Ex Manifattura Tabacchi, esempio virtuoso di collaborazione pubblico-privato
Saranno rigenerati 4,5 ettari di territorio, 6.200 metri quadrati di superficie pubblica. Duemila metri quadrati destinati a spazi per la cultura
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Nel quartiere Regio Parco, zona nord-est di Torino, dove un tempo si estendevano campi agricoli, trasformati in un complesso industriale per la lavorazione del tabacco, è prossimo l’avvio di un percorso che porterà alla rigenerazione di un bene e di un’area inaccessibili da anni. Il progetto di retrofit della ex Manifattura Tabacchi, futuro polo culturale e di formazione, è un esempio concreto di come sia possibile ricucire grazie a un corretto pensiero progettuale il rapporto tra città, acqua e paesaggio agricolo, rispondendo alle sfide centrali che ogni contesto urbano deve affrontare: adeguarsi alle nuove esigenze sociali e prepararsi agli impatti del cambiamento climatico. Non a caso, a inizio aprile, il progetto vincitore del concorso internazionale indetto dall’Agenzia del Demanio e firmato da Eutropia Architettura + Pinifarina Architecture con Weber Architects e un gruppo interdisciplinare, tra cui Paisà Landscape, è stato riconosciuto come miglior caso di Green Urban Planning and Landascape Architecture dal Green Good Design Sustainability Award.
L’innovazione ha riguardato anche il metodo con cui gli enti pubblici coinvolti nell’area hanno collaborato, grazie alla firma di un protocollo di intesa promosso dall’Agenzia del Demanio, proprietaria del bene, con il Comune, la Regione Piemonte, l’Edisu, l’Università, il Politecnico e i Ministeri della Cultura e della Giustizia. Protocollo che nell’indizione del concorso ha aperto il processo alla richiesta di un ridisegno non solo del singolo bene, ma di tutto il contesto che lo circonda, compresa l’area adiacente ex Fimit. Un approccio collaborativo che ha fatto scuola a livello nazionale, anticipando principi e metodologie del “Piano Città degli immobili pubblici”, il patto istituzionale firmato lo scorso 26 marzo dall’Agenzia del Demanio anche con Torino. «La Manifattura Tabacchi è un esempio di come collaborare efficacemente tra istituzioni diverse», sottolinea Paolo Mazzoleni, assessore all’Urbanistica del Comune di Torino. «Anche se al momento lo sviluppo finanziato riguarda solo una porzione del tutto, grazie allo sviluppo di una visione progettuale di insieme sarà possibile avviare un percorso di ricerca di investimenti che porterà, peraltro sotto la guida di una regia pubblica, alla riconversione di tutta la grande area».
Il progetto – presentato nell’ultima versione durante un evento organizzato a marzo dal chapter Piemonte del Green Building Council Italia negli spazi di Toolbox – ospiterà un nuovo polo archivistico e culturale a servizio dei Ministeri della Giustizia e della Cultura, con aule di consultazione e un centro studi oltre che un polo universitario completo di residenze, servizi per studenti e aule per l’alta formazione. Intuizione del progetto è stato quello di girare l’orientamento dei fabbricati, aprendo al fiume e alle visuali verdi quello che diventerà un luogo di aggregazione, con una galleria coperta per attività sociali e culturali. Dotazioni efficienti e automazioni robotizzate consentiranno di massimizzare la capienza degli archivi. «La valorizzazione del patrimonio pubblico deve contribuire allo sviluppo della città secondo la sua vocazione storica, industriale, universitaria e scientifica», sottolinea Alessandra dal Verme, direttrice dell’Agenzia del Demanio.
L’impatto atteso si comprende leggendo i numeri: stiamo parlando di una rigenerazione di 4,5 ettari di territorio, 6.200 metri quadrati di superficie pubblica, 2.000 metri quadrati convertiti in spazi per la cultura, 41.000 metri quadrati di edifici, 280 km di archivi.
Una caratteristica distintiva del progetto è rappresentata dai binari recuperati del vecchio raccordo ferroviario, che tracciano le direttrici principali lungo le quali si snoda l’intero intervento e conducono verso la Piazza Centrale, dove sorgeranno i nuovi archivi, creando un forte legame tra storia, cultura e innovazione. Lo spazio tra i due nuovi fabbricati, destinati ad archivio dei Ministeri della Giustizia e della Cultura, è pensato come luogo di aggregazione, con una galleria coperta per attività sociali e culturali. «Le radici estetiche del progetto affondano nella tradizione dell’architettura industriale del territorio. Un elemento distintivo è la struttura a ’Y’ che richiama l’esposizione di Nervi a Torino, creando continuità con il patrimonio architettonico regionale» spiega Jacopo Carli di Eutropia Architettura. Aggiunge Filippo Weber di Weber Architects: «Abbiamo adottato un approccio che definiamo ’sustainable by design’, in cui la sostenibilità non è un elemento aggiunto, ma integrato nel progetto fin dall’inizio. Il nostro intervento ha beneficiato fortemente dei protocolli di certificazione richiesti dall’Agenzia del Demanio. Fra i risultati raggiunti, abbiamo ridotto del 50% le superfici impermeabili a favore di superfici permeabili e verdi». Conclusa la fase di approfondimento progettuale e di iter burocratico, le prime demolizioni sono attese entro il 2025.

