Il carteggio

«Fatemi ambasciatore»: nuove rivelazioni sullo scandalo Mandelson imbarazzano Starmer

Tre volumi di documenti, oltre mille pagine di email e messaggi che fanno luce sui retroscena della nomina di Peter Mandelson al prestigioso ruolo di ambasciatore britannico a Washington

di Nicol Degli Innocenti

Peter Mandelson e Keir Starmer (Reuters) Reuters

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LONDRA - «Fatemi ambasciatore e non ve ne pentirete». Tre volumi di documenti, oltre mille pagine di email e messaggi che fanno luce sui retroscena della nomina di Peter Mandelson al prestigioso ruolo di ambasciatore britannico a Washington. All’insegna della trasparenza, Downing Street ha pubblicato nel pomeriggio del 1° giugno il carteggio più voluminoso mai reso noto. Mancano solo i documenti che potrebbero pregiudicare l’indagine in corso e che quindi la polizia ha voluto mantenere riservati.

Si prospetta un’altra giornata difficile per il premier Keir Starmer, già bersagliato dalle critiche per avere nominato Mandelson ambasciatore nonostante molti lo avessero avvertito della problematica amicizia dell’ex ministro laburista con il finanziere americano Jeffrey Epstein. Starmer era stato poi costretto a licenziare Mandelson pochi mesi dopo la nomina quando gli Epstein files avevano rivelato che gli stretti rapporti tra i due erano continuati anche dopo che il finanziere era stato condannato per pedofilia e finito in carcere una prima volta. La polizia inglese sta invece indagando su altre rivelazioni degli Epstein files, che mostrano che Mandelson aveva inviato all’amico finanziere informazioni riservate e sensibili per i mercati durante la grande crisi finanziaria, quando era vicepremier.

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I documenti resi noti oggi non toccano quindi i temi dell’indagine in corso, ma rivelano quanto Starmer fosse poco rispettato da Mandelson. Nei messaggi a Pat McFadden, uno stretto collaboratore del premier, l’aspirante ambasciatore scrive che «la squadra a Downing Street non sa cosa Keir pensi o voglia, in realtà ritiene che neanche Keir sappia cosa pensa o vuole» e critica il premier perchè «manca di brio e di energia, così come tutti i ministri». I deputati laburisti, secondo Mandelson, erano «prossimi all´ammutinamento» e il Governo andava «completamente rinnovato».

Critiche che, pur venendo da un personaggio ora caduto in disgrazia, collimano con le riserve espresse di recente da molti deputati laburisti su Starmer, accusato di non avere un piano d’azione chiaro, di cambiare idea troppo spesso e di non aver saputo sfruttare la vittoria decisiva alle urne che meno di due anni fa aveva dato al partito laburista una schiacciante maggioranza in Parlamento. Non a caso si prospetta a breve una sfida a Starmer, con diversi contendenti per la successione, primo tra tutti il popolare sindaco di Manchester, Andy Burnham, soprannominato ¨il re del Nord¨.

Non sorprende che i documenti resi noti oggi dimostrino che Mandelson avesse fatto forti e insistenti pressioni per ottenere l’incarico di ambasciatore per il quale era convinto di essere il migliore candidato. In un messaggio a David Lammy, attuale vice premier e all’epoca ministro degli Esteri, Mandelson aveva scritto «se mi nominerete ambasciatore non ve ne pentirete mai».

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Mandelson era convinto che, essendo membro della Camera dei Lord, non dovesse essere soggetto ai controlli di sicurezza di rigore per nomine a ruoli così delicati. Il carteggio rivela che i funzionari responsabili del ministero degli Esteri avevano dovuto insistere per procedere con i controlli, sottolineando che «gli Stati Uniti sono molto rigorosi quando si tratta di sicurezza».

UK Security Vetting, l´agenzia specializzata, aveva poi sollevato seri dubbi sull’idoneità di Mandelson, non tanto per i suoi legami con Epstein che all’epoca non erano del tutto noti quanto per i suoi rapporti con società russe e cinesi tramite la società di consulenza che aveva fondato dopo avere lasciato la politica. Nonostante questa ´bocciatura´ di fatto, Mandelson era riuscito a ottenere la tanto ambita nomina. Pochi mesi dopo, al contrario di quanto promesso a Lammy, Starmer si era pentito amaramente dell’infelice scelta.

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