Fifa, il quarto mandato di Infantino mette alla prova la governance
La candidatura per il 2027 solleva un problema di governance del calcio mondiale
3' di lettura
3' di lettura
Il calcio muove miliardi, plasma identità e offre a intere comunità un linguaggio comune. La FIFA, che per il ciclo 2023-2026 ha previsto ricavi per 11 miliardi di dollari, non è soltanto una federazione sportiva: è un regolatore globale, un organizzatore di competizioni e un grande operatore economico. Un’istituzione di questa portata non può essere governata come un circolo privato. La prossima elezione del suo presidente dovrebbe quindi diventare l’occasione per discutere non solo chi guiderà la FIFA, ma con quali regole e con quali contrappesi.
Chiedilo al Sole
Il primo banco di prova riguarda proprio Gianni Infantino. Al Congresso di Vancouver del maggio 2026 il presidente ha annunciato la ricandidatura nel 2027. Se eletto, resterebbe al vertice fino al 2031, per un totale di quindici anni, solo due anni meno dei diciassette trascorsi da Sepp Blatter alla presidenza. Questo mette alla prova la credibilità delle riforme approvate dopo lo scandalo che travolse la gestione Blatter.
Nel 2016 il Congresso straordinario introdusse, tra le misure destinate a ricostruire la fiducia nell’organizzazione, un limite di tre mandati. Infantino, allora segretario generale dell’UEFA, aveva partecipato ai lavori del Comitato di riforma della FIFA. Il tetto dei dodici anni aveva un obiettivo preciso: ridurre i rischi di concentrazione del potere, autoreferenzialità e impunità.
L’articolo 33, paragrafo 2, dello Statuto stabilisce che nessuno possa ricoprire la carica di presidente per più di tre mandati. Infantino fu eletto per la prima volta nel febbraio 2016 e poi confermato nel 2019 e nel 2023. Nel dicembre 2022 il Consiglio FIFA ha però aderito all’interpretazione del Comitato Governance, Audit e Compliance secondo cui il periodo 2016-2019 non costituisce un mandato ai fini del limite.
È qui che una controversia statutaria diventa un problema di governance. La FIFA non ha reso note le motivazioni complete che hanno portato a escludere dal conteggio quasi tre anni di presidenza. In assenza di una clausola statutaria esplicita sul trattamento del mandato parziale, una decisione tanto rilevante avrebbe richiesto un percorso particolarmente trasparente, una motivazione pubblica e un vaglio realmente indipendente.







