Femminicidi, in Europa si combatte una guerra (non dichiarata) contro le donne
L’istituto mediterraneo per il giornalismo investigativo (Miir) di Atene inseme a Edjnet ha condotto la prima un’indagine transnazionale sul fenomeno dei femminicidi, ma anche sulla sconcertante carenza di dati aggiornati sul fenomeno
di Michela Finizio
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«Una guerra silenziosa contro le donne». Così è stato definito il fenomeno dei femminicidi dall’Istituto mediterraneo per il giornalismo investigativo (Miir) di Atene in una recente inchiesta pubblicata in collaborazione con 17 testate internazionali aderenti allo European data Journalism network. Tra gli altri dati che emergono dall’analisi europea, fa impressione il trend emerso dopo la pandemia: la Grecia ha avuto il più alto aumento annuo di femminicidi (+187,5%), da 8 episodi nel 2020 a 23 rilevati 2021; la Slovenia ha registrato un aumento del 100% nel 2020; confrontando i dati del biennio pandemico con quelli del 2019, anche Germania e Italia hanno visto un aumento significativo dei femminicidi.
«I dati dei paesi europei sono abbastanza simili, ma il fenomeno dei femminicidi negli ultimi anni è più avvertito nei paesi latini, dove continua a crescere la sensibilità sulle violenze di genere, anche per ragioni socio-culturali». Con queste parole Stefano Delfini, direttore del servizio di analisi criminale della direzione centrale Polizia Criminale, presenta gli ultimi dati italiani, consapevole dell’attenzione crescente sul fenomeno. Le ultime analisi sulle violenze di genere, elaborate dal dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, verranno presentate l’8 marzo nell’ambito delle celebrazioni della Festa della donna.
La difficoltà di raccogliere dati sui femminicidi
È parte integrante di questa “guerra” la difficoltà stessa di raccogliere dati omogenei a livello europeo sui femminicidi. «Non esiste una fattispecie di reato specifica e le statistiche che pubblichiamo ogni settimana per monitorare il fenomeno si fondano solo sulle informazioni operative di Polizia che ci permettono di ricostruire l’accaduto. Solo così arriviamo a catalogare l’omicidio in base al contesto in cui è avvenuto e sulla relazione tra vittima e autore», spiega Delfini.
Il dibattito sull’opportunità di riconoscere il femminicidio come un crimine a sé stante è presente in molti Paesi europei. Finora solo due Stati, Cipro e Malta , hanno osato fare questo passo. Gli altri (Grecia, Serbia, Francia, Austria, Germania e Francia) non hanno un riconoscimento legale vero e proprio. Analogamente nel caso italiano esistono aggravanti per la violenza domestica e sessuale, ma a oggi non esiste un aggravante per il movente di genere.
L'istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige), il principale riferimento statistico su questa materia, lo definisce come l’omicidio di una donna per via della sua appartenenza di genere. Riprendendo la definizione della commissione statistica dell’Onu, adottata anche da Istat in Italia.








