Il Presidente del Tribunale di Milano

Fabio Roia: «Il divorzio è davvero breve solo se il Tribunale ha risorse»

Per il presidente del Tribunale di Milano la presenza di giudici e di personale amministrativo da dedicare al contenzioso familiare fa la differenza

di Patrizia Maciocchi

2' di lettura

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In 50 anni quante cose sono cambiate nelle aule dei tribunali?

Sono cambiate le leggi che adesso tutelano i diritti delle donne - spiega il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia - è cambiato il modo di approccio giudiziario a tutte le problematiche che riguardano la sopraffazione del genere femminile in tutte le articolazioni sociali. Siamo in presenza di una forte inversione di tendenza e di un processo che presenta però caratteristiche di intermittenza, nel senso che non è ancora maturata una reale cultura del rispetto della vittima di violenza di genere permanendo insopportabili stereotipi su questo problema che ha radici storiche, diffuse e strutturali. Certamente la legge sul divorzio ha rappresentato una decisa inversione di tendenza in una società dove la relazione doveva essere accettata e sopportata anche se violenta, con la donna collocata in un ruolo di subordinazione familiare.

ll divorzio breve è davvero breve come previsto sulla carta o nella pratica lo è di meno?

Dipende dalle risorse che ciascun Tribunale è in grado di impegnare nel settore del contenzioso familiare. Mi riferisco, in particolare, al numero dei giudici ed al personale amministrativo di assistenza. Ci troviamo di fronte alla tutela di diritti primari che devono essere garantiti attraverso moduli di organizzazione dei Tribunali intelligenti.

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Sono molte le donne vittime di violenza domestica che chiedono il divorzio? Oppure chi è maltrattato fa fatica ad andare via?

Quando le donne decidono di sciogliere il legame vuol dire che hanno maturato il convincimento di denunciare e quindi di sciogliere un legame tossico che le soffocava. Quasi sempre il percorso è difficile, altalenante, espressivo di una sofferenza interiore. La presenza di Centri Antiviolenza e di strutture dedicate all'ascolto e alla condivisione della sofferenza della donna oggetto di violenza rappresentano delle agenzie di aiuto necessarie per uscire dal circuito della violenza.

Quanto costa oggi divorziare?

Non dovrebbe costare nulla ma in realtà l'assistenza del difensore, quando non scattano i meccanismi per il gratuito patrocinio, deve giustamente essere pagata secondo le tariffe professionali. Ho detto non dovrebbe costare nulla perché ritengo che rinunciare a divorziare per un fatto economico sia un fatto inaccettabile sul piano della tutela dei diritti.

C'è un cambio di passo da parte degli uomini nell'accettare che sia la donna a mettere fine al matrimonio?

Soltanto parzialmente permangono strascichi, anche consistenti, di retaggi culturali per cui la donna che unilateralmente rompe il legame si comporta come un fattore di provocazione al “maschilismo”. Una delle cause primarie dei femminicidi va ricercata proprio nella non accettazione da parte dell'uomo della decisione unilaterale della donna di interrompere il legame anche se violento. In questo atteggiamento si legge una concezione proprietaria della donna da parte dell'uomo che fatica a scomparire.

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