Secondo le stime degli operatori del settore, la Cina concentra una quota rilevante della produzione mondiale di principi attivi, mentre l’India è uno dei principali hub globali dei farmaci generici. Ecco perché i rallentamenti lungo le grandi rotte marittime potrebbero tradursi in ritardi critici negli approvvigionamenti di materie prime, aumento dei costi operativi e maggiore pressione sulla continuità produttiva delle aziende europee.
Pierfrancesco Morosini, presidente di Aschimfarma, l’associazione di Federchimica che rappresenta i produttori dei principi attivi e intermedi per l’industria farmaceutica, richiama proprio il tema della sicurezza industriale e sanitaria europea: «In Italia le aziende produttrici di principi attivi farmaceutici possiedono il know-how, le tecnologie e le competenze per produrre molte delle molecole indispensabili per la fabbricazione dei farmaci cosiddetti critici, ovvero quelli a rischio di carenza in caso di crisi della supply-chain». Con un giro d’affari che nel 2025 ha raggiunto i 5,8 miliardi di euro, segnando una crescita superiore al 40% rispetto al 2018 (indagine Aschimfarma–Prometeia), il comparto rappresenta un pilastro fondamentale per l’industria farmaceutica italiana ed europea. Tuttavia, la concorrenza di Paesi che vendono a basso costo, come Cina e India, negli ultimi anni ha spostato gli acquisti, creando una dipendenza per l’Europa e rendendola così «più vulnerabile». Morosini sottolinea «la necessità di accelerare il reshoring della produzione dei farmaci critici in Europa, che si configura come una scelta strategica, a tutela della salute dei cittadini europei e per rilanciare la competitività di un settore di eccellenza». Una posizione, quella dell’associazione dei produttori di principi attivi, che era già chiara e definita ben prima dello scoppio della guerra tra Usa e Iran: uno shock che può spingere verso decisioni più strutturali e definitive.
Perché i farmaci generici sono sotto pressione?
Un settore particolarmente esposto alle turbolenze è quello dei farmaci equivalenti e biosimilari, caratterizzato da margini molto ridotti e da forte competizione sui prezzi.
Riccardo Zagaria, presidente di Egualia, avverte che le tensioni geopolitiche stanno generando «nuove criticità nelle catene di approvvigionamento dei medicinali, incidendo sia sulla logistica sia sull’incremento dei costi lungo l’intera filiera». Secondo le rilevazioni dell’associazione, il sistema resta operativo ma vulnerabile. «Il 41% delle aziende dispone di scorte per sole 8-10 settimane. Se le interruzioni della catena di fornitura dovessero protrarsi oltre la capacità delle riserve attuali, i medicinali a breve scadenza spesso salvavita inizierebbero a scarseggiare», spiega Zagaria.
Tuttavia, anche in questo caso, più che il rischio immediato di scaffali vuoti, il vero tema posto dalle imprese riguarda la sostenibilità industriale del comparto. Anche Egualia chiede da tempo interventi strutturali per evitare che l’aumento dei costi energetici, logistici e produttivi renda economicamente insostenibile la produzione dei farmaci equivalenti.