Farmacie, così l’ingresso dei grandi capitali e l’innovazione tecnologica cambiano il settore
Le riforme del settore devono favorire innovazione e sviluppo del mercato ma non possano prescindere dagli effetti che producono sulla professione
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I punti chiave
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L’ingresso delle società di capitali nel settore delle farmacie rappresenta una delle trasformazioni più significative degli ultimi anni e impone una riflessione sul futuro della professione del farmacista e sulla sostenibilità del sistema previdenziale di categoria. È questo il tema che ho portato all’attenzione della Commissione bicamerale di controllo sugli enti gestori delle forme obbligatorie di previdenza.
Chiedilo al Sole
La tenuta di una Cassa, infatti, non può più essere misurata esclusivamente attraverso gli indicatori economico-finanziari. La sostenibilità dei sistemi previdenziali passa anche dalla capacità delle professioni di continuare ad attrarre competenze, valorizzare il capitale umano e offrire ai giovani percorsi professionali qualificati. È una sfida che riguarda oggi l’insieme delle professioni ordinistiche, come dimostra anche il progetto AppLI promosso dal Ministero del Lavoro, nato per analizzare l’evoluzione delle professioni e supportare le politiche del lavoro.
Come cambia la categoria
La crescita delle società di capitali, favorita dalle recenti modifiche normative, sta modificando profondamente la composizione della categoria. Diminuiscono i farmacisti titolari mentre aumenta il numero dei farmacisti dipendenti, con effetti destinati a riflettersi sulla previdenza di categoria. Questa evoluzione produce già effetti concreti sul piano previdenziale: cresce il numero degli iscritti che optano per il contributo di solidarietà, oggi circa 40.000, e che fanno affidamento unicamente sulla previdenza pubblica. Una dinamica che pone interrogativi non tanto sulla sostenibilità finanziaria dell’Ente, quanto sull’adeguatezza della tutela previdenziale delle future generazioni di farmacisti.
L’ingresso dei capitali e dei grandi operatori finanziari rappresenta un fenomeno ormai diffuso in tutte le professioni, ma richiede un’attenta valutazione anche delle conseguenze sull’autonomia professionale del farmacista e sul rapporto fiduciario con il cittadino, che costituisce uno degli elementi distintivi della farmacia italiana.
L’effetto sulle dinamiche territoriali
A questo si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: la concentrazione degli investimenti nelle aree urbane economicamente più attrattive. Una dinamica che rischia di ampliare le differenze territoriali e rende ancora più strategico il ruolo delle farmacie rurali. Per questo l’Enpaf sostiene queste realtà, presidi sanitari indispensabili nelle aree interne del Paese e punto di riferimento per migliaia di cittadini, confermando ogni anno un contributo a favore dei titolari e soci di farmacie rurali, con uno stanziamento per il 2026 di 800.000 euro.







