vari programmi con cui partecipa ai bandi di finanziamento, Drafinsub ne ha uno relativo a un braccio elettronico robotico ad alta destrezza, da utilizzare ovviamente sott’acqua (costo totale 1 milione, contributo richiesto 640mila euro), e un altro che riguarda la realizzazione di un prototipo di casco con visore (costo 1,43 milioni, contributo 881mila) «che ricrea virtualmente - spiega Gianluca Passeri - un ambiente di lavoro subacqueo e servirà a fare ore di simulazione e formazione».

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