Ex Ilva, partono 2.500 licenziamenti collettivi nelle imprese appalto-indotto
Interessate 28 aziende associate ad Aigi. Il presidente Convertino: purtroppo atto dovuto e inevitabile per la fermata dell’area a caldo. Sindacati chiedono incontro
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Aigi, associazione delle imprese dell’indotto-appalto ex Ilva di Taranto, ha trasmesso il 4 settembre ai sindacati le “lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità”.
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Nicola Convertino, presidente Aigi, in un lettera spiega che “si tratta di un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso.
Licenziare le nostre maestranze significa privarsi del patrimonio più prezioso e dell’orgoglio delle nostre aziende, un capitale umano costruito in anni di ingenti investimenti nella formazione e di duri sacrifici. Purtroppo - dice Convertino - tale provvedimento rappresenta un atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio”.
Per Aigi, “siamo giunti a questo punto a causa della totale assenza di una ragionevole programmazione che avrebbe potuto mettere in sicurezza le nostre aziende, e per la mancata attivazione concreta del processo di costruzione dei nuovi impianti per la decarbonizzazione. Condizioni, queste, che ci avrebbero permesso di impiegare il nostro personale in regime di continuità lavorativa.
Le 28 lettere di licenziamento collettivo che le aziende associate ad Aigi si apprestano a presentare alle istituzioni - specifica ancora il presidente di Aigi - coinvolgono 2.500 unità lavorative”.







