Filiera e tracciabilità, l’innovazione spinge il food made in Italy
La grande attenzione agli aspetti legati alle attività sociali porta le imprese virtuose fra i Leader della sostenibilità Statista-Sole 24 Ore
di Micaela Cappellini
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Per la filiera agroalimentare, dal campo fino alla tavola, sostenibilità è oggi sempre più la parola d’ordine. Lo chiede l’Unione europea, con il Green deal e la strategia Farm to fork, che impongono una riduzione entro il 2030 del 50% dei pesticidi, del 20% dei fertilizzanti e del 50% degli antibiotici negli allevamenti. E lo suggerisce anche il Recovery Plan, che darà concretamente un supporto economico a chi investirà in innovazione sostenibile. Il comparto food & beverage è stato tra i primi a scommettere sulla sostenibilità. Non a caso vede diverse imprese fra i Leader della sostenibilità 2021 Il Sole 24 Ore - Statista.
Tra i grandi gruppo che ci credono da tempo c’è Barilla, che per promuovere gli obiettivi sanciti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite nel 2009 ha dato vita a una vera e propria fondazione. Il gruppo di Parma investe sulla filiera made in Italy del grano e di altri ingredienti di qualità, incentiva le pari opportunità ed è stato insignito del Welcome award dell’Onu per aver assunto rifugiati e averli integrati in diversi Paesi in cui opera.
Tra gli annunci più recenti, in ordine di tempo, c’è invece quello di illycaffè, che è appena entrata nel club B Corp delle aziende che si impegnano a rispettare i più alti standard di performance sociale e ambientale. La filiera sostenibile di illycaffè si basa su un sistema di relazioni dirette con i propri fornitori di arabica, cui riconosce prezzi superiori a quelli medi di mercato in cambio dell’impegno ad aumentare gli standard di qualità.
Sempre nel campo del caffè, anche Lavazza ha una sua fondazione per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Inoltre, l’anno scorso l’azienda di Torino ha lanciato il progetto “Roadmap to Zero”, che dovrà portare il gruppo alla completa neutralizzazione del proprio impatto carbonico entro il 2030 con un investimento, solo per il biennio 2020-2021, di circa 50 milioni di euro.
Per aumentare la sostenibilità del suo olio l’umbra Monini ha puntato tutto sull’innovazione, dalle tecnologie per l’agricoltura di precisione che permettono di non sprecare l’acqua fino alla tracciabilità dei prodotti dal campo alla tavola. La marchigiana Fileni, invece, ha investito sul packaging riciclabile, sull’abbattimento dei costi di trasporto e sull’obiettivo di arrivare al 100% di energia provenienti da fonti rinnovabili. Le sue carni, inoltre, sono allevate senza il ricorso agli antibiotici e i mangimi utilizzati negli allevamenti sono tutti non Ogm.

