I film del fine settimana

“Dracula”, la dissacrazione del mito secondo Radu Jude

Arriva al cinema il nuovo film del celebre regista rumeno. Tra le novità anche il brasiliano “Manas”

di Andrea Chimento

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Un nuovo “Dracula” ma diverso da tutti gli altri: Radu Jude, regista tra i più interessanti del cinema rumeno contemporaneo, riprende fin dal titolo il mito del Conte vampiro più celebre di ogni epoca, optando però per un intento fortemente dissacratorio.

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Non è semplice riassumere una trama in cui si affastellano episodi e situazioni differenti: da una folkloristica caccia a un uomo travestito da vampiro si passa al fantascientifico ritorno di Vlad l’Impalatore, a una love story, a uno sciopero che coinvolge Dracula e alcuni zombi e persino a un adattamento del primo romanzo di vampiri rumeno.

“Dracula” e gli altri film della settimana

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Con il suo stile perennemente provocatorio, Jude – autore di “Sesso sfortunato o follie porno”, film vincitore dell’Orso d’oro a Berlino nel 2021 – crea una serie continua di sketch, che si alternano e che hanno come unico collante un regista (alter ego dello stesso Jude?) che ci guida in questa folle decostruzione della figura di Dracula e che si conclude addirittura con un breve episodio ambientato nella Romania contemporanea.

In questo minestrone dal sapore postmoderno, gli ingredienti messi a bollire sono davvero molti e, seppur rimanga più di uno spunto su cui riflettere al termine della visione, la confusione finisce per prevalere sull’intelligente base di partenza della narrazione.

Gli intenti infatti sono interessanti, grazie alla scelta di descrivere la volgarità di un mondo che ha ormai devastato il mito con forme popolari di dubbio gusto, mescolate a un’altra riflessione (in precedenza Jude aveva realizzato l’ottimo “Do Not Expect Too Much From the End of the World” del 2023) sull’intelligenza artificiale e le sue derive più grottesche e raccapriccianti.

Jude gioca con l’estetica del brutto, ma questa volta rischia di sprofondarci dentro, a causa di scelte ridondanti.

 

Una durata eccessiva

 

Jude mette tantissima carne al fuoco nei 172 minuti di una pellicola che soffre di una certa prolissità, nonostante l’interesse per vedere come questa “follia cinematografica” prosegua lungo la sua narrazione non crolli di fatto mai.

Il sarcasmo del regista non è in discussione, ma funziona davvero soltanto nell’unico episodio politico del film (uno sciopero contro il capitalista Dracula) e nella caccia a due interpreti che hanno dato vita a un siparietto vampiresco in un triste locale notturno. Per il resto la pellicola è un’accozzaglia senza freni, poco equilibrata e che finisce per rendere l’intera visione davvero faticosa e decisamente più povera di contenuti di quanto avrebbe potuto essere. Alcune storie sono del tutto superflue e prive di attrattiva, tanto che il film sarebbe stato ben più ricco con una durata di molto inferiore e numerosi tagli in fase di montaggio.

Nonostante il mezzo passo falso, il cinema di Jude non può che continuare a interessare e sorprendere e la curiosità è molto alta per scoprire il suo nuovo progetto, “The Diary of a Chambermaid”, che sarà presentato alla Quinzaine des Cinéastes del Festival di Cannes che inizierà la prossima settimana.

 

Manas

 

Tra le novità in sala c’è anche il brasiliano “Manas”, esordio nel lungometraggio di finzione per Marianna Brennand.

Ambientato sull’isola di Marajó, in piena foresta amazzonica, il film ha come protagonista Marcielle, una ragazza che, condizionata dalle parole della madre, venera la sorella maggiore pensando sia fuggita da quella vita squallida trovandosi un “brav’uomo” su una delle chiatte che solcano la zona. Man mano che la narrazione procede, però, Tielle si scontra con la realtà e comprende di essere intrappolata tra due ambienti violenti. Preoccupata per la sorellina e per il futuro desolante che le attende, decide di affrontare il sistema che opprime la sua famiglia e le donne della comunità.

Presentato nella sezione delle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia 2024, è un film che si è meritato di trovare spazio nelle nostre sale, grazie a una sceneggiatura interessante e ricca di spunti sociologici decisamente profondi.

Qualche passaggio acerbo nella messinscena è presente e a volte i messaggi proposti sono troppo didascalici, ma l’operazione è comunque sincera e sentita, oltreché capace di farci empatizzare con le situazioni raccontate.

L’ennesima conferma dello straordinario stato di salute del cinema brasiliano degli ultimi anni.

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