Filomena Nitti, la scienziata che rinunciò al Nobel per “la famiglia”
Nel libro di Carola Vai la storia della studiosa che dedicò la vita alla ricerca scientifica insieme al marito e a lui lasciò onori e gloria
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Sembrano sempre troppo poche le storie note di donne straordinarie. Carola Vai con Filomena Nitti e Il Nobel negato ne regala una, italiana. Filomena Nitti, infatti, è stata una donna straordinaria dalla vita straordinaria. Coetanea di Rita Levi-Montalcini, ricercatrice in campo medico, fu un’eccellenza italiana messa in ombra dalla storia, dal successo dei due uomini della sua vita, il padre, ministro del governo Giolitti ed europeista Francesco Saverio Nitti e il marito, lo scienziato Daniel Bovet, premio Nobel per la medicina nel 1957. La carriera del padre prima e del marito poi condizionarono inevitabilmente le scelte della scienziata ma non spezzarono mai l’orgoglio e la consapevolezza di Filomena che continuò a dedicarsi alla ricerca scientifica in campo medico. A lei insieme al fratello Federico e Bovet dobbiamo il primo farmaco antistaminico. Insieme posero le basi per le ricerche che portarono alle prime cure della chemioterapia e tanto altro.
Se Rita Levi Montalcini dichiarò sempre con forza la sua dedizione alla sola scienza e la scelta di non dovere nulla a nessun altro, meno che mai a un marito, Filomena Nitti visse tutti i ‘ruoli’ del femminile, donna di scienza, madre amorevole e moglie dedicata.
Rita e Filomena, due vite parallele e lontanissime, due versioni dell’amore per la ricerca scientifica che Carola Vai nel suo libro Filomena Nitti e Il Nobel negato accosta perché coetanee (è autrice anche dell’unica biografia completa di Rita Levi Montalcini per Rubettino Editore), con un curriculum professionale d’eccellenza, cresciute nello stesso clima politico e sociale. Due pioniere, una figlia del Nord, ebrea, che visitò l’Europa come turista, l’altra figlia del Sud, che visse la fuga politica con la famiglia. Entrambe, per anni, vissero il desiderio di tornare in patria.
Nonostante l’esilio giovanissima con la famiglia prima in Svizzera e poi a Parigi, Filomena non fu schiacciata dalle vicende della famiglia, né si fece abbattere, anzi, maturò, dopo l’adolescenza, un carattere ribelle che si scontrava, anche politicamente con il padre (fu lei la prima comunista della famiglia).








