Minori

Famiglia nel bosco a Chieti, Meloni sente Nordio: si valuta invio ispettori

Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha riscontrato problemi di sicurezza, salute e di vita di relazione

Aggiornato alle 20:20

Famiglia in un bosco in Abruzzo, il Tribunale dei minori allontana i tre figli

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La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “allarmata” dalla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila di spostare in una comunità educativa la mamma e i tre figli della famiglia che viveva in un bosco a Palmoli, in provincia di Chieti, ha telefonato questo pomeriggio al Ministro della Giustizia Carlo Nordio. A quanto si apprende la premier si è presa a cuore il caso, si è raccomandata di tenerlo d’occhio e di essere aggiornata su ogni sviluppo. Inoltre Meloni ha chiesto al Guardasigilli “se ci sono presupposti” di valutare l’invio degli ispettori. A dare il “La” all’interessamento del governo è stato questa mattina il vicepremier Matteo Salvini e, a seguire, i capigruppo della Lega Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari con una interrogazione a Nordio.

La premier si sarebbe raccomandata con il ministro che l’atto parlamentare leghista abbia una rapida risposta.

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La vicenda della famiglia nel bosco

Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento urgente dei tre figli della famiglia anglo-australiana - genitori Nathan Trevallion e Catherine Birmingham - che finora ha vissuto, con i bambini di 6 e 8 anni, in un casolare malmesso nei boschi di Palmoli (Chieti). Sospesa la responsabilità genitoriale, con collocamento dei minori in una casa-famiglia e nominato un tutore provvisorio dei minori, l’avvocata Maria Luisa Palladino.

Una decisione motivata da una serie di elementi che, secondo i giudici, presidente Cecilia Angrisano, delineano un quadro di “grave pregiudizio per l’integrità fisica e psichica dei bambini”.

Secondo la ricostruzione del Tribunale, i bambini hanno finora vissuto in un “rudere fatiscente e privo di utenze”, oltre che in una piccola roulotte. La perizia depositata dai genitori ha confermato “l’assoluta assenza di impianti elettrico e idrico/sanitario”, oltre alla mancanza di infissi e rifiniture.

Per i giudici è “del tutto insufficiente” a garantire la sicurezza dei bambini, mancando collaudo statico, certificazioni e verifiche sulle condizioni igienico-sanitarie. Il provvedimento afferma che, in assenza di requisiti di abitabilità, “l’assenza di agibilità… comporta una presunzione ex lege dell’esistenza di pericolo di pregiudizio per l’incolumità e l’integrità fisica dei minori”.

Si cita inoltre il rischio sismico, l’assenza di prevenzione incendi e problemi legati all’umidità, che potrebbero incidere a lungo andare “sullo sviluppo di patologie polmonari”.

La casa nel bosco a Palmoli dove vivono Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. ANSA/ANTONELLA SALVATORE

L’ordinanza cautelare non è fondata sul pericolo di lesione del diritto dei minori all’istruzione, ma sul pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione, articolo 2 della Costituzione, “produttiva di gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore”.

Secondo il Tribunale “la deprivazione del confronto fra pari in età da scuola elementare può avere effetti significativi sullo sviluppo del bambino, che si manifestano sia in ambito scolastico che non scolastico”. E’ necessario allontanare i minori dall’abitazione familiare, si legge ancora, “in considerazione del pericolo per l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa, nonché dal rifiuto da parte dei genitori di consentire le verifiche e i trattamenti sanitari obbligatori per legge”.

Nel provvedimento si fa riferimento anche a “nuove condotte genitoriali inadeguate” a proposito della divulgazione che le vicende del procedimento hanno avuto attraverso i mezzi di comunicazione di massa “con diffusione di dati idonei a consentire l’identificazione dei minori, diretta, anche attraverso foto che li ritraggono”.

Gli animali

Il cavallo e l'asino della famiglia Trevallion-Birmingham. ANSA/ANTONELLA SALVATORE

Secondo i giudici “con tale comportamento i genitori hanno dimostrato di fare uso dei propri figli allo scopo di conseguire un risultato processuale ad essi favorevole, in un procedimento de potestate nel quale essi assumono una posizione processuale contrapposta a quella dei figli e in conflitto di interessi con gli stessi”.

Quanto alle condizioni abitative e alla perizia eseguita da un geometra su incarico dei genitori, “la perizia è del tutto insufficiente a dimostrare condizioni dell’immobile idonee alla tutela dell’integrità fisica dei minori” secondo l’ordinanza. A proposito dell’istruzione scolastica, i genitori non avrebbero esibito al servizio sociale né prodotto in giudizio la dichiarazione annuale al dirigente scolastico della scuola più vicina sulla capacità tecnica o economica di provvedere all’insegnamento parentale, diretta a consentire al dirigente scolastico il controllo della fondatezza di quanto dichiarato.

L’avvocato della famiglia nel bosco: faremo ricorso

“Nella sentenza di ieri sono state scritte falsità. I provvedimenti non si commentano ma si impugnano, per questo faremo ricorso”. A parlare è Giovanni Angelucci, l’avvocato della famiglia che vive in un bosco in Abruzzo. “Sono andati in cortocircuito - continua il legale -. Nell’ordinanza di insiste ancora sull’istruzione dei minori che, secondo i giudici, non avrebbero l’autorizzazione all’home schooling. Alla più grande viene anche contestato l’attestato di idoneità per il passaggio alla classe terza perché non ratificato dal ministero. Attestato che, invece, c’è ed è anche protocollato”.

Attrezzatura

ANSA/ANTONELLA SALVATORE

Salvini: Stato vergognoso, se serve andrò sul posto

“Mi ripropongo, non da ministro ma da genitore, da padre e da italiano, di seguire direttamente la vicenda (della famiglia che vive in una casa nel bosco nella provincia di Chieti, ndr) e se serve, di andare sul posto perché ritengo vergognoso che lo Stato si occupi di entrare nel merito dell’educazione privata, delle scelte di vita personali di due genitori che hanno trovato nell’Italia un paese ospitale e che invece gli ruba i bambini”. Così il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini commentando il provvedimento del tribunale dei minori dell’Aquila, ieri, sul trasferimento dei bambini in una comunità dove potranno stare con la madre. “Da genitore, mi vergogno per come si sta comportando lo Stato italiano - ha aggiunto - nei confronti di una madre australiana che ha fatto l’insegnante e di un padre che ha fatto lo chef e con tre bambini, che hanno fatto una scelta di vita diversa, non di vivere in centro tra fretta e ansia ma a contatto con la natura, con un’insegnante privata per i figli. Non hanno la luce, l’acqua e la televisione. Ma io sono stato nel campo rom di Giugliano alle porte di Napoli la settimana scorsa, con centinaia di bimbi in età scolare e non a scuola, sporchi, senza insegnanti, senza luce gas e acqua e con genitori che in molti casi campano rubando. Lì dove sono gli assistenti sociali? Dov’è la procura, il tribunale dei minori, lo Stato?

“Mi sembra una scelta vergognosa, assurda, pericolosa per la salute dei bambini. Abbiamo già chiesto come Lega chiarimenti al ministro della Giustizia”. Così il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini a margine del suo intervento alla Biennale di Architettura a Venezia. “Farò di tutto, se serve anche andando sul posto per riportare a casa quei bambini”.

Pro Vita: figli non sono dello Stato

Pro Vita & Famiglia onlus esprime la più ferma contrarietà alla decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha disposto l’allontanamento dei tre figli dei coniugi Trevallion, la cosiddetta “famiglia dei boschi” di Chieti, colpevole solo di aver scelto di vivere in un casolare in Abruzzo e di proporre ai figli percorsi educativi non convenzionali, ma comunque nel solco della responsabilità genitoriale e privi di conseguenze dannose certificate. “Siamo di fronte - si legge in una nota - a una lesione gravissima del primato educativo dei genitori. Lo Stato e i servizi sociali devono intervenire soltanto in presenza di abusi, maltrattamenti o trascuratezze accertate, non per punire stili di vita che non rientrano nello standard dominante. I figli non appartengono allo Stato, ma alla loro famiglia” dichiara Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia.

L’annuncio di Nathan: mia moglie e bimbi potrebbero tornare in Australia

“Noi vorremmo restare, ma abbiamo un’altra opzione: prendiamo i passaporti, mia moglie con i bambini tornano in Australia e io resto qui a badare agli animali. Speriamo di no, perché a noi piace la nostra casa qui”: lo ha detto ai giornalisti Nathan, il padre dei tre bambini allontanati dalla ’famiglia nel bosco’ di Palmoli, in Abruzzo.

Il pedagogista: togliere i figli decisione eccessiva

“Dal punto di vista pedagogico mi sembra una decisione eccessiva, un provvedimento esagerato. Magari si poteva aprire uno scambio con la famiglia, provare a convincere i genitori a mandare i bambini a scuola in paese. La relazione con i compagni e con gli insegnanti è senz’altro fondamentale, ma che il rimedio sia togliere i figli o sospendere la potestà genitoriale e metterli in una casa famiglia mi sembra eccessivo”. A commentare il caso di quella che è ormai nota come ’famiglia nel bosco’ di Palmoli è Saverio Santamaita, ordinario di Storia della pedagogia all’Università di Chieti-Pescara, già direttore della scuola di specializzazione all’insegnamento secondario. “Peraltro il diritto dei genitori a educare i figli è costituzionalmente previsto, anche se non vuol dire che si possa fare ciò che si vuole.

Mi pare - commenta il professor Santamaita con l’ANSA - che il provvedimento sia sproporzionato. E inoltre, collocare i bambini e la madre in una casa famiglia mi sembra veramente un terno al lotto. Ho letto comunque che i legali che assistono la famiglia faranno ricorso, staremo a vedere”.

“L’home schooling, soprattutto in alcuni Stati degli Usa, si basa su motivazioni religiose o, in senso lato, politico-culturali; poi ci sono le charter school, che hanno gli stessi caratteri, ma si sottopongono all’approvazione degli organi scolastici locali. In Italia già a metà dell’Ottocento esisteva la ’scuola paterna’: quando le famiglie benestanti non volevano mandare i figli a scuola perché frequentata da ceti sociali diversi, il padre - spiega il professore - comunicava alla scuola che avrebbe provveduto in prima persona all’istruzione primaria. Poi, quando arrivava il momento di entrare comunque nel sistema scolastico, il ragazzo doveva sostenere un esame. Come accade oggi, d’altronde, per la scuola parentale”.

“Il grande pedagogista Raffaele Laporta, mio maestro accademico, classe 1916, era figlio di piccoli proprietari terrieri - ricorda Saverio Santamaita -. Lui stesso ha ricevuto quella che allora si chiamava ’educazione paterna’ e non era un caso unico. Quella era una formula che si è protratta nel tempo perché la legge lo consentiva”. Saverio Santamaita è autore e coautore di libri quali “Il professore nella scuola italiana dall’Ottocento a oggi”, “Storia dell’educazione e delle pedagogie”, “Storia della scuola. Dalla scuola al sistema formativo”.

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