Speciale Campiello / I finalisti

Fare della geografia italiana un romanzo

«Nord Nord», di Marco Belpoliti, è il secondo romanzo di una trilogia legata a luoghi della nostra Penisola. Parla dell’incerto e fluttuante settentrione di un Paese del Sud d’Europa

di Redazione Domenica

MARCO BELPOLITI DIRETTORE DOPPIOZERO

3' di lettura

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Marco Belpoliti, scrittore, saggista, docente universitario, direttore di Riga e fondatore di Doppiozero, oltre che curatore delle opere complete di Primo Levi, ultimamente si è dato alla geografia, alla narrogeografia, alla grafogeografia... Insomma, alla trasformazione della geografia in racconto. Dopo il romanzo-saggio Pianura, con cui ha vinto il premio Comisso e il Dessí, è finalista al Campiello con un altro romanzo-saggio: Nord Nord (Einaudi, pagg. 288, euro 20)

Ce lo può descrivere?

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In nessun altro Paese quanto l’Italia il Nord è mutevole, fluttuante e incerto. Tutti dicono: è più a nord. Eppure siamo un Paese del Sud dell’Europa. Nord Nord è un viaggio in uno dei tanti possibili luoghi posti a settentrione nel Bel Paese, un rettangolo che si trova tra la Brianza, quella amata da Stendhal e odiata da Gadda; Milano, che ha perso la sua affabilità; Bergamo patria di Arlecchino e luogo dove ha operato Lorenzo Lotto; e poi Monza con la sua Corona ferrea, un falso senza autore; e ancora ci sono anche i boschi con i massi erratici e i lombrichi, le coccinelle nel garage e i pipistrelli dietro agli scuri di casa a Mondonico. S’incontrano paesaggi ma anche personaggi, che compongono un ritratto inusuale e affabulante di questo Nord: raccoglitori di funghi, fotografi, amanti delle piante, designer, scrittori, studiosi di colore, artisti, poeti e poetesse, vivi e morti. Si sale a Chiasso alla ricerca delle piante migranti e si procede a cucinare il merluzzo, pesce del Nord, seguendo le indicazioni dell’Artusi; e infine si va in Val Pusteria per ritrovare la fonte del più lungo fiume italiano le cui acque finiscono nel Mar Nero: lui è a Nord?

 

 

 Perché ha sentito il bisogno di raccontare questa storia?

È la storia, o meglio sono le storie che hanno trovato me. Ci hanno messo molto tempo, quasi cinquant’anni o forse di più. Sono state acquattate per anni dentro dei cassetti di casa, dietro i muriccioli delle salite attorno a casa, su fogli e foglietti, e nei margini ampi di vecchi quaderni, dentro buste, e poi anche nella mia testa. Pian piano ha preso forma in quattro anni, recuperando anche cose scritte a suo tempo, seguendo indici approssimativi e caotici. La necessità è venuta un giorno: comporre il libro. E ho cominciato a farlo.

 

Come hai deciso di raccontarla, attraverso quali scelte narrative e stilistiche?

La scelta narrativa fondamentale è quella dell’invenzione del tu, ovvero di una persona cui la storia viene raccontata man mano, come era già accaduto in Pianura, il libro che è l’antecedente di questo. Un tu che è anche il Lettore cui la voce narrante sta raccontando la storia stessa. Lo stile è piano, con un numero limitato di subordinate, ma mai paratattico, se non quando serve. Non è una scelta deliberata, discende piuttosto dalla impostazione della voce narrante; ha un andamento colloquiale, appunto un dialogo con un tu assente, che non prende mai la parola, eppure c’è, ed è presente nella memoria del narratore.

 

Sta già lavorando a un prossimo libro? Se sì può anticiparci qualcosa?

In origine ho pensato a tre libri, una sorta di trilogia italiana. Tre, numero dispari, è numero perfetto, perché è aperto; non si chiude nell’unità solitaria dell’uno o nel dialogo cesellato del due. L’ordine poi non era certo, è dipeso da situazioni contingenti, da guizzi improvvisi, perché non sapevo da dove avrei cominciato e quindi continuato. Ora mi resta solo il terzo, pensato per altro per primo, all’epoca della università, quasi una tesi non scritta, che però è diventato un racconto, passando dalla forma saggistica a quella narrativa. Non voglio dire l’argomento e il luogo di cui si parlerà, per scaramanzia, ma sarà ancora dedicato ad una porzione d’Italia e sarà legato a una storia della mia famiglia, di mio padre.

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