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Fae Technology punta su AI, aerospazio e Difesa per tornare a crescere

Grazie alla collaborazione con Qualcomm Technologies, spiega il Ceo Gianmarco Lanza a Radiocor, il gruppo si sta rafforzando nel settore del computing. Tra le rotte plausibili per lo sviluppo ci sono però anche le agenzie spaziali emergenti

di Giorgia Colucci

Fae Technology con l'acquisizione di Kayser Italia (ora Kayser Space) ha lanciato la divisione Aerospace Fae Technology

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Fae Technology scommette su AI, Difesa, aerospazio e innovazione per tornare a crescere tanto da superare, a detta degli analisti, la soglia dei 90 milioni di fatturato nel 2026. A spiegarlo, in un'intervista a Radiocor, è Gianmarco Lanza, Ceo dell'azienda familiare quotata sull'Egm dal 2022 e specializzato nell'offerta di servizi e soluzioni nell'ambito dell'elettronica e dell'innovazione, con un particolare focus sulla New Space Economy. Il manager, alla guida del gruppo dal 2010, l'ha trasformato in poco più di un decennio da una piccola realtà manifatturiera della Bergamasca a una società «in grado di veicolare soluzioni elettroniche per diversi mercati». Tanto che oggi, tra i suoi clienti, ci sono anche le maggiori società spaziali europee.

Per pensare allo sviluppo futuro bisogna però partire dai risultati dell'anno appena concluso che, come spiega Lanza, «mostrano una certa solidità», soprattutto «sul conto economico», e «un discreto profitto, percentualmente superiore alle attese». Ma allo stesso tempo, evidenziano dei segnali di rallentamento. Infatti Fae Technology, in base ai dati preliminari, ha chiuso il 2025 con ricavi in calo del 7,3% a 66,5 milioni di euro (dai 71,8 milioni dello scorso anno) e un valore della produzione è sceso a 67,6 milioni di euro, (contro i 75,5 milioni al 31 dicembre del 2024). L'Ebitda invece si è attestato a 5,8 milioni di euro (-28,4%), con un margine all’8,6% (dal 10,8% del 2024). A pesare, spiega il Ceo, è stata la «contrazione piuttosto significativa di alcuni comparti» nel primo semestre, come quello dell'elettrificazione dei trasporti (in testa la ricarica ultrafast per le auto elettriche). Quest'ultimo «rimane per noi un mercato importante, ma decisamente più diluito rispetto a prima», afferma Lanza.

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In parallelo, Fae Technology è però riuscita a «contenere il ritracciamento grazie» ai progressi in «diversi nuovi settori». In particolare, «abbiamo incrementato il nostro posizionamento in maniera significativa nell'ambito delle telecomunicazioni e della Difesa», dice il Ceo. In passato «il comparto pesava meno del 10%, ma oggi è arrivato a rappresentare il 15% dei recavi del gruppo e immaginiamo che possa salire sopra il 20%» in pochi anni. Proprio da qui, oltre che «dalle innegabili opportunità» offerte dall'AI (sia a livello di prodotti sia su quello operativo), nasce la spinta che, secondo la banca d'investimento Alantra, potrebbe portare Fae Technology a 92 milioni di ricavi nel 2026. «Al momento ci vediamo abbastanza allineati a questa ricerca», spiega Lanza. Invece «su un orizzonte temporale più ampio», come il 2030, «la speranza è di superarla, magari arrivando in tripla cifra».

Un'altro impulso importante per la strategia di crescita del gruppo arriverà dagli investimenti, che per l'anno in corso «ci aspettiamo a ridosso del 10% dei ricavi - afferma il Ceo - con una significativa parte di R&D». In particolare, Fae punterà sullo sviluppo di software e «tecnologie proprietarie per il segmento del computing». Grazie alla collaborazione annunciata a marzo con Qualcomm Technologies, leader globale nell’edge AI, l'azienda bergamasca sta infatti «sviluppando moduli destinati al mercato del edge computing nella fascia high end». Si tratta di potenti infrastrutture, simili a micro datacenter, progettate per gestire grandi carichi di lavoro in tempo reale, come l'analisi di video complessi o compiti per l'AI. Oltretutto questo, come l'Elettronica e l'Aerospace, è un campo che offre delle «opportunità di M&A che si addicono molto bene alla nostra struttura», spiega Lanza. Reduce dalla recentissima acquisizione della società aerospaziale Kyser Italia (ora Kyser Space), Fae Technology continua infatti a guardarsi intorno in cerca di «piccole realtà che siano eccellenze verticali a cui fare da cassa di risonanza». Il «nostro modello di integrazione», spiega infatti il Ceo, non punta solo a «una sinergia di costi, ma a una vera e propria moltiplicazione di valore».

D'altra parte, è anche «dall'ampliamento delle competenze» interne che passa uno dei principali obiettivi del gruppo, cioè il rafforzamento «della nostra presenza internazionale». Anche se l'Italia pesa ancora per l'80% dei ricavi, «ci siamo recentemente aperti al mercato spagnolo con un'operazione molto interessante di sinergia con un player nella la divisione Electronics». Inoltre in questo comparto, Fae Technology è già attiva in Nord America e ha «un inizio di business in Germania», anche se a costituire la fetta maggiore dei suoi ricavi esteri (pari al 15%) sono le agenzie spaziali europee.

Per il prossimo futuro «una direzione di crescita sicuramente interessante e strategica riguarda le agenzie spaziali emergenti, come Saudi (in Arabia Saudita) o Emirates (negli Emirati Arabi Uniti) - rivela Lanza - Sono agenzie nuove, alle quali crediamo di poter dare un grande contributo. Quindi una delle prossime rotte è sicuramente questa». Bisognerà ovviamente tenere conto «delle condizioni critiche» che stanno vivendo al momento i Paesi del Golfo e che potrebbero frenare in generale il business di Fae Technology. «Al momento stiamo avendo qualche impatto sui trasporti», ammette il Ceo, ma «siamo allenati ad operare in un mare di tempesta» con diversi fattori di rischio per la nostra supply chain. Sul lungo termine, servirà «effettivamente capire chi», anche tra i competitor, «riesce a performare meglio» in condizioni difficili per tutti.

Per gestirle, Fae Technology intende puntare sulla sua doppia vocazione: "abbiamo il pragmatismo di un'azienda familiare - dice Lanza, che appartiene alla seconda generazione alla guida del gruppo - ma ci relazioniamo al mondo degli stakeholder come un'azienda quotata in tutto e per tutto, con un sistema di governance chiaro e una distribuzione dei poteri che tutela gli investitori». Al momento Gml Ventures - società riconducibile a Gianmarco Lanza e Luciana Giudici, ha la maggioranza del capitale dell'azienda, pari al 51,7%, mentre le quote sul mercato si attestano al 38%. «All'interno della parte flottante - spiega il Ceo - ci sono degli investitori professionali e istituzionali, anche internazionali, che ci seguono da tempo e e che crediamo ci possano supportare in tutto il percorso di sviluppo». Tuttavia, tra i soci «teniamo anche i fondatori delle aziende che abbiamo comprato. Questo è «uno dei nostri punti di forza», conclude Lanza, al servizio di una strategia mirata ad «aggregare talento» e a crescere.

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