Telecomunicazioni

FibreConnect, investimenti e accordi per spingere la fibra tra le Pmi dei distretti

La società wholesale punta su investimenti mirati, partnership strategiche e sinergie con player locali per portare la banda ultralarga alle Pmi

di Andrea Biondi

Internet connection with the optical fiber. Concept of fast internet

2' di lettura

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Il punto di partenza sta nelle circa 14mila aree industriali in Italia, con necessità di fibra che arrivi fino a destinazione, con banda garantita. È qui che FibreConnect ha deciso di giocare la propria partita nella consapevolezza della richiesta da parte delle imprese all’interno delle aree industriali che hanno necessità di servizi dedicati e ad alto valore aggiunto.

«Abbiamo scelto di investire nelle aree industriali che, paradossalmente, finiscono per essere più trascurate dai grandi operatori, dove la scarsa densità abitativa scoraggia i big delle telecomunicazioni. In queste zone realizziamo reti capillari, in collaborazione con gli enti locali, capaci di garantire una connessione stabile e performante anche in presenza di condizioni infrastrutturali complesse», spiega al Sole 24 Ore Salvatore Lombardo, Vice General Manager di FibreConnect con lunghi trascorsi da direttore generale di Infratel, società in house del Mimit incaricata proprio di favorire l’infrastrutturazione a banda ultralarga del Paese.

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Del resto il contesto italiano parla chiaro: secondo l’Osservatorio Agcom– Polimi, a settembre 2024 solo il 49% delle Pmi aveva accesso a una rete Ftth. Eppure queste imprese rappresentano il 41% del fatturato italiano e un terzo della forza lavoro.

FibreConnect si definisce un operatore wholesale business: non offre servizi direttamente al consumatore finale, ma lavora con 93 (ad ora) Internet Service Provider (Isp) locali e nazionali per rendere accessibili connessioni in fibra ad alte prestazioni a più di 56mila imprese italiane. «Secondo il nostro Piano - puntualizza lombardo - dovremmo arrivare a 86mila in 201 aree industriali entro la fine dell’anno», quando la società, nata nel 2022, dovrebbe arrivare all’equilibrio finanziario.

Non è una rivoluzione, semmai un tentativo ordinato di evoluzione. FibreConnect si muove forte del sostegno di due investitori istituzionali: il fondo italiano Azimut Libera Impresa, che detiene il 55%, e il fondo paneuropeo Marguerite, focalizzato su progetti infrastrutturali sostenibili, con il 45%. È di qualche giorno fa il closing dell’operazione che ha portato all’ingresso di Marguerite.

Il mercato, d’altronde, vive una fase di transizione. Gli operatori storici sono coinvolti in operazioni di ristrutturazione o consolidamento, mentre le ambizioni pubbliche – come il piano “Italia 1 Giga” finanziato dal Pnrr – faticano a procedere con il passo sperato. In questo contesto, Fibreconnect prova a ritagliarsi uno spazio, proponendosi anche come partner tecnologico per le imprese multi-sede o con esigenze internazionali. È il caso dell’accordo con China Mobile per connettere direttamente sedi in Italia e Cina, un’infrastruttura pensata per facilitare l’export e la gestione di filiere globali.

La vera scommessa, però, resta tutta nazionale. Le imprese italiane, secondo il Digital Transformation Index, sono ancora a metà del guado: solo il 28% ha avviato un percorso di digitalizzazione strutturato. FibreConnect, nel suo piccolo, punta a fornire la base tecnologica per accelerare questa trasformazione. Come? Anche attraverso l’aumento di partnership anche con le multiutility, cui la società wholesale di Azimut e Marguerite guarda con sempre maggiore attenzione dopo aver, su un altro versante - stretto partnership anche con i suoi diretti concorrenti Open Fiber e Fibercop, per mettere in sinergia i tratti di rete già realizzati.

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