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Family office, oltre 75 miliardi investiti nello sport tra club, media e tech

Una ricerca di Goldman Sachs mostra come un family office su quattro abbia già investito in asset sportivi o in attività correlate, come ticketing, infrastrutture e impianti, mentre un ulteriore 25% sta valutando di entrare nel settore.

di Monica D'Ascenzo

L'ala degli Houston Rockets Kevin Durant (7) controlla la palla durante il secondo tempo di una partita di basket NBA contro i Philadelphia 76ers (Foto AP/Karen Warren)

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Da investimento di nicchia a componente strutturale dell’asset allocation. Nel mondo dei grandi patrimoni privati lo sport sta vivendo una trasformazione simile a quella già vissuta con il private equity o i venture capital. L’aumento del valore delle franchigie, la crescita dei ricavi da diritti televisivi e l’espansione dell’ecosistema sport-tech stanno spingendo i family office a incrementare la propria esposizione al comparto. Oggi un quarto di queste strutture ha già investito nel settore e un altro quarto si dichiara interessato a farlo, mentre i family office nati nello sport e nei media amministrano complessivamente oltre 75 miliardi di dollari.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I dati del trend

I numeri fotografano una tendenza ormai consolidata. Secondo Fintrx, società specializzata nell’analisi del private wealth, circa il 3% dell’universo globale dei family office ha costruito la propria ricchezza nei settori dello sport e dei media, per un valore complessivo di 75 miliardi di dollari. Un segmento ancora relativamente ristretto in termini numerici, ma caratterizzato da patrimoni rilevanti e da una forte propensione agli investimenti alternativi.

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L’interesse per il comparto va però ben oltre i family office di prima generazione legati allo sport. Una ricerca di Goldman Sachs mostra infatti che il 25% dei family office ha già investito in asset sportivi o in attività correlate, come ticketing, infrastrutture e impianti, mentre un ulteriore 25% sta valutando di entrare nel settore. Il crescente interesse è alimentato dalla possibilità di ottenere rendimenti non correlati direttamente all’andamento dei mercati tradizionali e di beneficiare di un’efficace copertura dall’inflazione grazie alla crescita strutturale dei ricavi dell’industria sportiva.

Il profilo di investimento di queste strutture conferma la vocazione agli asset privati. A livello globale oltre il 78% dei family office investe in private equity, il 71% realizza investimenti diretti in aziende e il 60% è esposto al real estate. Nel caso dei family office che hanno originato la propria ricchezza nello sport e nei media, la specializzazione è ancora più accentuata: il 90% investe in private equity, l’88% effettua investimenti diretti, il 72% è attivo nel venture capital e il 70% nel real estate. Solo il 44% mantiene una strategia prevalentemente long only sui mercati quotati.

Come investono i family office?

Anche la geografia del fenomeno appare ben definita. L’83% dei family office con origine della ricchezza nello sport e nei media ha sede in Nord America, mentre il 15% opera in Europa. Le dimensioni patrimoniali sono spesso consistenti: la fascia più rappresentata è quella con asset compresi tra 2 e 5 miliardi di dollari, seguita da quella tra 50 e 100 milioni.

Geografie degli investimenti sportivi

Investimenti di famiglia

Il legame tra origine della ricchezza e destinazione degli investimenti emerge con particolare evidenza proprio nello sport: secondo Fintx, il 18% dei family office che investono nel comparto ha costruito il proprio patrimonio nello sport e nei media. Seguono i family office provenienti dal settore media e intrattenimento con l’11%, mentre telecomunicazioni, servizi alla persona e tecnologia rappresentano altre importanti aree di provenienza dei capitali. Tra gli esempi più noti figurano il family office dell’ex campione di baseball Alex Rodriguez, ThirtyFive Ventures della stella Nba Kevin Durant e Nala Investments della famiglia messicana Diez Barroso Azcárraga, che ha costruito la propria fortuna nel settore dei media e dell’intrattenimento.

I dati di maggio 2026

L’accelerazione degli investimenti è emersa con chiarezza anche nel mese di maggio. Secondo i dati forniti in esclusiva a Cnbc da FIintrx, i family office hanno realizzato 51 investimenti diretti in società, mantenendo sostanzialmente invariato il ritmo registrato ad aprile. Tra le operazioni di maggiore rilievo spicca quella del family office del miliardario Tom Dundon, che ha stretto una partnership con il nuovo fondo dedicato allo sport di Apollo per investire 225 milioni di dollari in Pickleball, la holding che controlla Major League Pickleball e il circuito professionistico PPA Tour. L’operazione conferma l’interesse crescente verso gli sport emergenti e le discipline in forte espansione commerciale. Dundon, del resto, è già proprietario dei Portland Trail Blazers della Nba e dei Carolina Hurricanes della Nhl, a testimonianza di una strategia di investimento che punta a costruire un ecosistema sportivo diversificato, capace di generare valore sia attraverso i diritti media sia tramite l’espansione delle community di tifosi.

Sul fronte delle grandi leghe professionistiche, Michael Dell ha invece rafforzato la propria esposizione acquisendo il 25% dei Las Vegas Raiders, nell’ambito di una cordata guidata da Egon Durban, managing partner di Silver Lake. Il fondatore di Dell Technologies possiede già quote di minoranza nei San Antonio Spurs della Nba e negli Austin Gamblers, squadra professionistica di bull riding.

Investire in sport-tech

L’interesse dei family office non si limita tuttavia alle franchigie sportive. Una quota crescente di capitali viene destinata alle tecnologie applicate allo sport, considerate uno dei segmenti a maggiore potenziale di crescita. È il caso di David Adelman, imprenditore statunitense attivo nel settore degli student housing e protagonista di una progressiva espansione nell’economia dello sport. Adelman è comproprietario dei Philadelphia 76ers della Nba, del Crystal Palace in Premier League e dei New Jersey Devils della Nhl, oltre a detenere una partecipazione in Fanatics, colosso mondiale del merchandising sportivo.

Nel maggio scorso la sua holding d’investimento Darco Capital ha guidato, insieme a Bolt Ventures (il family office di David Blitzer) e a Pentland Ventures, un round di Serie A da 12 milioni di dollari in PlayerData, startup britannica specializzata in tecnologie per il monitoraggio delle performance atletiche. L’azienda produce gilet dotati di gps e palloni intelligenti in grado di raccogliere dati su movimento, velocità e prestazioni degli atleti. Una tecnologia già utilizzata da alcune delle squadre presenti nel portafoglio di Adelman. Tra queste, il Crystal Palace, che impiega i dispositivi di PlayerData per gli allenamenti del proprio settore giovanile.

L’investimento sintetizza efficacemente la nuova traiettoria dei family office nello sport: non più soltanto quote in club iconici o scommesse sui diritti televisivi, ma partecipazioni lungo tutta la catena del valore, dalle infrastrutture alle tecnologie, fino ai dati e ai servizi digitali. Una trasformazione che sta ridefinendo il rapporto tra finanza privata e sport professionistico e che, secondo gli operatori del settore, è destinata a intensificarsi nei prossimi anni, sostenuta dalla crescita dei ricavi media, dall’espansione globale delle leghe e dalla ricerca, da parte dei grandi patrimoni, di nuove fonti di rendimento alternative ai mercati tradizionali.

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