Farmaci “salvi”, le imprese puntano sulla lista delle esenzioni dai dazi
La stragrande maggioranza dei medicinali rientrerebbe nell'allegato con l'elenco dei prodotti non sottoposti alle aliquote
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La cautela è d'obbligo ma per le imprese farmaceutiche spunta la possibilità concreta che la stragrande maggioranza dei medicinali sia esentato dai temutissimi dazi che nella peggiore delle ipotesi si abbatterebbero su quasi 11 miliardi di esportazioni dall'Italia verso gli Usa. La sorpresa positiva è contenuta nell'Allegato due dell'ordine esecutivo pubblicato subito dopo l'annuncio dalla Casa Bianca sui dazi che elenca i prodotti - anche farmaceutici – che «non saranno soggetti alle aliquote di dazio ad valorem ai sensi del presente ordine». Si tratta di un elenco di 37 pagine con migliaia di prodotti a cui è assegnato un codice doganale e quelli dei medicinali (che cominciano con il “30”) sono oltre 150: sono terapie di ogni genere che vanno dai cardiovascolari ai vaccini fino alle cure per tosse e raffreddore a cui si aggiungono una sessantina di principi attivi (codice 29). Insomma il risultato potrebbe essere un esenzione praticamente generalizzata per tutto il settore farmaceutico visto che dai primi conti i pochi prodotti colpiti dazi - poco più di una decina - valgono circa 54 milioni nelle esportazioni Oltreoceano che appunto superano in tutto i 10 miliardi.
Insomma per il nostro settore Pharma, uno dei fiori all'occhiello del made in Italy, potrebbe essere davvero un sospiro di sollievo. Ma come si diceva la cautela è d'obbligo sia perché Trump può sempre riservare sorprese e sia perché lo stesso allegato spiega in maniera sibillina che «le descrizioni dei prodotti contenute sono fornite solo a scopo informativo e non intendono in alcun modo delimitare l'ambito dell'azione».
La retromarcia o mezza retromarcia - si capirà meglio l'impatto nei prossimi giorni - sarebbe comunque più che giustificata dal notevole effetto boomerang che avrebbero i dazi in questo settore: il rischio che gli americano si trovino con una carenza di medicinali e poi il fatto che si colpirebbero molti colossi americani che lavorano all'estero (e anche in Italia).
Intanto ieri il presidente di Farmindustria Marcello Cattani in una intervista a Radio24 ha ribadito che se dovessero poi scattare i dazi «non bisogna reagire con contro-dazi perché vi sono, nell'ambito del ciclo produttivo dei farmaci made in Italy diversi passaggi che spostano farmaci, semilavorati, ingredienti attivi da una sponda all'altra dell'Atlantico nell'ambito del processo. Crediamo che parallelamente si debba insistere con l'espansione su altri mercati ma gli Usa restano un Paese fondamentale con cui dialogare e negoziare». Per Stefano Collatina presidente di Egualia - i produttori di farmaci generici che negli Usa fanno la parte del leone - «i dazi sui prodotti farmaceutici danneggerebbero sia l'industria statunitense che quella europea ma soprattutto danneggerebbero i pazienti: l'esenzione per questi prodotti era stata concordata dalle economie avanzate aderenti al Wto proprio per garantire il massimo accesso alle cure. Se l'esenzione fosse confermata sarebbe una bella notizia perché confermerebbe un principio e un valore etico condiviso da decenni».



