Ferrari SF-26, l’anno zero: Maranello riparte da una nuova Formula 1
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La monoposto SF-26 si è svelata questa mattina su una pista di Fiorano che ha restituito, come sempre, il senso più autentico del legame tra Ferrari e i suoi tifosi: quelli con la T maiuscola, che tutti invidiano. Un affetto palpabile, fatto anche di giovani presenze, con molte scuole del comprensorio ufficialmente coinvolte, a testimoniare come Maranello continui a essere un punto di riferimento che va oltre la Formula 1.
Il debutto della Ferrari di Formula 1 numero 72 assume un significato particolare, forse unico, in questo secolo. Sarà un’auto di un anno davvero spartiacque. Nel 2000 la Scuderia era all’inizio dell’era irripetibile di Michael Schumacher; da allora, fatta eccezione per il titolo mondiale di Kimi Raikkonen e per i campionati soltanto sfiorati con Fernando Alonso e Sebastian Vettel, il percorso è stato segnato da un lento e costante declino competitivo. Adesso bisogna tornare alle prestazioni vincenti: questo chiede il mondo dell’auto, gli investitori, i Tifosi.
Con l’arrivo dei regolamenti rivoluzionari del 2026, le aspettative non potrebbero essere più alte. Ma la SF-26 non nasce per alimentare slogan o promesse: è la prima risposta concreta di Ferrari a una Formula 1 che cambia pelle in modo radicale.
Per fortuna, verrebbe da dire a molti, non è cambiata “troppo” l’estetica globale. Anche se a ben vedere la livrea è stata indubbiamente rivista in chiave più pulita, dove il rosso resta protagonista e, sul fronte sponsor, il tanto atteso rafforzamento dei partner globali già presenti ha visto un potenziamento mirato in particolare di HP, ma senza l’impatto visto lo scorso Miami che aveva scatenato critiche per la grande presenza di blu. Ora, invece, prevale lo sfondo bianco.
Al giro in pista, però, emergono novità che possono essere lette come una nuova identità sensoriale, comune alle monoposto di questa generazione. Il diverso equilibrio tra componente elettrica, gestione del turbo e aerodinamica attiva restituisce una vettura meno ovattata, con una firma acustica più “fischiosa”: non un dettaglio estetico, ma il riflesso diretto di flussi d’aria più rapidi, transizioni energetiche più marcate e di una meccanica meno filtrata rispetto al passato.









