ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di più
Dal Golfo al Magreb
Finanza europea e islamica si incontrano alla corte dei green sukuk
I titoli Sharia compliant hanno percorsi difficili di intersezione con i prodotti tradizionali del Vecchio continente. Ma recenti emissioni trovano numerosi punti in comune con la tassonomia verde Ue
La finanza islamica, e in particolare il mercato dei Sukuk, sta smettendo di essere una nicchia esotica per diventare un ingranaggio della macroeconomia globale. Il triangolo formato dalla liquidità dei Paesi del Golfo, dal deficit infrastrutturale del Maghreb e dalla profondità regolamentare dell’Unione europea sta dando vita a una nuova classe di strumenti ibridi. Questi strumenti non si limitano a trasferire denaro da un punto A a un punto B, ma ridefiniscono il concetto stesso di investimento, fondendo la compliance Sharia con i rigorosi standard di trasparenza richiesti da Francoforte e Bruxelles.
Chiedilo al Sole
Domande di approfondimento generate da 24Ore AI
Le domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AI sulla base del contenuto visualizzato.
Per comprendere la portata di questa trasformazione, è necessario prima demistificare lo strumento stesso. Il Sukuk è spesso tradotto impropriamente come “obbligazione islamica”, un termine che ne travisa la natura giuridica ed economica. Un’obbligazione tradizionale è una promessa di debito: chi investe presta denaro e riceve in cambio un interesse. Il Sukuk, al contrario, è un certificato di investimento che rappresenta una quota di proprietà proporzionale in un’attività sottostante tangibile. Per usare una metafora concreta, investire in un Sukuk per la costruzione di un’autostrada non significa prestare denaro al governo per costruire la strada; significa acquistare una frazione della strada stessa e ricevere una parte dei pedaggi generati. Questo principio di condivisione del rischio e del rendimento, cardine della finanza partecipativa, elimina l’elemento della speculazione e dell’interesse usurario, rendendo lo strumento intrinsecamente più resiliente agli shock sistemici, ma al contempo più complesso da strutturare per i mercati occidentali.
Loading...
La struttura
Il Maghreb, con le sue ambiziose agenda di transizione energetica e modernizzazione infrastrutturale, rappresenta il terreno di prova ideale. Il Marocco ha segnato uno spartiacque storico nel 2023 emettendo il suo primo Sukuk sovrano internazionale, raccogliendo circa due miliardi di dollari. Questa mossa non è stata dettata solo dalla necessità di diversificare le fonti di finanziamento, ma dalla volontà di inviare un segnale chiaro agli investitori istituzionali europei: il rischio sovrano nordafricano può essere impacchettato in un formato che rispetta sia le leggi locali che gli standard internazionali. Il Golfo, dal canto suo, dispone di una liquidità abbondante che cerca rendimenti stabili e diversificazione geografica, trovando nel vicinato mediterraneo un’opportunità di investimento strategicamente allineata alle proprie priorità di sicurezza economica.
Tuttavia, affinché il capitale del Golfo possa finanziare le infrastrutture del Magreb con la partecipazione di investitori europei, è necessario superare un labirinto regolamentare. I fondi pensione e le compagnie di assicurazione dell’Unione europea sono vincolati da direttive stringenti come Solvency II e MiFID II, che richiedono una classificazione del rischio cristallina e una trasparenza assoluta sugli asset sottostanti. Qui entra in gioco l’ingegneria finanziaria ibrida. Per rendere un Sukuk appetibile a un gestore patrimoniale di Amsterdam o di Parigi, gli emittenti devono strutturare il veicolo a scopo speciale, noto come SPV, in modo che sia non solo conforme ai pareri degli studiosi di Sharia, ma anche “bankruptcy remote” secondo i principi del diritto societario europeo. Questo significa che, in caso di fallimento dell’emittente originario, gli asset del Sukuk devono essere protetti e separati, garantendo agli investitori un recupero del valore.
I flussi verso il Magreb
Le agenzie di rating svolgono un ruolo fondamentale in questo processo di traduzione culturale e finanziaria. Quando Standard & Poor’s o Moody’s assegnano un rating a un Sukuk, non stanno valutando la fede religiosa dell’emittente, ma la solidità del flusso di cassa generato dall’asset sottostante e la robustezza della struttura legale dell’SPV. Questo rating strutturato funge da ponte di fiducia, permettendo a un investitore europeo di valutare uno strumento di finanza islamica con gli stessi parametri analitici utilizzati per un covered bond tedesco o un’obbligazione sovrana francese. La standardizzazione di questi processi di valutazione è ciò che sta trasformando i Sukuk da prodotti di nicchia a strumenti di mainstream finanziario.
Loading...
Il punto di massima convergenza tra le due sponde del Mediterraneo si trova nel settore della finanza sostenibile. I principi islamici pongono una forte enfasi sulla custodia della Terra e sulla proibizione di attività dannose per la società, concetti che si allineano perfettamente con la tassonomia verde dell’Unione europea. I Green Sukuk stanno emergendo come lo strumento ibrido per eccellenza. Immaginate un progetto di desalinizzazione alimentato da energia solare in Algeria, o una filiera di idrogeno verde in Tunisia. Questi progetti possono essere finanziati attraverso un Sukuk verde, dove l’asset sottostante è l’impianto stesso, i rendimenti sono legati alla produzione di energia, e l’intera emissione è certificata secondo il nuovo standard europeo per le obbligazioni verdi. In questo scenario, la finanza islamica non è un ostacolo alla regolamentazione Ue, ma un acceleratore, poiché la sua intrinseca avversione per il debito speculativo la rende naturalmente compatibile con gli investimenti a lungo termine e ad impatto reale.
La finanza verde
Per offrire una rappresentazione precisa di come questi meccanismi si stiano concretizzando sul mercato, è utile osservare i dati delle emissioni recenti che hanno fatto da apripista a questo modello ibrido. Nonostante le prospettive incoraggianti, il percorso verso una piena integrazione non è privo di attriti. La principale sfida risiede nella divergenza tra i diversi consigli di Sharia. Ciò che è considerato pienamente conforme da un’autorità di Dubai potrebbe essere oggetto di dibattito per un comitato del Cairo. Questa mancanza di standardizzazione globale crea un rischio di frammentazione che gli investitori europei, abituati all’armonizzazione normativa di Bruxelles, faticano a digerire. Inoltre, la struttura basata sugli asset rende i Sukuk più costosi e lunghi da emettere rispetto alle obbligazioni tradizionali, a causa della necessità di trasferire legalmente la proprietà degli asset all’SPV e di ottenere multiple certificazioni. A ciò si aggiungono i rischi valutari: emettere in dollari o euro per finanziare progetti in dinari o dirham espone gli emittenti del Maghreb a fluttuazioni che possono erodere i vantaggi del finanziamento.
Guardando al futuro, gli analisti non concordano univocamente sulla velocità di questa adozione, ma i dati attuali suggeriscono una tendenza consolidata verso l’ibridazione. È probabile che vedremo la nascita di hub finanziari pan mediterranei, forse con il sostegno di istituzioni come la Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, dedicati specificamente alla strutturazione di questi strumenti. La creazione di un “passaporto” regolamentare per i Sukuk verdi, riconosciuto sia dalle autorità islamiche che dall’Autorità europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati, rappresenterebbe il punto di svolta definitivo.
La finanza è un meccanismo per tradurre i bisogni umani condivisi in azione sostenibile. La convergenza tra la finanza islamica e la regolamentazione europea non deve essere letta come un compromesso o un annacquamento dei principi, ma come una sofisticata architettura di cooperazione. Il ponte tra il Golfo, il Maghreb e l’Europa non è ancora stato completato, ma le fondamenta sono state gettate. E per la prima volta, queste fondamenta sono solide, trasparenti e costruite per durare.
Perché alcuni studiosi definiscono oggi il Regno Unito “la nuova Italia”? Un viaggio tra Brexit, crisi delle appartenenze politiche e fine del mito della governabilità britannica all’indomani delle dimissioni...