Final Fantasy VII Rebirth spiegato bene alla generazione Z. Spoiler: si piangerà moltissimo
L'esclusiva PlayStation 5 è il secondo capitolo di una trilogia che vuole riportare un vita una storia che appare eterna..
di Luca Tremolada
3' di lettura
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Final Fantasy VII esce nel 1997 diventa il primo vero drammone epico della storia del videogioco. Pianoforte, amicizia e lacrime. Si è pianto moltissimo. Parliamo di una serie di videogiochi di ruolo giapponesi nata più di trent’anni fa. Il nome “Final Fantasy” nasce da una operazione scaramantica del creatore Hironobu Sakaguchi che raccontò al papà di Super Mario Shigeru Miyamoto la sua idea di videogioco temendo che fosse la sua ultima fantasia prima della bancarotta. Così non accadde. La serie ha conta più di 16 titoli tra spin-off, remake e reboot per più di 160 milioni di copie vendute. In Giappone è un classico del gioco di ruolo. I personaggi Claude, Tifa, Aerith, Barret e tutti gli altri sono ogni anno tra i protagonisti delle principali sfilate e manifestazioni di cosplayer globali. Cioòpremesso, Final Fantasy Rebirth, disponibile su PlayStation 5 dal 29 febbraio 2024, è il secondo capitolo di una trilogia che vuole riportare un vita una storia che appare eterna. Segue il discusso Final Fantasy VII Remake del 2020 che si prese molte libertà narrative soprattutto nel finale sollevando non poche critiche. La materia qui è sottile ed ermetica perché la narrazione dei fan che segue questo gioco è una meta-lettura a tratti esilarante. Immaginate un dibattito di professori di lettere se a intervalli regolari venisse riproposta una nuova edizione dell’Odissea di Omero con mini cambiamenti. L’esempio appare estremo ma è per capirci.
La storia segue Cloud Strife, un ex soldato diventato mercenario assunto dal gruppo eco-terrorista Avalanche per porre fine alla distruzione del pianeta da parte della Shinra Electric Power CompanySquare Enix non si limitata a rendere moderno e graficamente più evoluto il gioco del 1997. Square Enix ha voluto uscire dai binari del remake per inserire elementi nuovi nella storia e nel gameplay. E c’è riuscita. Final Fantasy VII Rebirth ha già ricevuto recensioni stellari ed è considerato da molti il più grande gioco di ruolo giapponese di tutti i tempi. Per chi come vi scrivi a giocato a numerosi (ma non tutti) titoli della serie giocare a Rebirth vuole dire rivivere una storia già accaduta da qualche parte nel passato. Una storia emozionante che però è anche figlia dei suoi tempi. Come anche le meccaniche di gioco.
Te ne accorgi giocando con esponenti della generazione Z, cioè con giocatori che – purtroppo – hanno vissuto in pieno il successo di Fortnite e di questo tipi di giochi. Final Fantasy che ha commosso un pezzo non piccolo della Generazione X (gli over 40) è gioco molto lento, struggente e a tratti melenso. Le fasi di combattimento sono accompagnate da interminabili dialoghi, filmati (cut-scene) clamorosi da blockbuster dell’animazione nipponica sulle note di una colonna sonora magica. Nel 1997 fu una rivoluzione. Oggi questo tipo di giochi sono la criptonite dei free-to-play e dei live service e di tutte le esperienze ludiche che vanno di moda tra i più giovani. Serve accomodarsi sul divano con joypad senza avere l’ansia di combattere. Square Enix ha avuto il merito di non snaturare una storia figlia degli anni Novanta. I più sensibili agli stereotipi di genere avranno qualcosa da ridire sulle dinamiche di Tifa, Aerith e Cloud. Al tempo stesso però sono state rinnovate in modo convincente alcuni aspetti del gameplay. Il sistema di combattimento è ibrido, vuole dire che ha abbandonato il sistema a turni del 1997 per rincorrere la frenesia dello strategico in tempo reale. A differenza però del remake però la sfide non si limitano a premere a caso tasti per tirare spadate, serve come in origine studiare bene le caratteristiche dei personaggi, usare la tattiche e sfruttare i punti deboli degli avversari. C’è più pensiero rispetto a quello che invece sembra essere apprezzato sul mercato commerciale videoludico. Questo per dire che Final Fantasy ha saputo non scendere troppo a compromesso con la modernità e con quello che si presume pretenda la generazione Z da un videogame. Ecco perché raccontare Final Fantasy e un adolescente non è così banale. Serve pazienza e attenzione al dettaglio. Se si superanno indenni le prime quattro ore di gioco, Final Fantasy VII Rebirth farà la sua magia. Che quella di portarti altrove. Dove – spoiler – si piange moltissimo. Ma solo se sei stato uno di quelli del 1997.



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