Fendace, a Milano si celebra la fusione calda fra Fendi e Versace
Nel cortile della sede di Versace va in scena lo scambio fra menti creative: Kim Jones, direttore artistico di Fendi, disegna una piccola collezione per la maison della Medusa, Donatella fa lo stesso con il marchio della doppia F
di Angelo Flaccavento
1' di lettura
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A Milano la fashion week si chiude a sorpresa con Fendace, inattesa e dirompente collaborazione tra Versace e Fendi, due marchi italiani dall'immaginario potente - compiaciutamente esibizionista, sensuale e mediterraneo - riassunto da loghi che si sono impressi a fuoco nell'immaginario collettivo: la Medusa da un lato e la doppia F dall'altro.
A differenza del modello Gucci / Balenciaga, che ha fatto da apripista, qui si lavora sull'idea dello scambio di padrone di casa: Kim Jones, direttore artistico di Fendi, disegna una piccola collezione Versace, mentre Donatella disegna una piccola collezione Fendi - che però fa indossare a modelle con la parrucca lunga biondo platino, come a dire «questa è casa mia» perché la sfilata è nel mitico cortile di via Gesù.
Per Versace, allora, sono le spille da balia, le stampe barocche e i tagli dionisiaci, nella visione secca di Jones; per Fendi, le FF ritmiche e la grandeur romana nella interpretazione ultraglamour di Donatella. A condire il tutto, accessori a doppio logo che scateneranno appetiti famelici nel pubblico di oggi, sempre pronto a esibire. Quel che sorprende dell'operazione, però, non è tanto l'azzardo del modello di business, e nemmeno l'acume dell'intuizione commerciale, quanto la continuità, palpabile in passerella, tra i due marchi, testimonianza di in un momento in cui l'identità di un brand non è più una sigla di stile, ma un piano di marketing.


