Fatti inauditi negli Usa e le istituzioni non reagiscono
Mai un presidente era esondato così spudoratamente dal perimetro del suo ruolo, senza alcuna seria resistenza dei tradizionali contropoteri, pubblici o privati
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Negli Stati Uniti stanno accadendo fatti inauditi. Mai, almeno dai tempi del maccartismo, il potere politico aveva calpestato in così breve tempo e con tanta prepotenza diritti individuali e collettivi ritenuti intoccabili, perché patrimonio comune dell’intera società. E mai un presidente era esondato così spudoratamente dal perimetro del suo ruolo, senza alcuna seria resistenza dei tradizionali contropoteri, pubblici o privati.
In particolare, restiamo esterrefatti dall’erosione quotidiana degli spazi della libera informazione in quella che, forse solo nel nostro immaginario, era considerata la patria del free speech. Non riusciamo a placare una domanda che spontaneamente ci viene alle labbra: com’è stato possibile? Perché gli anticorpi non sembrano funzionare?
Negli Usa, le autorità amministrative, da sempre gelose della propria autonomia, sembrano divenute il braccio armato del potere politico. Il caso della Fcc, la agenzia governativa indipendente che regola le comunicazioni, è emblematico: si è prestata a ventilare la possibilità di revocare la licenza a una rete televisiva, se non avesse licenziato un conduttore che si era mostrato ostile al presidente.
Ma è un altro dato che sembra ancor più preoccupante: di fronte agli ukase del presidente, che siano manifestazione della sua linea politica o di suoi interessi personali poco importa, le grandi istituzioni private non hanno mostrato la capacità di reazione che pure si poteva aspettare.
Tutti, dai giganti del web alle università più prestigiose, dagli studi legali più influenti alle imprese dei media tradizionali, salvo rare eccezioni a rischio di martirio, si sono prontamente piegati a ogni desiderio, accompagnato da spesso esplicite minacce.




