Farmaci equivalenti: un’opzione per la sostenibilità del sistema sanitario
Presentato uno studio Ambrosetti: 13 milioni di persone convivono oggi con almeno due patologie croniche, il 30% in più rispetto al 1993
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La differenza di prezzo tra farmaci ex originator a brevetto scaduto ed equivalenti determina una spesa aggiuntiva a carico dei cittadini stimata in circa 1,1 miliardi di euro ogni anno. Un dato che assume ancora più rilevanza se letto nel confronto europeo: l’Italia resta infatti tra i Paesi con la minore penetrazione dei farmaci equivalenti, che rappresentano il 9% del mercato farmaceutico totale in valore, a fronte del 54% del Regno Unito e del 30% della Francia.
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Ampliare l’utilizzo dei farmaci equivalenti in Italia rappresenta, quindi, una leva chiave per rafforzare l’accesso alle cure e la continuità terapeutica. E’ uno dei messaggi centrali dello studio “Il futuro della salute: accesso, sostenibilità e innovazione per il sistema” realizzato da The European House – Ambrosetti e presentato in occasione dei 30 anni di presenza di Teva in Italia che lo scorso anno ha distribuito oltre 101 milioni di confezioni di farmaci nel canale retail e ha sfiorato i 150 milioni di unità nel canale ospedaliero.
Nel 2025 i farmaci equivalenti di Teva hanno consentito al Servizio sanitario nazionale un risparmio stimato di 350 milioni. Valore che supera 1,16 miliardi nel periodo 2022-2025.
“Trent’anni di presenza in Italia ci consegnano una responsabilità chiara - commenta Umberto Comberiati, presidente e amministratore delegato di Teva Italia -: contribuire in modo continuativo alla sostenibilità e all’evoluzione del Servizio sanitario nazionale, garantendo accesso alle cure, qualità e continuità terapeutica per milioni di persone”.
Farmaci equivalenti leva di sostenibilità e accesso






