Acciaierie d’Italia

Ex Ilva, prosegue la cassa integrazione ma ancora nessun accordo con i sindacati

Incontro al ministero del Lavoro: proroga della Cigs fino a febbraio 2027 per un numero massimo di 4.500 addetti di cui 3.800 a Taranto

di Domenico Palmiotti

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Parte una nuova tranche di cassa integrazione straordinaria in Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva. Riguarderà per un anno, dall’1 marzo scorso a fine febbraio 2027, un numero massimo di 4.450 dipendenti nell’intero gruppo di cui 3.800 a Taranto. L’incontro del 22 aprile al ministero del Lavoro si è però chiuso con un mancato accordo tra azienda e sindacati, così come è accaduto l’ultima volta.

Integrazione economia alla Cigs assicurata sino a ottobre

Inoltre, l’integrazione economica alla cassa, che fa sì che gli ammortizzatori sociali coprano il 70% dello stipendio dei dipendenti di Acciaierie, per ora è garantita solo sino ad ottobre ma calcolando l’attuale utilizzo della stessa cassa. L’uso reale, infatti, al momento coinvolge nel gruppo circa 3.500 addetti. Un migliaio in meno rispetto al numero massimo. Se la quota di 3.500 cassintegrati rimarrà stabile, gli 11,4 milioni previsti per l’integrazione dal decreto numero 180 dello scorso 1 dicembre, convertito in legge il 22 gennaio, consentiranno di arrivare sino ad ottobre, lasciando scoperti solo i due mesi finali dell’anno e i due iniziali del prossimo. Se invece la quantità di cassintegrati dovesse eventualmente salire, la copertura finirà prima. Ma è un rischio che non si dovrebbe correre poiché, è stato detto al ministero del Lavoro, con la ripartenza dell’altoforno 4, attualmente fermo per lavori, salirà a due il numero degli altiforni attivi in fabbrica e questo porterà ad occupare più addetti.

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Slitta la ripartenza dell’altoforno 4

A proposito dell’altoforno 4, che é stato fermato a fine febbraio, annunciato che la sua ripartenza non avverrà più a fine mese come inizialmente previsto, ma entro giugno. Nell’incontro al ministero, inoltre, annunciato pure che Acciaierie impugnerà entro questa settimana al Tar di Lecce l’ordinanza del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che, per ragioni ambientali, ha disposto lo stop della centrale termoelettrica del siderurgico entro 30 giorni. L’azienda chiede ora al Tar la sospensiva dell’ordinanza in via cautelare.

Il fatto che l’integrazione economica alla cassa, percepita anche dai dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria ma finanziata in altro modo, sia al momento parziale e che non ci sono ancora risposte dal Governo sul più complessivo tema ex Ilva, ha sollevato le critiche delle sigle sindacali metalmeccaniche.

Le reazioni dei sindacati

Per Biagio Prisciano della Fim Cisl, «le distanze al tavolo non erano avvicinabili. Quello che abbiamo chiesto la scorsa settimana, non ha trovato risposte. Tanti temi e punti che avevamo inserito nell’ultimo accordo sottoscritto, mancano ancora oggi. Non ci sono state proprio le condizioni di arrivare ad un accordo. Nel contempo però - aggiunge Prisciano - mettiamo in sicurezza i lavoratori con la cassa integrazione e con con l’anticipo da parte dell’azienda, e tamponiamo con una copertura l’integrazione della cassa. Quest’ultima verrà presa dalle risorse già stanziate dal decreto di dicembre 2025. É chiaro che queste risorse sono ad esaurimento e si pone, per l’ennesima volta, il tema delle risorse che é fondamentale. Questa copertura avrà infatti una durata sino ad ottobre 2026 ma poiché si parla di numeri massimi, 4.450 cassintegrati, tutto verrà sancito dall’erogazione della stessa cassa».

Secondo Guglielmo Gambardella della Uilm, «la proroga della cassa straordinaria certifica il fallimento del Governo nel rilanciare l’ex Ilva. Ormai da quasi due anni il Mimit si ostina a ricercare potenziali o improbabili investitori senza aver risanato l’ex Ilva. AdI in amministrazione straordinaria continua a gestire il più grande gruppo siderurgico italiano ed europeo con pochissime risorse economiche che non consente sufficienti investimenti su impianti, sicurezza ed ambiente mentre i lavoratori continuano a subire la sofferenza degli ammortizzatori sociali senza alcuna prospettiva».

«Il Governo - prosegue Gambardella - non vuole prendere atto della drammatica situazione in cui versano stabilimenti e lavoratori, diretti ed indiretti. A partire dallo stabilimento di Taranto, ci sono intere aree interdette per mancanza di sicurezza. Senza risorse e con un solo altoforno in marcia, l’azienda si sta lentamente fermando. Siamo a chiedere ancora una volta al Governo di assumere la decisione di nazionalizzare transitoriamente l’ex Ilva e realizzare un piano industriale per ridare valore all’azienda, come previsto dal piano dei commissari, e realizzare un piano sociale per risarcire lavoratori che dal 2012 hanno subito le conseguenze di questa vertenza».

Infine per Loris Scarpa della Fiom Cgil, «serve uscire dall’amministrazione straordinaria poiché non sono neanche in grado di garantirci gli ammortizzatori sociali e una copertura dignitosa per i lavoratori. Che venga quindi definita una società pubblica con le partecipate pubbliche, se ci vogliono stare anche i privati, ci stiano, e finalmente diamo questa idea di rilancio, di decarbonizzazione, di salute e sicurezza per i lavoratori. Così è solo un bagno di sangue. Noi come sindacati ci stiamo battendo in tutte le sedi perché questa storia non finisca e torni ad essere dignitosa per le persone, ma il Governo così ne sta decretando la fine».

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