La replica della senatrice del Massachusetts, impegnata da sinistra in un testa a testa nei sondaggi per la nomination democratica con il centrista Joe Biden, non si e' fatta attendere. “Quel che farebbe davvero schifo - ha detto via Twitter - sarebbe non correggere un sistema corrotto che permette a gigantesche aziende quali Facebook di perpetrare pratiche illegali e anti-concorrenziali, di calpestare i diritti di privacy dei consumatori, e ripetutamente di fallire nella responsabilita' di proteggere la nostra democrazia”. Un riferimento per nulla velato alle accuse rivolte a Facebook e non solo di acquisizioni e aggressive manovre per emarginare rivali più piccoli, di mancata protezione dei dati personali per vendere a ogni costo il vero “prodotto” redditizio su Internet, gli utenti, di mancati controlli su pericolose informazioni manipolate e false durante le campagne elettorali.
Warren non e' nuova a farsi nemici nella Corporate America al di la' di Facebook. Nella finanza grandi donatori democratici hanno di recente lasciato trapelare che potrebbero boicottare una sua nomination alla Casa Bianca - o addirittura sostenere Donald Trump. Una decisione in protesta contro piani di Warren per una nuova imposta sui grandi patrimoni, chiave per pagare iniziative progressiste quali universita' gratuite, sanita' universale e riduzione del debito studentesco. Warren e' stata anche tra le piu' dure critiche delle grandi banche e di Wall Street durante e dopo la crisi del 2008, chiedendo un loro breakup, ed e' stata padrina di una nuova authority federale di protezione dei diritti finanziari dei consumatori introdotta assieme alla riforma Dodd-Frank.
Zuckerberg, a onor del vero, nelle dichiarazioni pubblicate invoca preoccupazioni per la salute della democrazia. Argomenta che in realta' “spezzare le aziende, che si tratti di Facebook, di Google o di Amazon, non risolve i problemi. Non rende le interferenze elettorali meno probabili. Le rende piu' probabili perche' le societa' non sarebbero in grado di coordinarsi e di lavorare assieme”. Ma nel commentarle a posteriori non ha negato tutto il resto - compresa l'ipotesi di una guerra legale con il governo. Warren da parte sua ha ribadito “di non aver paura di richiamare leader di Big Tech quali Facebook, Google e Amazon, alle loro responsabilita'”.
L'accusa che i giganti tech abbiano ormai creato veri e propri nuovi monopoli non arriva oltretutto soltanto da Warren. La stessa Fed, negli ultimi anni, ha acceso i riflettori con dibattiti e simposi sull'impatto di questi super-gruppi non tanto sui prezzi dei servizi ma su qualita', concorrenza e impatto sul mercato del lavoro. E' Warren ad aver pero' messo in agenda una delle proposte di riforma piu' drastiche e dettagliate, come diventata sua caratteristica: vieterebbe tra l'altro a protagonisti di e-commerce quali Amazon di avere il controllo di una piattaforma di “marketplace” e allo stesso tempo di parteciparvi attivamente. Nominerebbe una autorità per disfare fusioni considerate nocive, nel caso di Facebook quelle di WhatsApp e Instagram. Su questo fronte ha incalzato: “Immaginate se Facebook e Instagram cercassero di superarsi a vicenda nella protezione della privacy e nella difesa da informazioni false, invece di lavorare assieme per vendere i vostri dati, inondarvi di cattive informazioni e minare la sicurezza delle elezioni”.