“Figli nostri”, il podcast che dà voce ai giovani detenuti negli Ipm italiani
Un viaggio in cinque puntate dentro gli istituti penali minorili attraverso le voci dei ragazzi detenuti, degli educatori e degli operatori. Tra prevenzione, carenze strutturali e percorsi di reinserimento, emerge il ritratto di un sistema complesso e spesso invisibile
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Raccontare un mondo troppo spesso deformato da narrazioni parziali, restituendone invece la complessità: storie di caduta e di rinascita, dentro e fuori le mura degli istituti penali minorili. È questo il cuore di “Figli nostri”, il podcast originale di Radio24 che attraversa gli Istituti Penali per i Minorenni (Ipm) italiani, dando voce agli adolescenti e ai giovani adulti che hanno commesso un reato.
Il progetto si sviluppa in cinque puntate costruite sulle testimonianze dirette dei ragazzi detenuti, degli educatori e degli operatori del sistema penitenziario e delle comunità. Un racconto corale, che prova a illuminare ciò che resta spesso invisibile. A guidare l’ascolto sono le giornaliste e conduttrici di Radio 24 Livia Zancaner e Maria Piera Ceci, che accompagnano il pubblico oltre cancelli e porte blindate, dentro luoghi raramente accessibili allo sguardo esterno.
Napoli, Bologna, Milano, Roma e Palermo diventano così le tappe di un itinerario fatto di storie personali, silenzi e dati, necessario per comprendere chi sono davvero questi giovani e per interrogarsi sulle responsabilità collettive. Perché, in fondo, sono anche loro “figli nostri”.
Il confronto alla comunità Kayros
Presentato giovedì 9 aprile a Vimodrone, alle porte di Milano, presso la comunità Kayros, il podcast è stato al centro di un confronto che ha coinvolto operatori della giustizia, istituzioni e mondo educativo. Con le autrici hanno discusso don Claudio Burgio, fondatore della comunità Kayros e cappellano dell’Ipm Cesare Beccaria di Milano; Paola Ortolan, presidente del Tribunale per i Minorenni di Milano; Luca Villa, procuratore presso lo stesso tribunale; la senatrice Simona Malpezzi e i rapper Francesco “Kento” Carlo e Luca “Lucariello” Caiazzo.
Il rap come strumento educativo
Da anni impegnati in laboratori di scrittura rap all’interno degli Ipm italiani, Kento e Lucariello hanno raccontato il valore della musica nei percorsi di reinserimento. «Il rap è mettere in mano una penna a chi spesso non l’ha mai usata», ha spiegato Kento. «Lì ci sono ragazzi uguali ai nostri figli: pieni di energia, di sogni, di voglia di fare. È un lavoro che ci restituisce più di quanto diamo», ha aggiunto Lucariello, che nei mesi scorsi ha realizzato un singolo con due giovani detenuti dell’Ipm di Benevento.








