Innovazione

Fibrillazione atriale: è la tecnologia pulsata la nuova frontiera

E’ una delle strategie più efficaci soprattutto se eseguita nelle fasi iniziali della malattia, quando il cuore del paziente è ancora strutturalmente sano

di Ernesto Diffidenti

Fibrillazione atriale: la nuova frontiera è la tecnologia ablativa

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La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più diffusa in Italia, con circa 1,1 milioni di pazienti diagnosticati. Colpisce l’1-2% della popolazione generale e oltre l’8% degli over 65, rappresentando una delle principali cause di ictus ischemico e di accessi al pronto soccorso. A causa del progressivo invecchiamento della popolazione, si stima che i casi quasi raddoppieranno, arrivando a circa 2 milioni entro il 2060.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Si tratta di un fenomeno che, da un lato, riflette i progressi della medicina e il miglioramento della qualità di vita, consentendo alle persone di vivere più a lungo; dall’altro, pone importanti sfide assistenziali e organizzative, perché questi pazienti necessitano di un percorso di cura e di monitoraggio continuo.

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Trattamenti sempre più efficaci

“Oggi disponiamo di strumenti terapeutici sempre più efficaci per la gestione della fibrillazione atriale - sottolinea Patrizio Mazzone, Direttore della Cardiologia 3 Elettrofisiologia, Ospedale Niguarda di Milano -. Da un lato abbiamo nuovi farmaci, soprattutto per la prevenzione e il trattamento dello scompenso cardiaco; dall’altro possiamo contare su anticoagulanti che utilizziamo da tempo e che hanno dimostrato una grande efficacia nel ridurre il rischio di eventi tromboembolici”. L’evoluzione più significativa, tuttavia, riguarda l’ambito tecnologico. “Negli ultimi anni - continua - abbiamo assistito a importanti progressi nei dispositivi e nei materiali utilizzati per l’ablazione trans catetere, una procedura che rappresenta oggi una delle strategie più efficaci per il trattamento della fibrillazione atriale, soprattutto quando viene eseguita nelle fasi iniziali della malattia, quando il cuore del paziente è ancora strutturalmente sano”.

Cos’è la Pulsed Field Ablation

L’ablazione ha ormai una storia consolidata, che dura da circa trent’anni, “ma recentemente si è affermata una nuova forma di energia, nota come Pulsed Field Ablation (PFA), basata sul principio dell’elettroporazione. Si tratta di una tecnologia che sta cambiando in modo significativo il nostro approccio alla procedura”.

La PFA utilizza impulsi elettrici ultrarapidi per colpire e neutralizzare selettivamente solo le cellule cardiache malate, salvaguardando i tessuti circostanti come nervi ed esofago. Ma a fronte di una prevalenza in costante crescita della fibrillazione atriale, l’accesso alla terapia ablativa non è ancora proporzionato al numero di pazienti potenzialmente candidabili. Questo fenomeno dipende da diversi fattori.

“Da un lato – spiega Alessandro Giorgetti, direttore generale Divisione di Elettrofisiologia di Abbott in Italia - esistono ancora barriere culturali: molti pazienti arrivano troppo tardi o continuano a considerare l’ablazione come un’opzione di ultima linea. Dall’altro vi sono aspetti organizzativi legati alla capacità dei centri, alla disponibilità delle sale e alla crescente pressione sui reparti di elettrofisiologia. In un contesto in cui il volume aumenta anno dopo anno, il tema dell’efficienza dei percorsi diventa cruciale.

È proprio qui che la Pulsed Field Ablation può rappresentare un fattore abilitante e Abbott è presente sul mercato con alcune innovazioni. “Da una parte, Volt PFA è stato progettato per supportare procedure dedicate all’isolamento delle vene polmonari attraverso un workflow standardizzato e altamente efficiente – continua Giorgetti -. Dall’altra, TactiFlex Duo rappresenta un’evoluzione particolarmente interessante perché mette a disposizione degli operatori la possibilità di utilizzare, attraverso un unico catetere, sia la forma di energia a campo pulsato sia la radiofrequenza, consentendo di adattare la strategia terapeutica a qualsiasi paziente, esigenza clinica o anatomia”.

Il valore delle persone e il ruolo in sala operatoria

Quando si parla di innovazione in sanità si tende spesso a concentrarsi sulla tecnologia, ma la vera differenza la fanno sempre le persone. Questo vale in modo particolare nell’elettrofisiologia, dove l’evoluzione delle piattaforme richiede figure professionali capaci di coniugare competenze tecniche avanzate e una forte capacità relazionale. Il background scientifico e bioingegneristico è naturalmente fondamentale ma in sala operatoria si lavora in contesti caratterizzati da elevata intensità, tempi decisionali rapidi e forte multidisciplinarietà. “I nostri specialisti – sottolinea Giorgetti - devono comprendere il funzionamento di sistemi complessi, interpretare dati in tempo reale e supportare l’utilizzo di tecnologie altamente sofisticate. Per questo ritengo che le soft skills siano diventate altrettanto importanti come le competenze tecniche. Penso innanzitutto alla capacità di comunicare in modo chiaro ed efficace, di ascoltare le esigenze dell’équipe, di mantenere lucidità e autocontrollo sotto pressione e di adattarsi rapidamente a situazioni che possono evolvere nel corso della procedura”.

E nel futuro dell’elettrofisiologia già non si parla più di una singola innovazione, ma dalla convergenza di più tecnologie capaci di rendere le procedure sempre più personalizzate, predittive e integrate. “L’Intelligenza Artificiale, l’imaging avanzato, i sistemi di mappaggio ad alta densità e le nuove tecnologie di ablazione stanno già iniziando a dialogare tra loro – conclude Giorgetti -. Il vero salto di qualità avverrà quando queste informazioni potranno essere elaborate in modo sempre più intelligente per supportare il processo decisionale clinico”.

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