Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
6' di lettura
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Ampliare la gamma di autovetture, senza però intaccare il carattere di lusso esclusivo del marchio. Inoltre: spingere sul fronte del motore ibrido e arrivare alla sua industrializzazione. Ancora: cogliere le ulteriori potenzialità di crescita in Asia-Pacifico. Sono tra le priorità di Ferrari a sostegno del business. Un’attività, quella del gruppo di Maranello, che nel primo trimestre del 2017 è stata caratterizzata dalla crescita di bilancio. L e vetture consegnate sono salite del 6%. Il fatturato netto si è assestato a 821 milioni in aumento del 22% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+20,4% a tassi di cambio costanti). L’Ebitda reported, da parte sua, è stato di 242 milioni a fronte dei 178 milioni di un anno prima. L’utile netto invece è salito a 124 milioni (era arrivato a 78 milioni al 31/3/2016). Infine la marginalità: il rapporto tra il Mol adjusted e i ricavi netti si è assestato al 29,5% mentre alla fine del primo trimestre del 2016 era al 26,3%.
Al di là delle dinamiche di conto economico il risparmiatore pone però un quesito: quali sono le strategie di sviluppo aziendale? Per rispondere è utile conoscere meglio l’oggetto sociale di Ferrari. Il core business, al di là della nota attività in Formula 1, è costituito dal cosiddetto: «Cars and spare parts». Si tratta dell’attività, realizzata in funzione agli ordini ricevuti della clientela, che comprende progettazione, sviluppo, produzione ed eventuale personalizzazione delle autovetture (e loro ricambi). I Veicoli, a ben vedere, sono divisi in due classi: Sport Car e Gran Turismo (cui si aggiungono le serie speciali, limitate e le supercar). Ebbene: tra i focus, oltre alla ricerca delle strategie per definire i corretti prezzi di vendita, c’è per l’appunto l’ampliamento della gamma di autovetture. Una priorità funzionale anche, e soprattutto, al proposito di incrementare le auto consegnate (lo scorso anno sono aumentate del 6% a 8.014 unità). In che modo, allora si prevede di articolare maggiormente il portafoglio?
La società, che ha escluso l’ipotesi del Suv, non dà indicazioni. Ciò detto non è fantascienza l’idea che possa esserci un focus sul settore Gran Turismo. Ad esempio: ipotizzare un’automobile che, tra le altre cose, consenta una maggiore fruibilità quotidiana. Al di là delle congetture, che peraltro inducono a ipotizzare come l’automobile attesa al prossimo salone di Francoforte possa essere proprio una Gran Turismo, ciò che rileva è il doppio binario che Ferrari va percorrendo: da una parte ampliare la gamma delle autovetture, agevolandone così l’incremento delle consegne annuali e dei margini del gruppo; dall’altra evitare che la strategia possa in qualche modo intaccare l’esclusività e l’allure del marchio.
Già, il marchio. Rispetto ad esso si è molto parlato in merito alla sua estensione ad aree contigue di business. Quale allora lo stato dell’arte della strategia? Per rispondere è dapprima necessaria una precisazione. La società di Maranello «possiede» due brand: il primo è il noto «scudetto» della Scuderia Ferrari; il secondo, invece, è quello istituzionale che si trova sul cofano autovetture. Ebbene: quando si parla di estensione del brand si fa riferimento solo a quest’ultimo. Ciò detto, seppure il gruppo stia ovviamente già lavorando al progetto, l’impegno sul fronte automobilistico (in particolare sul motore ibrido) ha la priorità. Di conseguenza il tema in oggetto, secondo quanto indicato nella conference call sul primo trimestre 2017, dovrebbe concretizzarsi nel 2019. È in quell’esercizio che sono attesi i primi concreti esempi. In generale comunque, analogamente all’ampliamento della gamma di autovetture, la strategia è di non intaccare gli elementi che caratterizzano il marchio: dal lusso esclusivo all’elevato design fino all’innovazione tecnologica. In tal senso, secondo diversi esperti, la realizzazione da parte di Ferrari e Hublot del cronografo per i 70 anni della stessa società può rappresentare un archetipo. Un esempio di quanto potrebbe accadere sul fronte dell’espansione del brand.
Fin qui alcune indicazioni sull’ampliamento della gamma delle vetture e del marchio. Quali invece le mosse rispetto al motore ibrido? Ferrari (lo ha ribadito nella conference call) è convinta che la tecnologia in oggetto sia essenziale al business. Un sistema che, da una parte, già di per sé implicherà l’articolazione del portafoglio autovetture; e dall’altro, unito alla combustione tradizionale, aiuterà ad incrementare il totale dei veicoli prodotti annualmente (il potenziale è visto oltre le 10.000 unità). A fronte di ciò si spiegano gli investimenti sull’ibrido che, seppure indirettamente, sono segnalati dai maggiori Capex. Nel 2017 Ferrari prevede, rebus sic stantibus, un Capital expenditure intorno a 360 milioni. L’esborso per circa il 45% è sullo sviluppo dei veicoli. Il restante (oltre al 5% di maintenance) è invece è impiegato sull’R&D capitalizzato. Ebbene: parte di quest’ultimo è proprio focalizzato sul motore ibrido.