Il Rapporto

Farmaci, un cittadino su tre denuncia carenze e sui medicinali generici arriva il rischio scorte

All’allarme della popolazione sul rischio di scaffali “vuoti” in Italia per il protrarsi della crisi in Medio Oriente fotografato da Cittadinanzattiva si somma quello delle imprese mentre il “tavolo Gemmato” sull’approvvigionamento getta acqua sul fuoco

di Barbara Gobbi

 (AdobeStock)

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L’ultimo dato sulla “febbre” da carenza di farmaci arriva nel giorno in cui al ministero della Salute si è riunito il tavolo sull’approvvigionamento, incrociando vita quotidiana dei pazienti ed effetti delle tensioni internazionali, da due mesi con epicentro nello Stretto di Hormuz. E se il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che quel tavolo aveva voluto istituirlo nell’ormai lontano 2023, assicura che «non siamo in presenza di alcuna emergenza», ma che «ci attiveremo tempestivamente qualora lo scenario dovesse mutare», la percezione del popolo delle farmacie - praticamente tutti gli abitanti del Paese - è ben diversa. Almeno stando a quanto registrato dall’ultimo Rapporto sulla farmacia, presentato a Roma da Cittadinanzattiva con Federfarma.

Cronici in “shortage”

Oltre un terzo della popolazione secondo questo report ha infatti avuto problemi nell’ultimo anno a reperire medicinali e tra tutti “soffrono” soprattutto i cronici, di cui circa uno su dieci ha subito ritardi “incompatibili con le proprie necessità terapeutiche, mettendo a rischio la continuità delle cure”. Non a caso il documento ha tra le sue proposte quella di affrontare le carenze di farmaci “con la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, per un modello di gestione integrata del fenomeno da adottare stabilmente” e a partire dalla farmacia di comunità come “ammortizzatore” del sistema, capace di garantire nella maggior parte dei casi la continuità terapeutica.

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Le soluzioni in farmacia

Praticamente tutti i farmacisti (95%) hanno sperimentato negli ultimi dodici mesi carenze o indisponibilità di farmaci, a dimostrazione di una “condizione ricorrente nella filiera farmaceutica, con impatti sia sul sistema sanitario sia sulla pratica quotidiana delle farmacie”, si legge nel Rapporto di Cittadinanzattiva. Ma gli strumenti di resilienza ci sono e come e i farmacisti sono attrezzati: «Possono a esempio proporre la sostituzione del farmaco prescritto ma carente con uno equivalente o generico, che ha la stessa efficacia e lo stesso principio attivo pur essendo “no logo” - spiega Marco Cossolo, presidente di Federfarma -. Possono inoltre verificare la disponibilità presso altri distributori o farmacie e segnalarne la carenza al medico, che può modificare la terapia. O ancora possono allestire medicinali galenici nei loro laboratori e infine monitorare e gestire le scorte dei farmaci disponibili, segnalando le carenze».

Generici a rischio

Nei giorni scorsi a lanciare l’allarme su impennata dei costi e “rischio farmaci” era stata Farmindustria. Oggi in particolare sono le aziende produttrici di farmaci generici ed equivalenti, davanti al protrarsi dello stallo nelle trattative Usa-Iran, a suonare un ulteriore campanello d’allarme e a chiedere interventi urgenti: «Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno determinando nuove criticità nelle catene di approvvigionamento dei medicinali, incidendo sia sulla logistica sia sull’incremento dei costi lungo l’intera filiera e aumentando il rischio di carenze. Le rilevazioni condotte a livello europeo evidenziano, infatti, un sistema ancora funzionante ma vulnerabile, caratterizzato da equilibri instabili e da una crescente dipendenza dalle misure di contenimento adottate dalle singole imprese», spiega il presidente di Egualia Riccardo Zagaria. «In particolare - precisa - persistono forti pressioni sui costi di trasporto, sull’energia e sulle materie prime, con effetti diretti su ingredienti farmaceutici attivi (Api), materiali di confezionamento e capacità di distribuzione, soprattutto per le tratte più esposte agli attuali scenari internazionali. Il possibile protrarsi della crisi potrebbe inoltre compromettere le scorte di sicurezza e amplificare le difficoltà di approvvigionamento, con impatti rilevanti sulla disponibilità dei medicinali essenziali. Il 41% delle aziende dispone di scorte per sole 8-10 settimane. Se queste interruzioni della catena di fornitura dovessero protrarsi oltre la capacità delle riserve attuali, i medicinali a breve scadenza spesso salvavita inizierebbero a scarseggiare».

In questo quadro - rilevano i produttori di medicinali generici - assume carattere prioritario il rafforzamento della sostenibilità del comparto dei farmaci a brevetto scaduto, componente essenziale per garantire continuità terapeutica e accesso alle cure. Sul punto, già più volte segnalato alle istituzioni, si richiama l’esigenza di un’adeguata attenzione sia nelle politiche regolatorie, anche nell’ambito delle attività dell’Agenzia italiana del farmaco, sia nei processi di riforma del settore. «I medicinali equivalenti - conclude Zagaria - rappresentano infatti un pilastro del Servizio sanitario nazionale, ma richiedono condizioni economiche e industriali coerenti con la necessità di garantire stabilità produttiva e continuità delle forniture. Parallelamente, emerge l’esigenza di consolidare gli strumenti di monitoraggio e cooperazione a livello europeo, favorire la fluidità dei flussi logistici e mantenere adeguati margini di flessibilità normativa, anche attraverso interventi mirati a contenere l’impatto dei costi energetici. Solo attraverso un approccio coordinato sarà possibile mitigare i rischi di ulteriori carenze e preservare la resilienza del sistema farmaceutico».

A confermare uno scenario fosco è un’indagine Coface, tra i leader mondiali nell’assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale, secondo cui le tensioni sulla filiera petrolchimica rischiano di avere ricadute significative sulla produzione globale di farmaci generici, con possibili conseguenze sulla disponibilità di trattamenti essenziali. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha compromesso il flusso di materie prime e componenti critici dal Medio Oriente verso l’Asia, provocando un forte aumento dei prezzi nel settore petrolchimico. Lo shock - avvisano ancora da Coface - si sta progressivamente trasmettendo lungo la catena del valore, fino all’industria farmaceutica: molti farmaci a piccola molecola, inclusi i generici di largo consumo, dipendono infatti da materie prime di origine petrolifera e gassosa e da derivati chimici essenziali.

I rischi da shock protratto

La vulnerabilità è accentuata dal ruolo centrale di Cina e India nella filiera farmaceutica mondiale. La Cina produce circa il 40% dei principi attivi farmaceutici globali, mentre l’India rappresenta circa il 20% della produzione mondiale di generici. Un irrigidimento prolungato dell’offerta petrolchimica potrebbe quindi mettere sotto pressione i produttori asiatici, stretti tra difficoltà di approvvigionamento e aumento dei costi.

Il mercato dei generici è particolarmente esposto perché caratterizzato da prezzi bassi e margini molto ridotti. Anche aumenti contenuti dei costi di energia, materie prime o intermedi chimici possono compromettere la redditività dei produttori, spingendo alcuni operatori a ridurre la produzione o a uscire dal mercato. Episodi recenti, come le carenze di amoxicillina nel 2022-2023 e di alcuni farmaci oncologici iniettabili, confermano la fragilità strutturale della filiera.

Nel breve periodo, la priorità accordata ai medicinali essenziali, l’intervento dei governi e le scorte accumulate da alcuni Paesi dopo la pandemia potrebbero attenuare il rischio. Tuttavia, questi margini di sicurezza restano limitati e potrebbero ridursi rapidamente se lo shock dovesse protrarsi.

Lo scenario globale

I Paesi a basso reddito sono i più vulnerabili. I generici hanno ampliato l’accesso alle cure in molte economie emergenti, ma proprio i mercati meno redditizi rischiano di essere penalizzati per primi in caso di aumento dei costi o riduzione dell’offerta. L’Africa appare particolarmente esposta, dipendendo da India e Cina per circa l’80% dei farmaci finiti, soprattutto generici a basso costo. In questo contesto - rilevano ancora da Coface - lo shock petrolchimico non rappresenta soltanto un problema di prezzo: colpisce una filiera farmaceutica globale già concentrata e fragile, con il rischio di carenze di farmaci generici, aumento dei costi sanitari e minore accesso alle cure essenziali.

Non solo farmaci

Intanto, con l’entrata a pieno regime della “farmacia dei servizi” - sancita dopo una sperimentazione decennale dalla legge di bilancio per il 2026 - i cittadini trovano in questi presidi sul territorio risposte non solo alla domanda di farmaci ma anche un primo contatto per la prenotazione di visite ed esami e non solo. Circa tre farmacie su quattro - si legge nel Rapporto di Cittadinanzattiva - dispongono di locali separati per erogare servizi specifici. La quota di farmacie che non offre ancora servizi è di appena circa 1 su 10 ed è concentrata per lo più . È un fenomeno che riguarda prevalentemente le zone rurali rispetto a quelle urbane, in quanto le farmacie dei piccoli centri possono avere maggiori difficoltà di tipo logistico. Tra le prestazioni più diffuse figurano i test diagnostici rapidi (come glicemia e colesterolo), offerti da quasi otto farmacie su dieci. Quanto agli screening, più di un cittadino su quattro ha partecipato a campagne di prevenzione, con un’adesione che aumenta significativamente nelle fasce adulte (sono 4 su dieci nel target tra i 51 e i 74 anni), specialmente per la prevenzione del tumore al colon-retto.
Sul fronte delle vaccinazioni e della telemedicina, circa una farmacia su due somministra il vaccino antinfluenzale - un servizio utilizzato soprattutto da chi soffre di malattie croniche - e più di sette farmacie su dieci fanno Ecg o monitoraggi con holter cardiaco e pressorio. Ha effettuato un elettrocardiogramma oltre il 20% dei cittadini che hanno risposto al questionario; oltre il 19% ha effettuato un holter pressorio. Anche in questo caso, l’uso è concentrato tra i pazienti cronici e i cittadini più anziani. «I dati dicono chiaramente che le farmacie fanno già molto di più rispetto al passato - riassume Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva -. Adesso la vera sfida è fare in modo che lo Stato e le Regioni le integrino per davvero, eliminando le differenze tra città e zone isolate. La vera svolta ci sarà solo quando ogni cittadino potrà accedere a questi servizi in modo facile, uguale per tutti e consapevole. Dobbiamo spingere la politica a creare un modello che metta la farmacia al centro del territorio per proteggere davvero il diritto alla salute di ognuno», è la richiesta.

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