L’era Trump

Fatti inauditi negli Usa e le istituzioni non reagiscono

Mai un presidente era esondato così spudoratamente dal perimetro del suo ruolo, senza alcuna seria resistenza dei tradizionali contropoteri, pubblici o privati

di Carlo Melzi d'Eril - Giulio Enea Vigevani

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump parla di autismo nella Sala Roosevelt della Casa Bianca a Washington il 22 settembre 2025. (Foto di Saul Loeb / AFP)

3' di lettura

3' di lettura

Negli Stati Uniti stanno accadendo fatti inauditi. Mai, almeno dai tempi del maccartismo, il potere politico aveva calpestato in così breve tempo e con tanta prepotenza diritti individuali e collettivi ritenuti intoccabili, perché patrimonio comune dell’intera società. E mai un presidente era esondato così spudoratamente dal perimetro del suo ruolo, senza alcuna seria resistenza dei tradizionali contropoteri, pubblici o privati.

In particolare, restiamo esterrefatti dall’erosione quotidiana degli spazi della libera informazione in quella che, forse solo nel nostro immaginario, era considerata la patria del free speech. Non riusciamo a placare una domanda che spontaneamente ci viene alle labbra: com’è stato possibile? Perché gli anticorpi non sembrano funzionare?

Loading...

Negli Usa, le autorità amministrative, da sempre gelose della propria autonomia, sembrano divenute il braccio armato del potere politico. Il caso della Fcc, la agenzia governativa indipendente che regola le comunicazioni, è emblematico: si è prestata a ventilare la possibilità di revocare la licenza a una rete televisiva, se non avesse licenziato un conduttore che si era mostrato ostile al presidente.

Ma è un altro dato che sembra ancor più preoccupante: di fronte agli ukase del presidente, che siano manifestazione della sua linea politica o di suoi interessi personali poco importa, le grandi istituzioni private non hanno mostrato la capacità di reazione che pure si poteva aspettare.

Tutti, dai giganti del web alle università più prestigiose, dagli studi legali più influenti alle imprese dei media tradizionali, salvo rare eccezioni a rischio di martirio, si sono prontamente piegati a ogni desiderio, accompagnato da spesso esplicite minacce.

Quanto poi alla “libera stampa”, essa in grande parte è di proprietà di magnati che non vogliono sacrificare i loro interessi principali nella difesa della libertà dei giornalisti. Così preferiscono far tacere chi si oppone al potere che rischiare di perdere i favori governativi. E chissà che ne sarà della giornalista zittita e appellata come “odiosa” in una recente conferenza stampa.

E tutto ciò certo per un tornaconto economico di breve periodo ma forse anche per una qualche accondiscendenza verso un sistema con evidenti tratti autoritari, ben diverso da quello in cui tutte queste “istituzioni” sono nate e hanno prosperato. In sintesi, un tradimento delle classi dirigenti non dissimile a quello che contribuì non poco ad affossare le democrazie europee un secolo fa.

È questo il vento della Storia? In altre parole, qualcosa di analogo può succedere anche in Italia?

Certo, le tendenze a limitare il dissenso e a controllare i media non sono solo americane ed elementi di preoccupazione vi sono anche da noi. Il rapporto sui diritti 2025 dell’Unione europea evidenzia l’ingerenza governativa sulla Rai, la commistione tra editoria, potere economico e potere politico (è il caso di Angelucci, editore di molti giornali di destra, parlamentare e importante imprenditore della sanità), la debolezza delle redazioni e dei giornalisti, spesso pagati con salari da fame.

D’altra parte, le istituzioni italiane che tutelano la libertà di parola, dalla Corte costituzionale, alla magistratura ordinaria, alle autorità di regolazione, sono state sinora solidi argini di fronte agli straripamenti del potere politico. E nuovi anticorpi vengono dall’Europa: l’entrata in vigore nello scorso agosto del regolamento sulla libertà dei media impone uno standard comune minimo di garanzia dei diritti dei giornalisti e dell’indipendenza editoriale, la trasparenza e il pluralismo dei mezzi di informazione.

Vi è poi una disposizione che assume un peculiare rilievo nel contesto italiano: la normativa europea afferma, con una nettezza mai vista prima, che solo servizi pubblici indipendenti e affrancati dal controllo governativo possono garantire una informazione plurale e di qualità. Così, pone una serie di obblighi relativi alla nomina e alla revoca degli amministratori e alle fonti di finanziamento della Rai che il Parlamento italiano sembra per ora non voler recepire ma che appaiono significativi per capire da quale “vento della storia” i nostri governanti vogliono farsi guidare.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti