C’è anche un altro aspetto, però, che non fa dormire sonni tranquilli agli operatori e alla Regione. La questione delle concessioni, dell’anticipo delle scadenze e della messa a gara. «Ci avviamo a essere uno degli unici paesi d’Europa su questa strada» chiarisce Enrico De Girolamo: «Nel Nord Europa le concessioni sono perpetue, in Germania durano 80 anni, in Francia le hanno prorogate». Quelle degli impianti valdostani scadrebbero ufficialmente nel 2029.
Secondo l’assessore Caveri, in caso di gare c’è la concreta possibilità che «a vincere possa essere qualche competitor straniero: magari qualche compagnia petrolifera impegnata a ricostruirsi un’immagine green o dei fondi d’investimento con strategie più speculative».
Questa situazione è vissuta con apprensione perché la Regione vede il rischio che sia «compromessa una ricchezza territoriale». Sulla stessa linea si trova chi, come Cva, è coinvolta direttamente e in regione conta 32 impianti idroelettrici di varie tipologie, con una potenza nominale complessiva di 934,5 MW e circa 2,9 miliardi di kWh prodotti ogni anno.
«L’incertezza che si è venuta a creare in un settore così importante sta bloccando circa 10 miliardi di euro di investimenti a livello nazionale», dice Enrico De Girolamo, che ricorda come in un recente rapporto «lo stesso Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) abbia sottolineato la strategicità degli impianti idroelettrici in Italia». Insomma, proprio in una fase in cui moltissimi impianti sono, o dovrebbero essere, sottoposti a lunghe e costose operazioni di revamping, manutenzione, adeguamento, il processo rischia di incepparsi a danno di efficienza e sicurezza.
«Siamo di fronte a una situazione kafkiana – sintetizza Luciano Caveri – non si capisce se generata da spinte emotive o da attività lobbistiche. Noi, tuttavia, siamo in stretto contatto con altre realtà che nutrono lo stesso tipo di preoccupazioni: parlo del Trentino Alto Adige, ma penso anche a regioni in cui l’idroelettrico è molto importante, come il Piemonte, il Veneto. Come Regione – annuncia l’assessore – valutiamo anche la possibilità di un ricorso alla Corte costituzionale contro provvedimenti che possano essere dannosi e penalizzanti per un settore fondamentale».