Europee, Schlein punta sul lavoro precario e dice no al premierato anche nella Ue
«Mai con le destre di Meloni e Salvini». I dem primi a presentare gli obiettivi per la prossima legislatura Ue: sostegno pieno all’Ucraina e condanna di Israele, sì a una Difesa comune Ue e no al nuovo Patto di stabilità in nome di una nuova governance economica
di Emilia Patta
7' di lettura
I punti chiave
- «Mai con le destre di Meloni e Salvini»
- Quale Europa: più forza al Parlamento...
- ... ma scompare dai radar l’elezione diretta del Presidente Ue
- La guerra alle porte e la postura Ue
- Sì a una Difesa comune europea
- L’afflato pro Palestina
- Focus su lotta al precariato e al «lavoro povero»
- Per le imprese (solo?) obiettivo green
- Una nuova governance economica: no al nuovo Patto di stabilità
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Sui fondamentali il Pd rimane solido, come si dice in linguaggio economico. Il partito di Elly Schlein, primo tra i grandi partiti italiani, ha già presentato e approvato in direzione il programma elettorale per le europee dell’ 8 e 9 giugno in 30 punti e oltre 30 pagine. Dalla necessità di una Difesa comune al sostegno umanitario e militare senza se e senza ma all’Ucraina «brutalmente aggredita» dalla Russia di Putin; dall’obiettivo di una maggiore integrazione politica ed economica attraverso l’aumento del debito comune per i grandi investimenti e attraverso la riforma del meccanismo di voto (dall’unanimità a maggioranza) fino alla difesa del Green Deal: l’orizzonte dem resta quello storico e comune alla famiglia europea dei Socialisti e democratici.
Semmai l’impronta schleiniana si può rintracciare meglio in alcune proposte sul fronte del lavoro (salario minimo, certo, ma anche stop a stage non retribuiti e riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio) e nell’accentuazione della posizione pro Palestina sul fronte Medio Oriente. Scompare inoltre dagli obiettivi storici dei dem l’elezione diretta del presidente Ue: evidente il riflesso della lotta ingaggiata da Schlein contro il premierato messo in campo dalla premier Giorgia Meloni.
«Mai con le destre di Meloni e Salvini»
Come premessa, su tutto spicca il niet del Pd a futuri accordi con le destre, compresa Meloni. Impegno dal sapore elettoralistico che naturalmente poi dovrà fare i conti con i numeri e la realpolitik, dal momento che difficilmente la premier di un Paese fondatore come l’Italia potrà restare fuori dal prossimo governo Ue: «Gli obiettivi ambiziosi che ci poniamo e le sfide globali che l’Europa è chiamata a fronteggiare non possono essere raggiunti tramite compromessi al ribasso con una destra sempre più reazionaria, negazionista e antiscientifica - si scrive “in grassetto” nel programma del Pd -. Per queste ragioni, insieme agli altri partiti della nostra famiglia politica, ci impegniamo a non sostenere o cercare nessun accordo con le forze rappresentate al Parlamento Europeo dai gruppi delle destre nazionaliste ECR e ID (la famiglia dei Consevatori europei guidata da Meloni e la famiglia delle destre estreme in cui siede la Lega, ndr)».
Quale Europa: più forza al Parlamento...
L’obiettivo principe dei democratici, in accordo con la famiglia dei Socialisti e democratici, resta quello di un’Europa federale. La prossima, propone il Pd, sia una legislatura costituente con una convenzione per riformare i Trattati. Priorità è il rafforzamento del Parlamento europeo, «a cui va attribuito il diritto di iniziativa legislativa e pieni poteri di co-legislatore nella procedura di bilancio pluriennale e nella definizione delle nuove risorse proprie». E ancora: «Vogliamo un controllo politico rafforzato del Parlamento sulla Commissione, a cominciare dalla procedura di nomina. Promuoviamo un ruolo più incisivo dei partiti europei, nell’obiettivo di procedere verso uno spazio pubblico sempre più comune, anche grazie all’introduzione di liste transnazionali per le elezioni europee e una legge elettorale uniforme nei diversi paesi. Sosteniamo il superamento definitivo dell’unanimità in tutte le politiche in cui è ancora esistente, a cominciare dalla fiscalità, dalla politica estera e di sicurezza e dagli affari sociali». E la riforma del sistema di voto per superare il meccanismo bloccante dell’unanimità è ancora più urgente, si sottolinea, nella prospettiva - condivisa e auspicata dal Pd - dell’allargamento della Ue non solo all’Ucraina, ma anche a tutti quei Paesi che vogliono allontanarsi dal pericolo russo e guardano all’Europa come a un’isola di libertà e democrazia, come Moldavia e Georgia.
... ma scompare dai radar l’elezione diretta del Presidente Ue
Scompare tuttavia dai radar un obiettivo storico del Pd: l’elezione diretta del Presidente Ue per collegare il voto dei cittadini alla scelta dell’esecutivo e per riavvicinarli alle istituzioni Ue. Presente nel programma del 2014, regnante Matteo Renzi, era anche nel programma del 2019 di Nicola Zingaretti. Impossibile non collegare questa scelta al muro eretto dal Pd schleiniano contro il premierato targato Meloni.


