L’assemblea di Confindustria Varese

Europa, mercati e sovranità digitale le tre priorità degli industriali varesini

Galdabini: «In un mondo complesso cresce il bisogno d’Europa, nessun paese può farcela da solo». Orsini: «Bene sull’auto la lettera dei costruttori alla Ue»

di Luca Orlando

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Il bisogno assoluto d’Europa, in un mondo sempre più complesso e sfidante. E poi la necessità di aprire nuovi mercati per contrastare la deriva protezionistica, l’urgenza di recuperare una sovranità digitale per non dipendere da scelte e priorità altrui.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Sono le tre priorità strategiche chiave poste dal presidente di Confindustria Varese Luigi Galdabini davanti alle imprese associate, nel corso dell’assemblea annuale svolta all’interno del sito Leonardo di Venegono, una delle eccellenze del territorio e punta di diamante dell’export locale e nazionale.

Loading...

Di fronte alle complessità del quadro attuale - ragiona Galdabini - il bisogno di Europa cresce. E pur nella consapevolezza di dover migliorare e ridurre la burocrazia, la certezza è quella di un contesto in cui «nessuna nazione da sola può affrontare le grandi sfide del nostro tempo» e che «insieme possiamo essere più forti, più liberi, più capaci di decidere il nostro destino». Un orgoglio europeo - scandisce - che non è nostalgia ma responsabilità verso il futuro.

Altra direttrice chiave, a maggior ragione rilevante per una provincia a forte vocazione internazionale, è quella dell’export, puntando ad allargare il più possibile i mercati di sbocco. Se l’impatto dei dazi di Trump finora sul territorio è stato nullo (per Varese nel 2025 la crescita globale è stata del 20%, con un +47% verso gli Usa), Galdabini auspica la possibilità di un ritorno ad una crescita più stabile. E di fronte a questo scenario di chiusura oltreatlantico la risposta dell’Europa, dopo gli accordi con Mercosur e India, dovrebbe proseguire nella direzione dell’allargamento degli sbocchi commerciali, guardando anzitutto ad Australia e Indonesia.

Terza priorità strategica è quella della sovranità digitale, per una gestione autonoma del trattamento e del controllo del nostro patrimonio di dati e delle tecnologie connesse. Dati e processi che vanno governati e protetti perché se è vero che la condivisione faceva parte di un passato di un gioco partecipativo di una tecnologia e di una economia aperta, l’accelerazione del rischio geopolitico ha reso obsoleto e pericoloso questo approccio.

Con quote che oscillano tra il 70 e l’80%, esiste una forte dipendenza dell’Europa da società extra-Ue per prodotti e infrastrutture digitali e cloud computing, mentre i tre quarti delle società Ue quotate dipendono per i loro servizi tecnologici da società Usa.

L’auspicio è quello di accelerare sul fronte dell’indipendenza, dotandosi di infrastrutture tecnologiche e sviluppando ad esempio un numero adeguato di data center. «Guardando alla digitalizzazione come un’opportunità, la sovranità digitale come dovere».

Il territorio

In ambito locale Galdabini sottolinea la necessità di alcuni interventi prioritari: una gestione attiva del Fondo di sviluppo legato alle zone di confine con la Svizzera, che a regime potrà contare su 220 milioni all’anno, e una zona logistica semplificata per l’area di Malpensa.

«Anche la questione settentrionale - spiega - è una questione nazionale, ci sono aree depresse anche in Lombardia e in provincia di Varese e occorrono politiche di sviluppo industriale locale».

L’intervento di Orsini

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha chiuso l’assemblea, commentaUsa e Iran, anche se invita alla cautela aspettando la firma concreta di venerdì.

«Le vite umane - spiega - sono la cosa principale; a livello economico e ovviamente internazionale e geopolitico sappiamo benissimo quanto lo stretto di Hormuz impattava sui costi dell’energia. Ci vorrà un po’ di tempo ovviamente a riprendere tutti i flussi. E’ importante - sottolinea - continuare sulla strada fatta anche in Italia per quanto riguarda i costi dell’energia. Ci auguriamo che venerdì questo accordo venga siglato e firmato, perché sicuramente vuol dire comunque ripristinare quella parte del mondo che per noi era importante, che comunque colpisce e tocca tante produzioni, perché sappiamo benissimo che il primo problema per l’Italia è uno dei più importanti, quello dell’energia. Lo dicevamo prima del conflitto al Golfo, figuriamoci dopo».

Orsini auspica lo sblocco rapido delle oltre 4mila concessioni per le rinnovabili ferme per motivi burocratici e ribadisce la richiesta all’Europa di varare un mercato unico dell’energia, settore che in Italia «deve tornare ad essere competenza statale, perché diversamente nessuno accetta di avere impianti nel proprio territorio».

Europa a cui si chiede un cambio passo sulle regole degli Ets («benchmark che abbiamo solo noi e che penalizzano le aziende«), e sull’auto. «Mi piace che le tre principali case automobilistiche europee (Stellantis, Volkswagen, Renault) abbiano scritto all’Unione dicendo di avere un problema. Ci abbiamo messo tre anni, abbiamo regalato quote di mercato alle auto cinesi e stiamo tornando indietro. E’ il nostro ruolo dire che sull’auto abbiamo sbagliato».

e ,

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti