I film del fine settimana

“Green Border”, un film struggente per aprire gli occhi sul dramma dei migranti

Nelle sale arriva il nuovo lungometraggio di Agnieszka Holland, vincitore del Premio speciale della Giuria alla Mostra di Venezia dello scorso anno

di Andrea Chimento

Una scena del film «Il colore viola»

3' di lettura

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Il cinema impegnato è il grande protagonista del weekend in sala: tra i titoli più attesi della settimana c’è “Green Border”, nuova pellicola di Agnieszka Holland e una delle visioni più significative degli ultimi tempi per quanto riguarda le tematiche proposte.
Il titolo fa riferimento al cosiddetto “confine verde” tra Bielorussia e Polonia, dove i migranti provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa cercano faticosamente di raggiungere l’Unione Europea, ma si trovano intrappolati in un vortice di orrori impossibile da prevedere.

In questa guerra sommersa si intrecciano le vite di una famiglia siriana, di una giovane guardia di frontiera e di un’attivista di recente formazione. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2023, dove ha ottenuto il Premio speciale della Giuria, “Green Border” è un film ricchissimo di personaggi tanto da poterlo considerare un’opera corale attorno a un luogo tanto delicato per gli scenari politici internazionali.Oltre a quest’ultimo aspetto, però, Agnieszka Holland si concentra in particolare sugli esseri umani, sulle sofferenze che patiscono nella speranza di migliorare la propria vita, riuscendo efficacemente a farci empatizzare con tante delle figure in scena.L’intento della regista polacca è soprattutto quello di aprirci gli occhi per scoprire realtà che non vengono descritte e messe in luce facilmente: l’obiettivo è riuscito, anche grazie alla capacità di rendere le vicende raccontate qualcosa di universale con un fortissimo legame con l’attualità che tutti dovremmo conoscere.

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La capacità di far riflettere

È una visione di grande intensità “Green Border”, un film che non risparmia momenti molto crudi per rappresentare le angherie subite da chi pensa di aver raggiunto il suo sogno e che invece finisce in un incubo simile a quello da cui scappava. Alcuni di questi passaggi sono al limite di un cinema ricattatorio che vuole forzare la mano nel coinvolgere lo spettatore a tutti i costi, ma gli spunti proposti e il racconto delle macchinazioni che avvengono lungo quel confine sono di grande interesse e capaci di scuotere a fondo.

«Green Border»

L’autrice polacca, nota per pellicole come “Europa Europa” e “Il giardino segreto”, in questo caso non ha diretto soltanto un prodotto impegnato, che ha fatto nascere in patria anche numerose polemiche: “Green Border” è soprattutto un film arrabbiato, vittima di alcuni momenti altalenanti durante le circa due ore e mezza di durata, ma in grado di far riflettere e rimanere impresso dopo la visione.Si sente tutto l’impegno con cui la regista classe 1948 l’ha diretto e il suo desiderio di colpire lo spettatore dal primo all’ultimo minuto: obiettivo riuscito, anche grazie a una fotografia in bianco e nero semplicemente raggelante e al lavoro di un cast senza dubbio all’altezza del resto dell’operazione.

Il colore viola

Esempio di cinema impegnato è anche “Il colore viola” di Blitz Bazawule, un altro dei titoli più attesi del weekend in sala.Si tratta dell’adattamento cinematografico dell’omonimo musical di Broadway, a sua volta ispirato al celebre romanzo di Alice Walker, vincitore del Premio Pulitzer nel 1983: è la seconda trasposizione cinematografica del romanzo dopo il film del 1985 di Steven Spielberg, tornato come produttore del film di Bazawule assieme a Oprah Winfrey, protagonista della pellicola di quasi quarant’anni fa.Ambientato all’inizio del Novecento nel sud degli Stati Uniti, il film racconta la storia di un gruppo di donne afroamericane, che nel corso della loro vita affrontano momenti davvero difficili e combattono diverse lotte. Prima tra tutte c’è Celie, che sin dalla giovanissima età ha subito soprusi, dapprima a causa del padre violento e incestuoso, e poi per un marito alcolizzato e facinoroso, che è stata costretta a sposare. È sia un racconto di formazione che un percorso di emancipazione quello che mette in scena questa pellicola, ben interpretata e di discreta confezione, ma a cui mancano grandi guizzi per potersi imprimere davvero nella mente degli spettatori.

«Il colore viola»

Nonostante alcuni passaggi emozionanti, la resa è eccessivamente convenzionale e c’è anche qualche calo di troppo lungo i suoi 141 minuti. La notevole colonna sonora è curata da Kris Bowers e contiene alcune canzoni originali del musical di Broadway, eseguite da diverse popstar internazionali tra cui Alicia Keys, Usher, Mary J. Blige e Missy Elliott, oltre che dalle attrici del cast H.E.R, Ciara e Halle Bailey (quest’ultima diventata famosa grazie al remake Disney de “La sirenetta”).


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