Ex Ilva, bozza piano: obiettivo 8 milioni di tonnellate. Domani atteso l’ok alla nave rigassificatrice
Giovedì 17 la Conferenza dei servizi dovrà approvare la nuova Autorizzazione integrata ambientale. Il ministrto Urso: «In arrivo una nuova gara»
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«Al fine di garantire la continuità operativa di tutti i siti produttivi del Gruppo Acciaierie d’Italia, tutelare i livelli occupazionali e rispondere alle esigenze del mercato nazionale ed europeo, è necessario garantire una produzione fino a 8 milioni di tonnellate annue di acciaio». È quanto si legge nella bozza del Piano di Decarbonizzazione inviato dal governo ai sindacati poco prima dell’incontro convocato al Mimit.
Tre forni elettrici a Taranto e uno a Genova
Il piano prevede la costruzione di tre forni elettrici presso il sito di Taranto, per una capacità produttiva complessiva di 6 milioni di tonnellate annue, e un forno elettrico presso lo stabilimento di Genova, con una capacità di circa 2 milioni di tonnellate annue.
Fino a quattro impianti di preridotto
È prevista inoltre la realizzazione di fino a quattro impianti per il preridotto (dri) necessario ad alimentare i forni elettrici di Taranto e Genova
Settimana decisiva
Quella che si è aperta è una settimana potenzialmente decisiva per il destino dell’ex Ilva. Lunedì 14 luglio il governo incontra i sindacati, e si parla di cassa integrazione. Martedì 15 è attesa la posizione degli enti locali coinvolti sulla possibilità di posizionare a Taranto una nave rigassificatrice. Infine, giovedì 17, il ministero dell’Ambiente farà da cornice alla Conferenza dei servizi. In quell’occasione dovrebbe ottenere il via libera l’accordo di programma con gli enti locali per l’ok alla nuova Aia, Autorizzazione integrata ambientale. In questo cronoprogramma va inserito anche il lancio di una nuova gara per gli asset ex Ilva. «Dovremo adeguare subito la gara in corso alle nuove condizioni, già a fine luglio - ha spiegato in un’intervista a Il Messaggero Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy -. Per questo è assolutamente necessario che tutto sia chiaro nei prossimi giorni. È ovvio che avere a Taranto anche gli impianti per la produzione di ferro preridotto, Dri, sia un elemento di forte attrattività per gli investitori».
Le ipotesi di accordo
Sono al momento due le ipotesi di accordo sulle quali si sta ragionando, partendo però dal punto fermo comune di accelerare sulla decarbonizzazione, passando da 12 a 8 o 7 anni a seconda delle opzioni. La prima prevede di realizzare a Taranto tre forni elettrici con tre Dri (Direct reduced iron, ovvero gli impianti per realizzare il preridotto) e presuppone il posizionamento di una nave rigassificatrice che fornisca il gas necessario ad alimentarli. La seconda ipotesi è che a Taranto si realizzino tre forni elettrici alimentati anche con un contratto di servizio da parte della società Dri Italia, che realizzerà però il preridotto in un’altra località del Sud di Italia dove sarà più facile il rifornimento, a miglior costo e convenienza, del gas necessario. In entrambi i casi il governo ha sempre assicurato la continuità produttiva dello stabilimento. Giovedì 17 toccherà poi alla Conferenza dei servizi che dovrà approvare la nuova Autorizzazione integrata ambientale.






